La locomotiva Tedesca è grippata, e rischia di perdere la leadership in Europa

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La favola tedesca racconta che ,con una popolazione di 82,5 milioni di abitanti la Germania è la nazione più popolata di Europa.

 L’86% della popolazione vive nelle aree urbane.  Tra i principali settori della industria tedesca figurano quello meccanico, quello automobilistico, quello chimico, elletrica, elletrotecnico,le nuove tecologie come medicina biologica e informatica. Le principali entrate fiscali dirette dallo stato sono le imposte sul petrolio, sul tabacco sulle bevande alcoliche e sulle assicurazioni.

La Germania esporta circa ¼ del suo Pil. I quattro settori principali di esportazione sono: l’industria meccanica,elettronica, chimica e automobilistica.

Una macchiana perfetta tanto da essere il traino dell’economia Europea, così definita fino a oggi, ma il vento sta cambiando, in questa Europa che scricchiola il motore tedesco sembra stia grippando e le cause sono diverse ma tutte di estremo impatto. E’ un vero tracollo quello che ha colpito la crescita in Germania , che si preannuncia essere la seconda più bassa dell’Ue dopo L’Italia, il Pil dimezzato allo 0,05%

La flessione registrata è la più marcata dal 2009 ovvero dai tempi della grande crisi e lo stesso ministero tedesco dell’Economia evidenzia che “il ciclo industriale resta orientato al ribasso”.

Cause della crisi tedesca                          

Uno zampino non poteva che non mettercelo sempre lui, l’uomo dei Twitter, il presidente americano Donald Trump, che da tempo si scaglia contro “l’eccessivo export” dell’Ue verso gli Stati Uniti, senza nascondere che il vero obiettivo è Berlino.

È ormai guerra aperta tra Washington e Bruxelles, e l’ultimo capitolo è stato aperto dal tycoon americano sull’occhio di riguardo riservato dall’Unione Europea al suo campione dei cieli e diretto competitor dell’americana Boeing: l’Airbus franco-tedesco (e in via minore partecipato anche da Spagna e UK). Risultato: un’altra minaccia di undici miliardi di dazi che pende sul capo di tutti i Paesi dell’Ue. Dietro c’è l’evidente e interessata strategia americana di rompere l’unità dell’Ue.

Dati settore Automotive

Inoltre è da non sottovalutare la crisi sempre più marcata del settore automotive che non si è più ripreso dal Diselgate oltre questo è da considerare sempre la storia dei Dazi infatti proprio gli Stati Uniti che sono i maggiori importatori di auto hanno minacciato un aumento del 20%.

Consideriamo che nel 2018 solo grazie al ruolo importante giocato dalla domanda interna insieme all’aumento del potere di acquisto delle famiglie dei consumi e degli investimenti la Germania ha evitato una recessione.

Sistema Bancario

Altro elemento preponderante nella crisi tedesca è il sistema bancario, basta leggere i numeri neppure troppo riservati per capire che in Germania le banche si sono fatte male con la finanza tossica, soprattutto con derivati. Le banche non si sostengono riescono a coprire solo la metà dei costi operativi con i profitti derivanti dalle vendite di mutui e prestiti a famiglie e imprese.

Evidenti sono  le difficoltà di Deutsche Bank, banca nata per sostenere l’industria domestica, alle prese però con un ridimensionamento lacrime e sangue che porterà al taglio di ben 18.000 addetti dopo le forti perdite accusate negli ultimi anni.

Rendimenti obbligazionari

Da guardare con molta attenzione I rendimenti obbligazionari tedeschi a 30 anni che sono scesi fino a 11 punti base a -0,15%, riducendo lo spread rispetto a quelli sui titoli a due anni a 71 punti base, il livello più basso dal 2008. La differenza tra i titoli del Tesoro a due e 10 anni è solo otto punti base.
È improbabile che l’appiattimento finisca in questo momento, dato che la BCE potrebbe dover elaborare misure di allentamento alternative per contrastare l’inflazione di stallo, come il controllo della curva dei rendimenti.

In conclusione dopo i dati che abbiamo letto ci auguriamo che la situazione mondiale si possa attenuare soprattutto la questione dazi che mantiene viva la preoccupazione di conseguenze pericolose per l’economia Europea, troppe ancora le questioni che minacciano l’Ue cominciando dall’Italia alla paura di un hard Brexit.

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