La felicità del cactus di Sarah Haywood

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La protagonista di un romanzo di successo ha una vita invidiabile, ma usa le spine per tenere lontane le relazioni profonde. A vivere come lei, oggi, tante “eterne ragazze”.
Vera libertà o paura?

Susan ha 45 anni, è in perfetta forma, ha un ottimo lavoro, un appartamento in centro a Londra e un uomo che la porta a party esclusivi. Eppure più la conosciamo e meno la invidiamo. Nella sua vita iperpianificata, i rapporti affettivi sono ridotti al minimo: vive solitaria come le piante grasse di cui ama circondarsi e se qualcuno prova ad avvicinarsi, lo punge.
Questo è il ritratto del personaggio di uno dei romanzi più letti dell’estate, La felicità del cactus (edizioni Feltrinelli), dell’esordiente inglese Sarah Haywood.

Secondo gli ultimi dati, sono oltre 8 milioni gli italiani che vivono da soli, 32 milioni negli USA e oltreoceano si moltiplicano gli esperti che elogiano i vantaggi di questo stile di vita. Affermano che essere “single nel cuore” rende psicologicamente più forti, sereni e meno nevrotici; ma davvero si può essere felici vivendo da cactus? Lo abbiamo chiesto all’Autrice del romanzo.
Come nasce il personaggio di Susan?
“Dall’osservazione della nostra società. Oggi la maggioranza delle donne lavora e deve destreggiarsi tra responsabilità professionali e domestiche. Questo porta spesso a vivere come “isole”; alcune sono così concentrate sull’eliminare qualsiasi fattore che possa sconvolgere la routine, da dimenticare ciò che può renderle felici. E poi ci sono i social media: da un lato, ci permettono di rimanere in contatto con amici lontani o conoscere persone; dall’altro possono spingerci a isolarci in un mondo virtuale idealizzato, trascurando i rapporti reali”.
Pro e contro del vivere da cactus?
“Il principale vantaggio è l’indipendenza: se contiamo solo su noi stessi, abbiamo un maggiore controllo sul nostro destino e limitiamo l’ingerenza altrui sulle nostre scelte. A mio giudizio, però, gli svantaggi superano i benefici. Oltre all’isolamento e alla carenza di supporto, vivere così può scatenare problemi di ansia o di esaurimento psicofisico, vista la quantità di energia necessaria per tenere tutto sotto controllo. La vita si nutre di cambiamento, di crescita, per sperimentarli bisogna correre dei rischi”.
Quando è il momento di cambiare?
“Spesso è il destino a deciderlo. Eventi imprevisti e fuori controllo possono costringerci a fare nuove esperienze. Proprio come avviene a Susan: la morte della madre le fa capire che ha bisogno dell’aiuto degli altri. Altre volte il campanello suona dentro di noi. Anche se alcuni cactus sembrano felici, per la maggior parte arriva un momento in cui la vita appare banale e senza gioia, ci si sente soli e diversi; è l’ora di cambiare. Lo slogan del mio libro è: “Non è mai troppo tardi per fiorire”. Ed è ciò che penso: non si è mai troppo vecchi per nuove sfide. Io l’ho provato: ho iniziato a scrivere a 40 anni terrorizzata…ma ne è valsa la pena!”.
Come si può fare?
“Seguendo il consiglio che Kate, la vicina di casa di Susan, dà alla protagonista del romanzo: “Smettila di dire di no e inizia a dire si, ogni tanto.” Qual’è la cosa peggiore che può accadere? Un pò d’imbarazzo. Il meglio? Fai nuove esperienze e ti diverti”.

 

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