La manovra economica tanto attesa del governo legastellato

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Il 27 settembre è stata varata la manovra economica tanto attesa del governo legastellato

O meglio i contorni della manovra.

Il governo ha infatti approvato un aggiornamento del Def, il Documento di Economia e Finanza, che definisce il perimetro entro il quale si muoveranno le entrate e le spese dello Stato nei prossimi anni.

Nel 2019, il disavanzo sarà pari al 2,4% del prodotto interno lordo (pil), contro l’1,6-1,7% che avrebbe voluto il ministro Tria.

Le reazioni dei mercati della finanza, degli speculatori e delle agenzie di rating sono state poco cordiali e per come sostengono i due leader protagonisti di questo Governo, tutta colpa Moscovici e di  Juncke e delle loro paternali ineque.

 

Il DEF riporta molte delle promesse elettorali dei due partiti.

Nel dettaglio:

Reddito di cittadinanza

10 miliardi di euro per coprire le spese necessarie. Si aiuterebbero 6,5 milioni di persone mediante un finanziamento di 780 euro mensili per tre anni.

Nel reddito di cittadinanza vi sono anche le pensioni minime di cittadinanza, che da gennaio dovrebbero essere innalzate a 780 euro.

Ci sono anche i centri per l’impiego da resettare e ricostruire.

Con un calcolo approssimativo, dieci miliardi di euro diviso sei milioni di disoccupati diviso ancora per dodici mesi, dà come risultato 138 euro cadauno. Nel calcolo rimangono fuori i centri per l’impiego e i pensionati.

 

Stop all’aumento dell’Iva

Via la salvaguardia del bilancio, introdotta da Monti nel 2011 e via quindi l’aumento delle imposte sui consumi. Secondo il Governo questa misura dovrebbe portare 0,3 punti di crescita in più all’anno. La misura avrebbe un costo di 12,5 miliardi di euro l’anno.

Flat tax, due aliquote al 15% e al 20%

La flat tax partirà nel 2019 con le piccole imprese e gli artigiani, prevedendo un prelievo fisso al 15% fino a 65 mila euro di fatturato e aiutando così un milione e mezzo di beneficiari.

Sembra invece rinviata l’idea di imporre una seconda aliquota al 20% per i redditi fino a 100mila euro. Per i 40 milioni di soggetti Irpef si prevede un’introduzione graduale della flat tax: vi sarà prima una riduzione da 5 a 3 aliquote, per poi raggiungere una dual tax a fine legislatura, con due aliquote da 23% e da 33%.

Superamento legge Fornero

Sarà sufficiente raggiungere la “quota 100”: l’età anagrafica dovrà cioè sommarsi con gli anni di contributi fino a raggiungere 100. Vi sono però alcune limitazioni: l’età non potrà essere inferiore ai 62 anni e gli anni di contributi dovranno essere almeno 38. Coinvolgerà 400 mila persone, che secondo la maggioranza di governo, dovrebbero far posto nel mondo al numero duplicato di giovani, cioè circa 800 mila.

Pace fiscale

Via anche i  debiti con la pubblica amministrazione. Adesso si dibatte tra la Lega con un milione di euro e i cinque stelle a cinquecentomila. Gli incassi derivanti dalla “pace fiscale”  oscillerebbero tra i 3,5 e i 5 miliardi l’anno. Venti milioni gli italiani che alla fine del 2017 avevano debiti con l’Agenzia delle Entrate.

Fondi per i truffati dalle banche

Fondo da 1,5 miliardi di euro (il “Fondo dei conti dormienti” creato nel 2008) per i risparmiatori truffati dalle banche. I soldi necessari per la misura si recupererebbero sia aumentando il deficit, sia attingendoli da altri fondi che vengono superati, come il reddito di inclusione introdotto dal governo Gentiloni che vale 2,2 miliardi. La misura permetterebbe di risarcire i risparmiatori danneggiati dalle crisi bancarie a causa dell’investimento in titoli emessi dalle banche poste in risoluzione a fine 2015.

 

L’Iter che dovrà seguire il Def  si articola in dieci passi:

  • In Aula di Palazzo Madama il prossimo 10 ottobre

Le Camere sono chiamate ad esprimersi con votazione a maggioranza assoluta.

  • La legge di Bilancio all’Ue entro il 15 ottobre

La Commissione Ue, ha due settimane per rigettarla se riscontrasse violazioni delle regole del Patto di stabilità. Il Parlamento dovrebbe poi ripresentare una nuova bozza entro tre settimane, che deve ripassare al vaglio Ue. Nessun Paese ancora si è visto rigettare la propria legge di bilancio.

