La crisi Taiwan e Cina potrebbe danneggiare anche l’automotive

La crisi fra Taiwan e la Cina può creare problemi all'industria automobilistica soprattutto per quanto riguarda microchip e semiconduttori.

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Crisi Taiwan e Cina industria auto
Conseguenze crisi Taiwan su industria auto.

L’attuale crisi Taiwan e Cina rischia di innescare una serie di conseguenze spiacevoli che potrebbero abbattersi anche sul settore dell’automotive. L’isola di Taiwan, infatti, in questi anni è riuscita a ritagliarsi uno spazio importante nelle industrie globali e, per quanto riguarda le automobili, soprattutto nel settore dei semiconduttori.

La crisi Taiwan potrebbe accentuare quella dei microchip

Le tensioni geopolitiche e la crisi Taiwan nei rapporti con la Cina potrebbero quindi ulteriormente accentuare la scarsità dei microchip nell’industria automobilistica. Ad oggi l’sola è il principale produttore di semiconduttori. A Taipei e dintorni sorgono le maggiori fonderie mondiali. Tra queste vi è la Tsmc che produce semiconduttori molto sviluppati, ma lo fa per conto terzi, ovvero per altre imprese dello stesso comparto che hanno appaltato produzioni a basso valore aggiunto ai gestori di fabbriche di wafer di silicio. Attualmente le industrie locali rappresentano il 65% della produzione.

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Una filiera internazionale

La filiera dei semiconduttori non termina a Taiwan perché la maggior parte dei prodotti dell’isola viene poi esportata in altri Paesi per completare le varie attività industriali. Ad esempio la trasformazione dei wafer di silicio in microprocessori, i microcontrollori o sensori, o ancora il testing che chiude la fase industriale con il collaudo e la verifica del corretto funzionamento di ogni dispositivo. Taiwan quindi risulta importante perché i suoi prodotti passano da una parte all’altra del mondo per completare le varie fasi manifatturiere. Ecco perché il suo ruolo è centrale nel comparto della microelettronica e perché la crisi Taiwan e Cina lascia con il fiato sospeso anche l’automotive. Tra le prime conseguenze c’è stato il blocco da parte di Pechino dell’export di sabbia naturale per l’estrazione del silicio necessario per la realizzazione dei wafer. A questo punto si spera che la diplomazia faccia il suo corso nel migliore dei modi.