La filiera auto Made in Italy punta sulle nozze Fca-Psa

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Il Made in Italy risente della crisi sanitaria. La filiera auto non fa eccezioni: ma un aiuto potrebbe arrivare dall’incremento dell’elettrico.

Filiera auto Made in Italy: qual è lo stato delle cose?

Già nel 2019 la filiera della componentistica auto aveva iniziato a rallentare. Il fatturato era sceso del 3,9 in Italia e del 4,8 nel solo Piemonte. La pandemia ha dato il colpo di grazia ad un settore già in forte difficoltà: in calo i ricavi, gli ordinativi e l’occupazione. Eppure, spesso è proprio nei momenti peggiori che iniziano i cambiamenti. Questa l’opinione dell’Osservatorio sulla Componentistica Auto Italiana. L’indagine è a cura della Camera di Commercio di Torino, dell’Anfia e del Center for Automotive and Mobility Innovation (CAMI) e del Dipartimento di Management dell’Università Cà Foscari di Venezia.

I dati parlano chiaro

A fronte di questi dati, il 73% delle aziende attende con ansia la fusione tra Fiat Chrysler Automobiles (FCA) e Peugeot (PSA). Le potenzialità sono invitanti: potrebbero aumentare i volumi di fornitura grazie alle piattaforme comuni, secondo il 51%. Secondo il 25% è un dato positivo la semplice presenza di un nuovo gruppo sui mercati. Il 23% ritiene che potrebbe dare nuovo impulso alle collaborazioni tra imprese della fornitura. Naturalmente non mancano le perplessità. Il timore del 59% delle aziende è per lo spostamento del potere decisionale verso l’estero; quello del 32% ritiene plausibile una riduzione della fornitura in Italia. In tutti i casi, su una cosa tutte le aziende sono concordi: sulla necessità di volgere l’attenzione al mercato ibrido e elettrico. Già il 29,5% punta decisamente sui veicoli ibridi ed elettrici, anche affiancandoli ai più classici benzina, diesel e metano.

Innovazione e incertezza

La crisi non fa che velocizzare un processo di ristrutturazione e revisione della filiera automotive italiana, settore in cui il Piemonte continua ad essere protagonista con oltre il 33% delle aziende e il 38% del fatturato nazionale” ha affermato Dario Gallina, presidente della Camera di Commercio di Torino. “La componentistica è ancora più di prima chiamata a reagire a questa fase di incertezza rimodulando l’offerta e puntando sugli investimenti in ricerca e sviluppo. Questo non senza l’indispensabile contributo di un piano strategico nazionale per il rilancio del settore” ha spiegato invece Marco Stella, presidente del Gruppo Componenti Anfia.

La filiera

La filiera italiana si trova a fronteggiare due fonti di incertezza. La prima, molto contingente, riguarda i tempi e la misura della ripresa della domanda e della produzione di auto in Europa e nei principali mercati di sbocco. La seconda è legata alle scelte di Stellantis, che presenta indubbie sovrapposizioni in Europa tra attività di progettazione, produzione, e composizione della filiera” le parole di Francesco Zirpoli, direttore scientifico del Cami all’Università Cà Foscari di Venezia.

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