Siamo quasi alle porte degli Esami di Stato 2019 e, già da qualche mese, il Miur (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) ha svelato le tracce della prima prova. Fra queste la traccia di attualità sulla fragilità e sulla debolezza, temi non solo sempre attuali, appunto, ma soprattutto fondamentali. La fragilità, infatti, appartiene ai giovani più di ogni altra cosa, ancor di più a tutti quei ragazzi che presto inizieranno ad affacciarsi sul proprio futuro.

Viviamo purtroppo in una società che costantemente inganna, facendoci credere che si debba vivere per “accontentare gli altri”. Non vi è un vero contatto con il mondo, la maggior parte dei ragazzi vivono la vita dietro uno schermo, fingendo di essere diversi da quello che sono realmente.

L’uomo di vetro. La forza della fragilità

La traccia di maturità si apre con un brano tratto da “L’uomo di vetro. La forza della fragilità” dello psichiatra Vittorino Andreoli. Secondo Andreoli bisogna fare tesoro della fragilità, senza vergognarsene. La sua opera tratta ogni volto della fragilità nelle varie fasi della vita: la fragilità del bambino attraverso la tenerezza; la fragilità del ragazzo attraverso la crisi del corpo in continuo cambiamento; la fragilità dell’adulto attraverso il ruolo che occupa nella società e attraverso la costruzione di una famiglia e, per ultima, la fragilità della vecchiaia attraverso la paura della morte. Insomma, un uomo che per tutta la vita è fragile come il vetro, come lo stesso titolo dell’opera ci suggerisce e che, proprio come il vetro, ha la paura costante di frantumarsi.

Il dolore che salva

Andreoli però non ci dà una chiave di lettura negativa, tutt’altro: se è vero che il vetro è fragile, è anche vero che la sua trasparenza ci dà la possibilità di guardare oltre. Così come la fragilità per l’uomo: è la chiave per poter guardare al cuore. Andreoli racconta inoltre che la fonte della fragilità e della debolezza è il dolore: <<Il dolore è la fonte prima della fragilità poiché ti rompe e ti senti frantumato, incapace di attaccare insieme i pezzi che vedi in te, anzi, sei un cumulo di frammenti, di granelli di sabbia che dovrebbero unirsi e disegnare, scolpire un uomo>>. Nessuno dovrebbe scappare davanti al dolore, ma piuttosto viverlo e in esso riuscire a scoprirci fragili perché, proprio la fragilità, ci rende paradossalmente forti.

Scrive ancora Andreoli:  <<La fragilità è un valore umano. Non sono affatto le dimostrazioni di forza a farci crescere, ma le nostre mille fragilità: tracce sincere della nostra umanità, che di volta in volta ci aiutano nell’affrontare le difficoltà, nel rispondere alle esigenze degli altri con partecipazione.
La fragilità è come uno scudo che ci difende dalle calamità, quello che di solito consideriamo un difetto è invece la virtuosa attitudine che ci consente di stabilire un rapporto di empatia con chi ci è vicino. Il fragile è l’uomo per eccellenza, perché considera gli altri, suoi pari e non, potenziali vittime, perché laddove la forza impone, respinge e reprime, la fragilità accoglie, incoraggia e comprende
>>.

La fragilità ci rende vivi

Donare la propria fragilità e accogliere la fragilità dell’altro ci rende vivi. Nessuna persona, né tanto meno un giovane, dovrebbe sottrarsi alla propria fragilità. È davvero triste assistere con frequenza ad atti di bullismo che, spesso, portano ad esiti drammatici. Per questo è importante che nelle scuole si parli sempre della bellezza della fragilità che risiede in ogni persona, per abituare i ragazzi ad apprezzare le proprie debolezze, ad amarle e accettarle, affinché si possono accettare le fragilità dell’altro.

Il Miur ha fatto centro: prima di ogni altra bellezza – artistica, culturale o letterale – nelle scuole si dovrebbe insegnare la straordinaria bellezza che ogni singolo ragazzo custodisce per riuscire a tirarla fuori, perché è proprio così che si imparava a vivere davvero.

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