La giornalista Anna Frank: il sogno è realtà

Attraverso Anna Frank

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L’arte, è da sempre uno dei mezzi di comunicazione più efficaci che l’essere umano abbia a disposizione. Attraverso l’espressione artistica, ci è consentito esprimere l’ineffabile, di arrivare a mete più o meno fisiche, apparentemente irraggiungibili.
E’ inoltre noto che l’arte non possegga un’unica forma, bensì molteplici, quasi infinite. Pittura, musica, disegno, scultura, cucito, cucina, make up art, scrittura. Sono solo alcune delle sfumature artistiche che tutti noi conosciamo.

L’ultima citata, è sovente conosciuta per il suo potere fatato. Molte volte, la penna si trasforma in una vera bacchetta magica. Non è però semplicemente agitandola, che essa compie l’incantesimo. E’ necessario impugnarla, e appoggiarla su un foglio bianco.
La penna, di frequente, diventa nostra amica in fasi particolarmente tragiche della vita, rappresentando dunque un’ancora di salvezza. E’ questo il caso di una ragazza, famosa per aver tentato di esaudire un sogno nonostante le avversità della vita: la giornalista Anna Frank.

La giornalista Anna Frank: non “una dei tanti”

Forse potrebbe sembrare strano che il titolo di questo articolo menzioni “la giornalista Anna Frank”, senza alcun termine che definisca la ragazzina per come comunemente la si conosce. Di fatti, sono parecchi i libri e i film che ci raccontano la sua storia, o quella delle altre persone che hanno vissuto la tragedia della shoah. Il fine di quest’ultimi, è comunemente la memoria. Ciò è di fondamentale importanza, poiché quando si parla di olocausto, si fa riferimento a una delle pagine più disumane della storia. E’ dunque necessario ricordarla, farla nostra, raccontarla. Affinché non cada mai nell’oblio, e perché una tragedia simile non si verifichi mai più.

la giornalista Anna Frank shoah

Il punto è che spesso ci si concentra sulla sorte di questi individui, tralasciando il fatto che anch’essi sono state persone. Soggetti con un nome e un cognome. Con sentimenti, emozioni, preoccupazioni, opinioni, speranze, sogni, aspirazioni. Aventi persone care, magari delle quali prendersi cura.

Chi ha vissuto la tragedia della shoah, non è semplicemente colui e colei che è stato discriminato, maltrattato e condotto in un campo di concentramento. Era un essere umano, proprio come noi. Ecco perché oggi non parleremo di Anna Frank come la ragazza deceduta durante la seconda guerra mondiale. Oggi ci riferiremo a lei come giornalista, poiché questo era il suo sogno. E, probabilmente, se ella fosse ancora in vita, si sarebbe trasformato in realtà.

Un sogno a metà?

Abbiamo appena affermato che quello di Anna Frank, può considerarsi un sogno irrealizzato. Ella infatti, avrebbe voluto diventare una giornalista famosa. Ad averla ostacolata, la terribile sorte alla quale non ha avuto modo di sfuggire.
E’ però un dato di fatto, che il suo famoso diario è diventato celebre in tutto il mondo. Questo grazie a suo padre, Otto Frank. Egli, sopravvissuto all’olocausto, ha deciso di rendere pubblico il diario della figlia. L’uomo conosceva bene il grande sogno di Anna, e ha voluto che esso diventasse realtà.

Quindi sì, è vero, Anna Frank non è più in vita. Non lo è stata abbastanza a lungo per realizzarsi; ma, nonostante la sua assenza fisica, una parte di lei ha continuato a vivere. E non si tratta di una parte qualsiasi, bensì del suo grande sogno. Ecco perché, ella è comunque diventata la giornalista Anna Frank.

la giornalista Anna Frank sorriso

La giornalista Anna Frank: attraverso i suoi occhi

“La carta è più paziente degli uomini”. Sono queste le prime parole del diario di Anna Frank. Questo incipit, ci spinge a riflettere su come l’arte, e in particolare la scrittura in questo caso, rappresenti una via di fuga dalla realtà. Una specie di porto sicuro nel bel mezzo della tempesta. Ed è proprio questo il primo significato che la scrittura assume per la ragazza. In primo luogo, possiamo dedurre ciò, dalla totale onesta con la quale ella si esprime.

Anna, descrive la sua vita nei minimi dettagli. Si cura di non tralasciare mai le sue sensazioni e opinioni, e di contestualizzarle in maniera consona, raccontando di ciò che la circonda. Il suo diario non è fine a se stesso. Esso è indirizzato a Kitty, l’amica immaginaria dell’autrice.


“Da domani sarò triste”: così venne scritto a Varsavia


Kitty, rappresenta l’amica fidata alla quale si è soliti raccontare tutto. E non solo. Come in ogni rapporto di amicizia che si rispetti, tra lei e Anna vi è rispetto, fiducia e protezione incondizionati. La giornalista Anna racconta a cuore aperto ciò che le succede. Lo fa esternando le sue emozioni, e spesso la sua frustrazione. Non di rado, ella assume il tipico atteggiamento della persona che sta affrontando una situazione difficile, ma che comunque non vuole far ricadere il peso di quest’ultima sugli altri. Ecco perché, sovente, Anna descrive la situazione della guerra ritenendosi privilegiata, poiché apparentemente al sicuro. La tredicenne, sente il peso della prigionia che sta vivendo, e di conseguenza il desiderio di una vita tranquilla e spensierata. Ciò nonostante, è ben conscia dello scenario dell’epoca, e si ritiene fortunata di ritrovarsi in quella casa protetta.

la giornalista Anna Frank stanza

Scrivere per vivere

Dobbiamo tenere a mente che il diario di Anna Frank, era per l’autrice un diario segreto. Perciò, ella non aveva una vera intenzione di pubblicarlo. Questo è sicuramente un fattore che ha senz’altro influenzato il suo lavoro. Tuttavia, si dice che la scrittura sia lo specchio dell’anima. Dunque, la Anna del futuro avrebbe considerato i suoi lettori come tanti piccoli Kitty.

Naturalmente, avrebbe celato qualche aspetto intimo della sua vita privata. Ad ogni modo, l’autrice avrebbe dato particolare importanza alla sensibilizzazione del suo pubblico, coinvolgendolo nella realtà e intimandolo a riflettere su quest’ultima.
Essendo la scrittura la sua ancora di salvezza, ella l’avrebbe porta ai suoi lettori, in modo che un numero ingente di persone vi si aggrappasse.
La giornalista Anna Frank, grazie a penna e calamaio ha sperato nella vita con la V maiuscola, senza accontentarsi di sopravvivere.