La differenza tra quota 100 e quota 41: perdite e guadagni

Confronto tra pensioni: quota 100 non verrà rinnovata e si cercano delle soluzioni, una di queste potrebbe essere quota 41

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confronto tra pensioni

Il Governo ha confermato che dopo la sua scadenza quota 100 non sarà rinnovata. Dal primo gennaio 2021 si dovrà quindi trovare un valido sostituto. Ci sono diversi motivi dietro al blocco di quota 100. Sicuramente uno di questi è il prezzo, la riforma pensionistica pesa molto sulle casse dello stato. In secondo luogo, la neo-nata misura pensionistica va a penalizzare le donne e coloro che hanno avuto una carriera discontinua. Ora è quindi necessario fare un confronto tra pensioni, per capire quale misura potrebbe essere la più adatta. In molti temono il ritorno della riforma Fornero (che ricordiamo, non è mai stata abolita). Ci sono diverse possibilità che potrebbero andare a sostituire quota 100, tra queste, quota 41.

Confronto tra pensioni: Cos’è quota 41?

L’idea alla base di quota 41 è quella di ridurre i requisiti necessario per l’accesso alla pensione anticipata. Quindi, con 41 anni di contributi si può andare in pensione, a prescindere dall’età anagrafica. Oggi la quota 41 è riservata soltanto ai lavoratori precoci. Tuttavia, il governo sembra essere intenzionato ad estenderla anche ai lavoratori fragili, a quelli considerati non idonei e infine, alle persone impegnate nei settori a maggior rischio coronavirus. In ogni caso, questa misura è stata rimandata al 2022 e non al 2021.

Una nuova pensione anticipata

Nonostante sia stata chiamata quota 41, non andrebbe a costituire una pensione a quote, bensì sostituirebbe la pensione anticipata della legge Fornero. Questa misura, richiede attualmente 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne e 42 anni e 10 mesi per gli uomini. In questo caso, con quota 41 sarebbe uguale sia per gli uomini che per le donne. Tramite questa misura si potrebbe porre un limite all’aumento continuo dell’età pensionabile. Quello che succede spesso infatti, è che si aumentino i contributi richiesti per andare in pensione, non permettendo mai l’uscita anticipata. In questo caso, quota 41 potrebbe essere una via d’uscita, dato che impone un limite fisso di contributi richiesti per il pensionamento.

Confronto tra pensioni: con quale sistema si va in pensione prima?

In generale, se la quota 41 non sarà estesa a più categorie, usufruiranno dell’uscita anticipata coloro che hanno iniziato a versare i contributi dai 22 ai massimo 25 anni. Per i nati tra il 1956 e il 1960, la nuova misura non avrà alcun effetto, a meno che non abbiano iniziato a lavorare in età adolescenziale. La pensione può essere anticipata di 1 anno e 10 mesi per i nati nel 1960/61. Per comprendere questo meccanismo, immaginiamo un cittadino nati nel 1960 e che ha iniziato a lavorare a 22 anni (1982). Con 41 anni di contributi, andrebbe in pensione nel 2023, 1 anno e 10 mesi prima rispetto alla pensione anticipata. Risparmierebbe anche 4 anni rispetto alla pensione di vecchiaia, che sarebbe datata 2027.

Taglio all’assegno mensile

A fronte dell’uscita anticipata rispetto alla normale pensione di vecchiaia, naturalmente ci sarebbero dei tagli mensili sulla pensione. Questi tagli vanno dal 7% per i nati nel 1964, all‘8% per i nati nel 1966/68. Infine, il 9% per coloro che sono del 1970/80 e del 10% per i nati negli anni ’90.