“La difesa della razza”, 5 agosto 1938

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La difesa della razza

La difesa della razza” fu una rivista dell’Italia fascista, il cui primo numero vide la luce esattamente 82 anni fa, il 5 agosto del 1938.

La rivista era sostenitrice della politica razzista propugnata dal regime. Decretava, cioè, le linee guida seguite dal razzismo fascista. Diretta da Tesio Interlandi, vantava le firme di numerosi politici, studiosi e scienziati. In particolar modo, tra esse, compariva anche la firma di Giorgio Almirante. Si trattava di personalità unitamente a favore del “Manifesto della razza”.

Il razzismo di cui la rivista parla è quello di “tipo biologico”. In altri termini, l’umanità si concepiva come suddivisa in gruppi. Vi era una precisa una scala gerarchica tale per cui esistevano razze superiori e razze inferiori.

Questi principi, trovavano sostegno ed autorevolezza grazie al contributo pseudo-scientifico di scienziati italiani dell’epoca.

Principi fondamentali della rivista

1938. Siamo nel periodo in cui assistiamo allo sviluppo delle ideologie naziste e fasciste, al principio dell’odio razziale ed all’aprirsi di una delle più oscure pagine della nostra storia.

L’uomo che appartiene a una razza creatrice di una grande civiltà, ha in sé stesso, nel proprio plasma e nel proprio germe, dei tesori immensi. Questi tesori mancano e mancheranno sempre a uomini di alta razza, anche se per ragioni contingenti parlassero la stessa lingua, professassero la stessa religione ed avessero la stessa nazionalità“. Con queste parole, Guido Landra (assistente alla cattedra di antropologia all’Università di Roma), descrive la base di quel criterio definito “naturalistico”. In virtù di esso gli uomini si distinguerebbero tra loro all’interno dell’umanità.

Il principale oggetto contro cui si scagliava “La difesa della razza” era l’inferiorità degli ebrei e delle popolazioni africane, “i neri”. Ancor prima di aprire la rivista, contemplando dunque la copertina, si evince, tramite la forza dell’immagine ivi riportata, il germe dell’odio razziale.

Tre figure, una dietro l’altra mostrano come, già a partire dalle caratteristiche estetiche si possa distinguere chi è superiore e chi inferiore. Una rappresentazione basata su stereotipi, inculcati al fine di influenzare ed educare il lettore al razzismo.

Leggere adesso, con il senno di poi, i contenuti riportati dalla rivista fa un certo effetto.

La convinzione dell’esistenza di una superiorità biologica della razza ha infatti condotto, poco dopo, ad uno tra i più aberranti crimini contro l’umanità. Pensare che, tutto questo, faccia parte della storia recente, risalente al secolo scorso, desta preoccupazione.

Lo scopo de “La Difesa della Razza”

La rivista riscosse sin da subito un grande successo. Le copie di ogni numero venivano letteralmente prese d’assalto. Infatti, gli italiani, secondo la rivista, appartenevano alla pura razza ariana. Facevano parte della cerchia di uomini considerati superiori.

Assodato tale principio, era importante che gli italiani, consapevoli della propria superiorità, si impegnassero a preservarla. Le parole, incisive, della rivista, esortavano a non unirsi a persone appartenenti ad una categoria “inferiore”.

I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli italiani non devono essere alterati in nessun modo. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee“.

In altri termini, bisognava evitare, ad ogni costo, la contaminazione della razza. A partire da questo concetto, la rivista, godendo di credibilità sul piano politico e scientifico, spingeva all’odio razziale i suoi lettori.

Ma in che modo, con quali espedienti, si fomentava questo odio?

Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia […]“.

Implicitamente, ma nemmeno troppo, si delinea un profilo per cui l’ebreo, in questo caso, si pone in cattiva luce. È un nemico, un intruso da cui guardarsi le spalle.

È tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico […]. Questo vuol dire elevare l’italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità“.

Influenza della rivista sulla Legge

Come spesso accade, nell’ambito dei regimi dittatoriali, l’ideologia influisce pesantemente sulla legislazione.

Anzi, si potrebbe dire che la legge si giustifichi mediante la diffusione dell’ideologia, la quale influenza la massa. Pertanto diviene opinione popolare, condivisa, adatta a promuovere la promulgazione di relativi provvedimenti.

In effetti, così fu. Gli ebrei iniziarono ad essere sempre più esclusi dalla vita pubblica, sociale e politica. Poco a poco si videro privati dei loro diritti, della possibilità di prender parte ad attività ed eventi. La scuola chiuse le sue porte ai bambini ebrei, così come i genitori perdevano il proprio posto di lavoro, a causa della loro “razza”.

Oltre agli ebrei, che costituivano il gruppo più cospicuo contro cui scagliarsi, vi erano altre minoranze che seguirono la medesima sorte. I neri, gli zingari, gli omosessuali. Insomma, coloro che non rispondevano ai caratteri ed ai dettami imposti dalla rivista. Tutti coloro che non rientravano nella “razza ariana”.

Razzismo di ieri e razzismo di oggi

L’odio verso il diverso è il principio comune ad ogni genere di razzismo. Il filo conduttore che lega l’odio di ieri con quello di oggi.

Esisterà sempre il diverso, l’inferiore che costituisce un pericolo per la società. Come tale va espulso, allontanato. L’odio raziale si nutre dei pregiudizi e della tendenza a ricercare un alibi nel capro espiatorio.

Ad oggi, seppur mascherato sotto altre spoglie, il razzismo non abbandona la società.

Non si distingue infatti, il singolo caso, da persona a persona. Si tende ad applicare un’etichetta, che definisce genericamente un’intera categoria. Si evita di concepire che all’interno di un gruppo possano esistere milioni di sfumature, perché è più comodo “fare di tutta l’erba un fascio”.

Ricordare l’anniversario di nascita de “La difesa della razza” è importante. Non bisogna abbassare la guardia su questi aspetti che, per quanto appaiano latenti, la storia ci insegna che non sono da sottovalutare.

Inizialmente, infatti, il contenuto della rivista, esponeva una teoria. Come in tutti i casi vi era chi la condivideva, chi invece no. In un secondo momento l’ideologia passa ad influenzare la legge, alimentata dal fervore popolare. È così che oggi, possiamo parlare di Olocausto e Shoah.

Nell’auspicio che non si ripeta, è bene fermarsi a riflettere su questi precedenti storici, per fermarsi in tempo.

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