La didattica a distanza e il lockdown secondo i bambini

Ecco le esperienze di Filippo, Giacomo e Luca.

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Nessuno si lascerà facilmente alle spalle questo 2020. Tutti noi, ci siamo ritrovati ad affrontare una situazione al limite dell’immaginabile. Tra tutti i pronostici per il futuro, chi si sarebbe mai aspettato di vivere una pandemia globale? Eppure così è stato. E purtroppo, nessuno di noi può ancora abbassare la guardia.
Tornando a pochi mesi fa, durante la quarantena, le nostre vite sono state sconvolte. Trascorre intere giornate rinchiusi in casa, ritrovarsi limitati per gli spostamenti inevitabili, e impauriti all’idea di ammalarsi o far ammalare i nostri cari. Ciò ha sicuramente avuto un impatto non da poco su tutti noi.
Ciò vale a maggior ragione per bambini e ragazzi, che, oltre che col lockdown, si sono ritrovati a fare i conti con la didattica a distanza.
Oggi, Filippo, Giacomo e Luca ci racconteranno le loro esperienze.

La didattica a distanza e il lockdown secondo Filippo

Filippo è un bambino di otto anni. Ha dunque terminato la seconda elementare.

<<Quello della quarantena è stato un periodo molto strano. Da una parte è stato come essere in vacanza, dall’altra mi è mancato passare il tempo con i miei amici e non poter fare sport>>.

Una visione decisamente sincera di ciò che può essere il vissuto di un bambino. E’ chiaro che assentarsi da scuola, in genere dà una sensazione di allegria. Il fatto di non doversi alzare presto al mattino e di poter restare a casa tutto il giorno a giocare, sono visti da un bimbo come lati positivi. Tuttavia, quando si tratta di periodi prolungati, le opinioni e le sensazioni cominciano a modificarsi.

<<Sapevo che tutti noi restavamo a casa perché tante persone fuori stavano male e noi rischiavamo a nostra volta di ammalarci, e questo mi rendeva triste>>.

Da queste parole si evince come un bambino abbia compreso la situazione al pari di un adulto. O forse, anche in maniera più chiara rispetto ad alcune persone ben più grandi di lui.
Nonostante Filippo avesse i primi tempi preso il periodo di lockdown come una sorta di vacanza, una volta compresa a fondo la situazione, ha cominciato a vedere il tutto in maniera differente. E’ inoltre da notare come la preoccupazione di contrarre il Covid-19, nonché quella per le persone già colpite, abbia reso la sua permanenza a casa in parte triste. Quando si parla di emozioni, si sa: i bambini sono sempre più sinceri rispetto agli adulti, nell’esprimerle.

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Giacomo si racconta

Giacomo ha quasi sette anni. Ha portato a termine la prima elementare.

<<E’ stato un po’ come vivere una vacanza. Ho passato tanto tempo con la mamma, il babbo e mio fratello. Adesso che siamo a settembre non ho voglia di ricominciare ad andare a scuola, sarà dura riabituarsi ad alzarsi presto tutte le mattine>>.

Ecco che ritorna la sensazione di vacanza. Tuttavia, questa volta sembra intravedersi tra le parole del bambino una visione più spensierata di ciò che è stato. Spensierata fino al punto di non desiderare più di tornare a scuola. In fondo, se da una parte il lockdown ha creato una serie di problematiche anche ai bambini, dall’altra ha donato loro l’illusione della vacanza. E di certo, esentarsi temporaneamente dalla fatica di alzarsi presto al mattino e rispettare gli orari prestabiliti dagli adulti, può considerarsi vantaggioso dal punto di vista di un bambino.

<<Poi mi fa un po’ strano che adesso bisogna sempre andare in giro con la mascherina e che non si può stare vicino alle altre persone. A volte faccio fatica a riconoscere i volti della gente. Però so che tutto questo serve, quindi lo faccio senza problemi>>.

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Anche agli occhi dei bambini, approdati nel mondo da meno anni, naturalmente, rispetto a un adulto, risulta strano il circostante trasformato dal nuovo coronavirus. Eppure, sono consapevoli della necessità di tali trasformazioni, dunque non esitano ad adattarsi.



L’esperienza di Luca

Luca, come Giacomo, ha quasi sette anni. Anche lui ha terminato la prima elementare.

<<Il lockdown non mi è piaciuto per niente. E’ vero che all’inizio poteva sembrare una vacanza, ma poi è diventato pesante. Ho sentito tantissimo la mancanza della scuola e dei miei amici. Imparare da casa non è come farlo in classe, con la lavagna davanti e la maestra che ti spiega le cose>>.

Ancora una volta, ci troviamo di fronte a un nuovo punto di vista. Dalle parole di Luca non si evince l’idea di vacanza, bensì di una mancanza. La mancanza della quotidianità, che abbiamo sentito tutti e che ha travolto anche i bambini. E’ inoltre da notare come Luca abbia preso in considerazione lo svantaggio di non frequentare la scuola non solo da un punto di vista sociale, bensì anche didattico.

<<Un’altra cosa brutta della quarantena è che non si poteva andare da nessuna parte. Al massimo giocavo un po’ in giardino. E soprattutto, nessuno poteva venirmi a trovare. Mi è mancata la sensazioni di sentir suonare il campanello e scoprire chi è venuto a farmi visita>>.

giocare la didattica a distanza

Questo è forse uno dei lati più malinconici del lockdown. La nostalgia che un bambino può provare riguardo alle piccole cose, come andare fuori casa o ricevere visite da amici o parenti.
In fondo si sa, i minimi gesti difficilmente si percepiscono davvero come minimi. E i bambini lo sanno bene.


La didattica a distanza e il lockdown c’insegnano

Dai racconti di Filippo, Giacomo e Luca, possiamo farci un’idea di come i bambini hanno passato il lockdown e la didattica a distanza. Ovviamente non si può fare di tutta l’erba un fascio, e sicuramente tanti altri bimbi avranno vissuto tale epoca in maniera differente.
Ciò che però possiamo imparare a fare, sempre e in ogni caso, è ascoltare i bambini.
Anche quando il mondo sembra crollarci addosso. Ricordiamoci che i bimbi sono meno abituati al mondo rispetto a noi. Essi vedono l’adulto come una guida, come un porto sicuro. Cerchiamo di non deludere le loro aspettative. Solo così, formeremo adeguatamente i grandi di domani.