La Grecia, su mandato del parlamento, ha chiesto ufficialmente a Berlino il pagamento dei danni provocati dall’occupazione tedesca nel corso della seconda guerra mondiale

In Grecia, nei giorni scorsi, il parlamento ha votato a larga maggioranza, dopo una discussione durata quasi dodici ore, un documento con il quale autorizza il governo guidato da Alexis Tsipras a chiedere ufficialmente alla Germania un risarcimento stimato in 290 miliardi di euro per i crimini perpetrati durante l’occupazione nazista. La richiesta, nella quale si chiede di aprire dei negoziati è stata consegnata ufficialmente nella giornata di ieri (4 giugno) al ministero degli esteri tedesco dall’ambasciatore greco a Berlino. Tsipras, nel chiedere al parlamento ellenico di approvare l’autorizzazione a procedere contro Berlino, ha dichiarato: “la richiesta dei pagamenti del risarcimento è per noi un dovere storico e morale“. Immediata la reazione del governo tedesco che tramite una portavoce ha risposto: “La posizione del governo tedesco non è cambiata. La questione dei risarcimenti tedeschi è regolata in maniera definitiva sia politicamente che giuridicamente”, sottolineando l’indisponibilità di Berlino a trattare sulla questione.

Il parlamento greco ha approvato il documento che autorizza il governo a chiedere i risarcimenti di guerra alla Germania

L’invasione della Grecia e il prestito alla Germania nazista

L’invasione nazista della Grecia avvenne nel 1941, quando Hitler decise di correre in aiuto alle truppe italiane, impegnate da alcuni mesi nella conquista della penisola balcanica. Con l’“Operazione Marita”, le truppe tedesche riuscirono ad occupare la penisola ellenica, e, nonostante il governo di Atene avesse assunto un atteggiamento collaborazionista, dovettero fare i conti con una resistenza molto organizzata. I soldati del Reich iniziarono il ritiro dal paese nel 1944 per andare a rinforzare i contingenti impegnati nella campagna di Russia. Più di 100.000 civili Greci morirono nei combattimenti a difesa della loro nazione e migliaia di cittadini ebrei furono internati nei lager. Proprio durante l’occupazione, il governo di Atene elargì un prestito (che probabilmente gli fu imposto dagli invasori) di più di 470 milioni di marchi dell’epoca, con la garanzia da parte del regime nazista, ribadita anche nel momento della ritirata dal paese, che tale somma sarebbe stata restituita. Ciò non avvenne mai, nonostante negli anni Sessanta il cancelliere Ludwig Erhard rassicurò il governo greco circa la restituzione del prestito che sarebbe avvenuta in seguito alla riunificazione tedesca.

Truppe tedesche ad Atene nel 1941

La questione dei risarcimenti di guerra

Nel dopoguerra, gli sforzi dei paesi occidentali e in particolare degli Stati Uniti, si concentrarono nella ricostruzione dei paesi martoriati dalla guerra con gli aiuti erogati nell’ambito del Piano Marshall, al fine di consentire una ripresa delle economie europee e contrastare l’Unione Sovietica che aveva instaurato governi fantoccio nell’Europa Orientale e costituiva un pericolo a causa del diffondersi dei partiti comunisti. La questione delle riparazioni di guerra venne discussa nel 1953, quando le potenze vincitrici della guerra decisero di congelare i debiti della Germania anche per evitare gli errori commessi con il trattato di Versailles del 1919, che pose fine al primo conflitto mondiale, rivalendosi pesantemente sull’economia e sul popolo tedesco stremato dalla guerra, aprendo la strada al nazismo.

La questione dei risarcimenti venne affrontata l’ultima volta nel 1990, con il “Trattato 2+4”, un accordo firmato a Mosca dai paesi vincitori della guerra e dai due stati tedeschi (Germania est e ovest) che dopo poco tempo si sarebbero riunificati. Durante quell’incontro, Stati uniti, Francia, Gran Bretagna e Urss decisero di rinunciare ai loro crediti verso la Germania, approvando la futura unificazione del paese a patto che la Germania riunificata sottostasse ad alcune limitazioni in ambito militare, tra i quali il divieto di produrre e conservare armi atomiche.

Una foto del vertice di Mosca del 1990

A partire dal 2015, anno in cui si verificò la crisi del debito greco, che portò poi alla Trojka, Tsipras aveva già provato a chiedere alla Germania il pagamento dei danni di guerra, ma il governo tedesco chiuse la porta in faccia ad Atene, rifiutandosi di prendere in considerazione la richiesta supportata anche dal dossier sui crimini e sui danni dell’occupazione nazista appisitamente elaborato da una commissione parlamentare ad hoc istituita qualche anno prima, durante il governo di Antoni Samaras.

La Germania si rifiuta di pagare

Secondo Berlino, che si rifiuta di negoziare con Atene, la questione delle riparazioni sarebbe già stata chiarita con l’adozione del trattato “2+4” del 1990. Inoltre, alle varie richieste greche, il governo tedesco ha più volte sostenuto che, in base ad un accordo del 1960 tra Germania e Grecia, sono già stati versati al governo di Atene 115 milioni di marchi a titolo di risarcimento danni per la guerra e che quindi la questione dei risarcimenti sarebbe chiusa. Il governo Tsipras, non accogliendo le rimostranze tedesche è deciso a continuare la sua battaglia e, la comunicazione ufficiale di ieri al ministero degli esteri tedesco è la prova della determinazione del governo di Atene che, sostenuto dal mandato parlamentare, vuole ottenere i risarcimenti “per un dovere storico e morale” verso il popolo.

La Polonia potrebbe chiedere alla Germania più di 800 miliardi

A seguito dell’iniziativa greca, anche la Polonia, annientata e distrutta dalle truppe naziste ha deciso di alzare la voce con Berlino rivendicando anche in questo caso l’annosa questione del pagamento delle riparazioni. Un portavoce del governo di Varsavia, nella giornata di ieri ha infatti twittato: “La decisione del parlamento greco dimostra che l’internalizzazione del tema risarcimenti di guerra da parte della Germania è realistico”. La Polonia, il paese europeo più devastato durante la guerra, non ricevette mai alcun risarcimento diretto da Berlino in quanto l’Urss, in base ad un accordo del dopoguerra con gli ex alleati, prelevava dalla Germania est alcuni prodotti industriali in conto riparazioni, utilizzandoli poi per il mantenimento del proprio regime. Il governo di Varsavia non ha ancora fatto richieste di indennizzo alla Germania. Secondo una stima, i danni dell’ occupazione tedesca ammonterebbero a più di 700 miliardi di euro, una cifra di tre volte superiore a quella richiesta da Atene.

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki con Angela merkel

Tempi duri quindi per Angela Merkel, che nei prossimi mesi potrebbe trovarsi a dover trattare con la Grecia e forse anche con la Polonia, con conseguenze che potrebbero mettere in crisi il già precario equilibrio fra gli stati dell’Unione Europea.

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