La mappa del tesoro: come lasciare il lavoro che si odia

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La mappa

Il modello societario ci insegna a divenire economicamente adulti. Cresciuti con tale soliloquio mentale, ricerchiamo allora un lavoro, senza tener conto del gradimento che, lo stesso, potrebbe o meno avere nei nostri confronti. Niente paura però. Due professori di Stanford, ci insegnano come definire la situazione tramite una mappa.

La mappa lavorativa come risoluzione dei problemi?

Pare proprio che sia questa l’idea, abilmente costruita da due professori di Standford. Oggi sempre più soggetti sono sottoposti ad ansia da lavoro, a causa di un gradimento di questo, che mai è arrivata. Prescindendo dai tempi che corrono, dall’economia in balia del risentimento frustrante della pandemia o, di crisi in generale, per cercare qualcosa che ci piaccia davvero, è necessario capire ciò che ci aggrada. Al fine di farne un esempio banale, mi rifaccio allo specifico caso di me stessa in questo momento. Sto scrivendo un articolo, la scrittura è la mia vita e, amo quello che faccio. Sebbene abbia mal di testa e, il mio capo mi spinga a riposarmi, non accetto. Non lo faccio perché pecco di superbia, se non che quello che sto facendo, mi incrementa il livello di benessere sostanzialmente. Motivo per cui, il mio capo, saprà che non farò come mi ha detto, ma continuerò a lavorare. In caso contrario invece, si accende un meccanismo opposto. La costrizione di presentarsi in un luogo di lavoro che ci da perfino la nausea, non ci fa esprimere, in termini produttivi nemmeno una sufficienza.


EnPatizzando il momento: la comprensione nella sfera lavorativa


Schematizzare le esigenze

Ed ecco che il metodo dei due professori di Standford, Bill Burnett e Dave Evans, hanno attuato, mettendo di fronte a coloro che cercano di cambiare la propria vita lavorativa, una mappa concettualmente utile ad approfondire le proprie idee e le proprie ricerche concatenate. Per i primi due step, è necessario pensare a qualcosa che ci piace veramente e, scrivere 5/6 cose che riflettono l’argomento scelto. Inizialmente, può sembrare che non esistano collegamenti fra molte parole scelte e l’argomento stesso. Ma assicurano i due magnati, che da questo uscirà di certo una buona connessione per comprendere noi stessi e ciò che abbiamo inconsciamente deciso di fare.

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