La forza delle onde per produrre energia

In Australia la realizzazione di impianti capaci di convertire in elettricità la forza delle onde potrebbe segnare la svolta per il paese.

0
301
onde

In Australia si sta cominciando a sperimentare un nuovo modo di produrre energia pulita: la forza delle onde dell’oceano può essere convertita in energia elettrica.

La Mako Energy, con sede a Sidney, ha costruito delle enormi turbine in grado di convertire in energia elettrica il moto ondoso e il flusso d’acqua del mare.

Una di queste turbine, con un diametro che varia dai 2 ai 4 metri, con un flusso d’acqua lento riesce ad alimentare il sistema elettrico di 20 case. Dunque basta poco per immaginare il potenziale di una simile tecnologia una volta applicata al movimento continuo delle onde e delle correnti marine.

Onde invece del carbone?

Questa tecnologia potrebbe essere facilmente applicata a tutte quelle comunità isolate, resort marini o isole che hanno questo tipo di fonte energetica a portata di mano.

L’Australia, inoltre, oggi ricava gran parte dell’energia dalla combustione del carbone (abbondante e con costi molto bassi per il suo recupero ed impiego).

Avere un altra alternativa così accessibile, e soprattutto più “pulita“, è molto importante.

Nel continente si è già vista una maggiore quantità di energia proveniente da fonti rinnovabili come sole e vento. Ma mentre quest’ultime possono venir meno in certe condizioni, come durante giornate nuvolose o prive di vento, il movimento dell’acqua marina è sempre presente.

L’obbiettivo della maggiore accessibilità

Le turbine in questione costano attualmente tra i 20.000 e i 70.000 dollari.

L’obbiettivo della Mako energy è quello di diminuirne i costi per poter rendere questi impianti accessibili a molte più persone.

Inoltre l’idea principale è quella di diminuire sempre più la dipendenza dal carbone come fonte di energia per passare ad altre alternative più green.

A questo punto sembra fuori discussione l’immenso potenziale di tale tecnologia.

Resta solamente da capire, in quanto non esistono ancora ricerche in merito, l‘impatto sugli ambienti marini che potrebbero avere queste installazioni.

Leggi anche: Nel frattempo, in Australia, qualcuno pianta i coralli

Commenti