  • Il varo della manovra

Dopo l’invio della bozza alla Commissione Ue ci sono 5 giorni di tempo per il varo della legge di Bilancio. ll 20 ottobre, quindi, il Governo presenterà in Parlamento il testo definitivo.

  • Le lettere di richiamo

Bruxelles ha poi 2 settimane di tempo per l’esame del testo, quindi per promuoverlo o bocciarlo. La Commissione può fare anche richiami formali nel momento in cui avesse dubbi sulle coperture o nel caso i numeri si discostassero troppo dagli obiettivi concordati. Tali richiami avvengono, di norma, con lettere indirizzate al ministro dell’economia, responsabile del bilancio.

  • La manovra arriva alla Camera

A inizio novembre entrerà a pieno regime la sessione di bilancio. Quest’anno si partirà dalla Camera a inizio novembre. Normalmente il testo viene approvato dal ramo del Parlamento dove viene depositato per primo, dopo circa un mese dalla presentazione.

  • La pagella di Bruxelles sulla manovra

Entro il 30 novembre la Commissione deve pubblicare il suo giudizio sulla legge di bilancio, che analizza nel dettaglio la situazione dei conti pubblici. Nel giudizio Bruxelles indicherà quale e quanto scostamento ci sarà dagli obiettivi di risanamento concordati e potrebbe indicare la necessità di una ulteriore manovra correttiva per rispettare le regole.

  • Il via libera delle Camere

Durante l’esame parlamentare, il testo può subire modifiche. L’accettazione definitiva deve arrivare entro il 31 dicembre, pena l’avvio dell’esercizio provvisorio.

Hanno dimenticato di finanziare un piano di riassetto del territorio, delle scuole e delle infrastrutture, di cui l’Italia avrebbe in disperato bisogno.

Ora le polemiche si sprecano, soprattutto le tirate d’orecchie dell’Europa poiché è vero che la regola impone che non venga sforato il tetto del 3%, è altrettanto vero che nella determinazione del target sostenibile per i conti di ciascun paese, occorre tenere in considerazione anche il debito pubblico.

L’Italia ha un debito pubblico superiore al 130% del Pil, pari a circa 2.300 miliardi di euro. Una montagna di soldi da ripagare dunque, mentre la Francia ha un debito al di sotto del 100% del Pil ed ha varato una manovra che prevede uno sforamento del 2,9% del Pil.

 

L’Europa all’incontro con Tria reagisce malissimo

e l’Italia reagisce malissimo all’Europa

Il ministro agli affari europei, Savona, paventa addirittura  una “CRESCITA NEL 2019 AL 3%”

In una intervista a Il Fatto Quotidiano, ha valutazioni diverse del collega Giovanni Tria. Quest’ultimo ha infatti parlato di crescita all’1.6% prevista per 2019, e dell’1.7% per l’anno successivo.

«Il governo punta a una crescita del 3% nel 2019 – sostiene – l’anno in corso dovrebbe registrare una crescita reale dell’1,5 per cento»

Quando il movimento 5 stelle era all’opposizione

Erano stati messi nero su bianco 17 milardi “evidenti”  che adesso sembrano essere stati dimenticati.

In dettaglio:

5 miliardi di tagli di spese della Pubblica amministrazione, 2,5 miliardi di spese militari, 2,5 miliardi dall’aumento dei canoni per attività di ricerca sugli idrocarburi, 900 milioni dall’aumento di entrate a carico dei bilanci di banche e assicurazioni, 800 milioni dal taglio di auto blu delle aziende ospedaliere, 700 milioni dalle pensioni d’oro, 600 milioni dalla tassazione del gioco d’azzardo, 600 milioni dall’8 per mille dell’Irpef non destinato, 400 milioni dalla soppressione di enti inutili, 300 milioni dal taglio delle consulenze della Pa, 299 milioni dall’abolizione dei fondi della social card, 140 milioni dall’aumento del canone per i concessionari autostradali, 100 milioni dal taglio delle auto blu, 100 milioni dalla riduzione degli affitti della Pa, 100 milioni dall’Imu alla Chiesa, 62 milioni dai tagli di dotazione degli organi costituzionali, 60 milioni dalla riduzione delle indennità parlamentari, 51 milioni dal taglio dei fondi per l’editoria, 45 milioni dal taglio del finanziamento ai partiti, 40 milioni dal divieto di cumulo delle pensioni, 5 milioni dall’eliminazione del contributo statale per le intercettazioni, 1 miliardo fra tagli delle spese militari, movimenti politici e Banca d’Italia..

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