La lupa e Verga: dipingere la realtà con le parole

Lui sa dipingere la realtà con le parole: la prima volta che ho letto Verga ne sono rimasta impressionata. Rosso Malpelo di certo è un testo che lascia il segno: l’ho constatato in prima persona poiché, nonostante io abbia preso in mano quel racconto almeno tredici anni fa, ancora ho gli effetti di quelle frasi scolpiti nella pelle.

Oggi voglio però soffermarmi su un altro degli scritti del nostro autore, ovvero La Lupa. <<Era alta, magra, aveva soltanto un seno fermo e vigoroso da bruna – e pure non era più giovane – era pallida come se avesse sempre addosso la malaria, e su quel pallore due occhi grandi così, e delle labbra fresche e rosse, che vi mangiavano. Al villaggio la chiamavano la Lupa perché non era sazia giammai – di nulla. >>

Vita nei Campi

La celeberrima frase de La Lupa rimane scolpita nella mente, una volta letta. Questa novella verghiana è tratta da Vita dei campi; la raccolta è composta da otto racconti, scritti fra il 1878 e il 1881, i cui protagonisti sono per lo più personaggi appartenenti alle classi sociali più umili della società siciliana. A questo punto, è normale provare curiosità per i titoli delle opere della raccolta, che indicherò qui di seguito: Fantasticheria, Jeli il pastore, Rosso Malpelo, Cavallerie Rusticana, La lupa, L’amante di Gramigna, Guerra di Santi, Il come il quando e il perché.

La Lupa

Ritornando alla nostra novella, dopo l’immersione completa nella lettura si nota lo sfondo di sensualità animalesca e inquietante, che accompagna la figura femminile della Lupa  <<Le donne si facevano la croce quando la vedevano passare, sola come una cagnaccia, con quell’andare randagio e sospettoso della lupa affamata; ella si spolpava i loro figliuoli e i loro mariti in un batter d’occhio, con le sue labbra rosse, e se li tirava dietro alla gonnella solamente a guardarli con quegli occhi da satanasso, fossero stati davanti all’altare di Santa Agrippina.>>
Si osserva che questa donna porta l’esclusione dalla cerchia chiusa della comunità del paese e viene paragonata e percepita come diabolica.

La trama

Gnà Pina, mai sazia di uomini, fra le ore calde della mietitura, si infatua del Giovane Nanni; questi invece vuol sposare Maricchia, ovvero sua figlia. La Lupa, per realizzare il proprio sogno di seduzione, è disposta persino a dargli la propria figlia in sposa, per poter poi vivere accanto a colui che più le infiamma il desiderio.  Si apre così un vortice di relazioni distorte che porterà Nanni a impazzire, a non riuscir più a rifiutare la donna e a doverla uccidere per porre fine a questa attrazione impropria e consumante. La novella si conclude infatti in una tragedia rurale, dove La lupa, fino all’ultimo, appare in tutta la sua essenza, lasciandosi uccidere da Nanni mentre “se lo mangia con gli occhi”: <<Ammazzatemi, ché non me ne importa; ma senza di te non voglio starci>>.

Andando oltre l’analisi

Al di là di ogni analisi o di ogni critica, qualità che fanno solo da “cortina fumogena” (per citare Perché leggere saggi di Calvino), consiglio vivamente una lettura diretta della novella. Inoltre, vi rimando anche alla visione del bellissimo film omonimo: La lupa del 1996. Questo film ha vinto il premio Gianni di Venanzo come migliore fotografia italiana, è interpretato da Monica Guerritore, per la regia di Gabriele Lavia e come sottofondo ha le musiche composte da Ennio Morricone.

Due parole su Verga

Giovanni Carmelo Verga, nato nel 1840, catanese, è stato uno scrittore, drammaturgo e senatore italiano. A soli sedici anni ha scritto il suo primo romanzo. Crescendo, si è dedicato all’attività letteraria e al giornalismo politico. Nei suoi scritti, si ispirava a letture di testi Francesi o a romanzi storici italiani dal carattere romantico.
Oltre a Catania, Verga ha vissuto anche a Firenze e a Milano.
Grazie alla sua esperienza diretta, ha potuto raccontare in modo così coinvolgente delle pure realtà della Sicilia di quei tempi. Dopotutto, il movimento letterario del Verismo è nato sotto la sua mano, unita a quella di Luigi Capuana.

Il Verismo

Il verismo si ispira al naturalismo ed è nato sotto l’influenza di un clima positivista che vede un’assoluta fiducia nella scienza. Il movimento si è sviluppato a Milano, allora il centro culturale più vivo della penisola. A differenza del naturalismo, in Verga e nei veristi  convive il desiderio di far conoscere al lettore il proprio punto di vista sulla vicenda, pur non svelando le opinioni personali nella scrittura.

https://it.wikipedia.org/wiki/Verismo

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