La Farnesina convoca ambasciatore cinese a Roma

Per la prima volta dal 1989, l'Europa prende sanzioni contro la Cina, contro le persecuzioni degli uiguri.

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Convocato l’ambasciatore cinese a Roma: per la prima volta da almeno due anni l’Italia si è allineata ad altri paesi europei, tra cui Francia, Germania e Belgio, e ha convocato l’ambasciatore cinese in segno di protesta contro le sanzioni imposte dalla Cina a parlamentari, ricercatori e istituzioni dell’Unione europea. Ma vediamo insieme di che cosa si tratta.

Qual è il motivo?

Bruxelles ha deciso di vietare il viaggio di quattro funzionari cinesi, nonché il congelamento dei beni finanziari, la causa? La persecuzione che Pechino sta permettendo verso gli uiguri, una piccola minoranza musulmana che vive nella Cina occidentale. Molti uiguri sono reclusi nei campi di lavoro. Immediatamente, la Cina ha reagito, vietando a sua volta l’ingresso nel suo territorio a diverse personalità, tra cui il filosofo Raphaël Glucksmann, eurodeputato francese.


Sanzioni Cina: non accadeva dal massacro di piazza Tienanmen


Un gesto simbolico forte

È la prima volta dal massacro di Tian’anmen che l’Europa adotta misure del genere, per quanto simboliche. Azioni intraprese congiuntamente con Stati Uniti e Regno Unito. È un fronte occidentale che si forma contro Pechino. Molto diverso dalla “guerra” alla Cina ai tempi di Trump: all’epoca c’erano due differenze. In primis, si trattava solo di questioni commerciali, e l’Europa non si è mai unita, perché anch’essa è stata vittima delle divagazioni di Trump. 

La domanda è: i paesi europei continueranno con la “lotta” contro Pechino?

Partiamo dal primo punto, la Cina offre denaro, in particolare ai paesi del sud come Italia, Grecia e Portogallo, che beneficiano dei suoi investimenti in infrastrutture. Xi-Jinping è stato ospite in Italia per concludere definitivamente a Roma il suo grande progetto “Le Vie della Seta”. L’Italia è l’unico Paese del G7 ad aver firmato un protocollo d’intesa con la Cina su questo tema. Quindi, i leader cinesi hanno creato un cosiddetto “forum 16 + 1”, che li associa ai paesi dell’ex Europa orientale, compresi quelli che sono membri dell’Ue. Infine, Pechino è ancora molto abile nell’affermare i punti di forza commerciali del suo mercato interno. Per i produttori francesi di beni di lusso, o per quelli dell’industria automobilistica tedesca, la Cina è considerato un mercato strategico. Un gruppo come Volkswagen genera quasi il 40% delle sue vendite lì. In altre parole, non sarà facile far prevalere la politica sul portafoglio.


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