La didattica a distanza nell’Università di Torino: risultati positivi

Quali sono stati i risultati di questi mesi di didattica a distanza? Ne parla uno studio promosso dal centro "Luigi Bobbio" dell'Università di Torino.

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La didattica a distanza

L’università italiana sembra aver reagito molto bene al periodo di emergenza. In particolare, nell’Università di Torino la didattica a distanza ha avuto un riscontro nel complesso positivo, nonostante alcuni punti ancora da migliorare.
Oggi, martedì 10 novembre 2020, alle ore 10.30 in diretta streaming sulla piattaforma dell’Università di Torino è avvenuta la presentazione della ricerca “La didattica a distanza durante l’emergenza Covid-19: Torino e le università italiane a confronto”. L’incontro è avvenuto in presenza del ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi.

La didattica a distanza: quali erano gli obiettivi della ricerca?

L’incontro ha voluto presentare gli spunti forniti dalla ricerca a partire dal caso dell’Università di Torino e con un focus sulla situazione nazionale. L’obiettivo è anche la riflessione sull’uso delle tecnologie digitali e sui modelli di governance attuati dagli atenei italiani dopo l’8 marzo 2020.  
L’indagine nazionale è stata promossa dal Centro “Luigi Bobbio” del Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino, in collaborazione con UNIRES, il centro interuniversitario di ricerca sui sistemi di istruzione superiore. La ricerca si è svolta  nei mesi di giugno e luglio 2020, su un ampio campione di 3.398 professori e ricercatori delle università statali italiane e di 986 dell’Università di Torino, che hanno risposto a un articolato questionario online. 

Gli interventi

All’incontro online in streaming sono intervenuti:

  • Stefano Geuna, Rettore dell’Università di Torino
  • Barbara Bruschi, Vice-Rettrice per la didattica dell’Università di Torino
  • Francesco Ramella, professore del Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino
  • Franca Roncarolo, professoressa del Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino
  • Roberto Cavallo Perin, professore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Torino
  • Michele Rostan, professore del Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali dell’Università di Pavia

La qualità al primo posto

L’intervento della Vice-Rettrice si è concentrato sull’importanza data alla qualità della didattica, al di là delle risorse e delle competenze tecnologiche. La situazione di emergenza non doveva assolutamente andare a penalizzare questo aspetto. Per questo l’Università di Torino ha dato molta importanza al confronto e al sostegno reciproco, organizzando molti incontri con i direttori delle didattica dei singoli Dipartimenti. A essi, infatti, sono state delegate alcune decisioni sulle modalità della didattica da assumere, in modo da poter rispondere in modo più efficace alle varie esigenze dei diversi corsi di studio.

Qual è stata la risposta dei professori alla didattica a distanza?

Franca Roncarolo, direttrice del dipartimento di Culture, Politica e Società, ha illustrato gli obiettivi della ricerca. Com’è andato questo periodo di didattica a distanza? Sostanzialmente bene. I dati raccolti mostrano segnali positivi.
I ritardi nell’inizio delle lezioni online a marzo sono stati molto contenuti. Nel 90% dei casi tutte le ore di lezione previste dal corso hanno avuto luogo. Un 10% degli insegnanti ha addirittura messo in discussione il proprio metodo di insegnamento cercando di innovarlo e renderlo più fruibile.

I problemi segnalati

Ovviamente vi sono ancora molte questioni da risolvere. Ai problemi tecnologici si sono affiancati problemi logistici, in quanto è stato difficile gestire di spazi a casa ed adattarli o conciliarli con il lavoro. Questo vale per i professori, ma anche per il studenti. Molti problemi didattici hanno in qualche modo richiesto più tempo e più impegno per giungere ai risultati. Ad esempio, attraverso uno schermo è più difficile interagire con gli studenti, sia durante le lezioni sia durante gli esami.
Tuttavia, 3 docenti su 4 hanno dato un giudizio positivo sulla DAD, ritenendo di aver avuto l’occasione di accrescere le proprie capacità professionali.

Trovare un’opportunità nella crisi

Francesco Ramello, docente di Sociologia dello sviluppo e co-direttore del Centro Bobbio, ha evidenziato un cambiamento nelle strategie didattiche prima e dopo il passaggio alla didattica a distanza. A sorpresa, si è scoperto che nel 70% dei casi circa, le lezioni nelle Università italiane avveniva con una modalità interattiva che coinvolgeva gli studenti. Soltanto il 22% degli insegnanti si affidava a pure lezioni frontali. Purtroppo, con il passaggio in modalità online si è avuto una notevole regressione alle modalità di lezioni frontali nel 50% dei casi. Molti docenti, però, si sono messi in gioco e hanno colto il trasferimento sulla didattica online come mezzo di arricchimento delle proprie competenze.
Il 58% vorrebbe che almeno una parte della didattica fosse fatta a distanza integrandola con quella in presenza: la DAD ha delle potenzialità che vanno integrate.

Cosa abbiamo imparato?

Innanzitutto, la didattica in presenza rimane un qualcosa di insostituibile. Le nuove piattaforme non sono, infatti, di per sé capaci di rinnovare la didattica.
Le università italiane, dunque, hanno un grande bisogno di un piano nazionale per il digitale.
In ogni caso, le nuove tecnologie possono aiutare a far maturare e consolidare le “buone pratiche” di innovazione didattica già presenti nelle aule universitarie.

L’intervento del Ministro Manfredi in dialogo con il Rettore Stefano Geuna

Alla fine dell’incontro di stamani, il Ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi ha espresso le proprie percezioni circa la didattica a distanza attivata in questo periodo di emergenza. L’Università italiana ha risposto bene a questa emergenza, sia dal punto di vista dei docenti che degli studenti. Il numero di esami sostenuti e delle lauree conseguite è infatti in linea con la media riscontrata in condizioni normali. Inoltre, è stata riscontrata una frequenza più alta rispetto a quando le lezioni venivano svolte esclusivamente in presenza. Questo vale anche per il primo semestre dell’anno accademico 2020-2021 appena iniziato, dove le modalità blended stanno avendo anch’esse un riscontro positivo.

Il modello del decentramento coordinato sembra vincere nella didattica a distanza

Secondo il Ministro, inoltre, il modello di decentramento coordinato, tirando le somme, è quello che ha portato risultati più concretamente positivi. Da un lato, sicuramente vi è stata la critica del fatto che il governo non abbia dato indicazioni uniformate e immediate, ma dall’altro vi è stata la possibilità di maggior flessibilità e adattabilità ai singoli indirizzi di studio, i quali esigono modalità di interazione didattica diversificate.

Questa crisi non deve andare sprecata: bisogna capire il cambiamento e farne il proprio punto di forza per migliorarsi.

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