La crisi idrica in Kenya

Non sono solo la crescita della popolazione, e il clima, ma soprattutto la corruzione e l'incompetenza delle autorità pubbliche ad aver portato a una situazione di grave crisi molti paesi dell'Africa, malgrado la disponibilità di risorse idriche.

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In un rapporto del 2010, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stimava che 343 milioni di persone in Africa non avessero accesso a un acquedotto, fontanelle pubbliche, pozzi, sorgenti protette o serbatoi di acqua piovana.

Nella capitale del Kenya, un periodo di carenza idrica mina le condizioni di vita di oltre 3 milioni e mezzo di abitanti. L’acqua consumata non né trattata né filtrata, quindi contaminata, mentre é, oltretutto, anche razionata!

Le statistiche stimano un aumento della popolazione dell’80 percento entro il 2050, bisogna intervenire.

Nairobi

Da gennaio dello scorso anno, il governo ha attuato drastiche misure di razionamento dell’acqua ad uso domestico. La causa: un’improvvisa e ingente diminuzione (40%) della capacità massima della diga Ndakaini, principale riserva d’acqua di Nairobi.

Secondo la WHO (World Health Organization) i filtri in funzione non sono adeguati ed é anche per questo motivo che si disperde oltre il 50% dell’acqua dalle condotte. Non potendo filtrare correttamente nemmeno i liquami, la società viene esposta a un alto rischio di contaminazione di patogeni come Salmonella e enterovirus, senza contare le epidemie di tifo e colera.

La domanda supera l’offerta e la sete non guarda in faccia nessuno. La BBC ha pubblicato un articolo dove si afferma un deficit del 25% a livello di offerta idrica nelle case di Nairobi. Trattandosi anche di inefficienze a livello infrastrutturale, la maggiorparte della popolazione deve percorrere oltre 10km al giorno per poter usufruire di 20 litri di acqua (ovviamente da caricarsi sulla schiena fino a casa) a prezzi esorbitanti. Negli anni 90 oltre il 90% della popolazione aveva accesso ad acque pulite e sane tramite l’intervento delle Nazioni Unite, oggi la percentuale è scesa al 50.

Secondo Hydro Watch, un’organizzazione non governativa per la sicurezza di acqua e servizi igienici nei quartieri degradati della città, in tutto il paese muoiono dieci persone al giorno a causa del consumo di acqua contaminata.

La corruzione inquina l’acqua

I commercianti d’acqua, collusi con i servizi idrici municipali, collaborano al peggioramento della crisi per poter vendere illegalmente la loro acqua, arricchendosi sulla vita degli altri.

In occasione del 22 marzo, giornata mondiale dell’acqua, il servizio per il Coordinamento degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite (IRIN), ha pubblicato un articolo del giornalista keniano Kenneth Odiwuor, dal titolo «In Africa, corruption dirties the water». «L’impatto della corruzione sul settore idrico si manifesta con la mancanza di una fornitura sostenibile, investimenti iniqui e la limitata partecipazione delle comunità nei processi di sviluppo» dice a IRIN Bethlehem Mengistu, responsabile regionale di advocacy della ONG WaterAid.

La questione viene sollevata anche in un rapporto della Banca Mondiale: a livello globale dal 20 al 40 percento delle finanze pubbliche dedicate al settore idrico vengono sprecate a causa della corruzione e di pratiche illecite.

Nel 2008 Transparency International, un’organizzazione per il monitoraggio della corruzione nel mondo, stimava che la corruzione negasse a più di un miliardo di persone l’accesso all’acqua potabile e a 2,8 miliardi di persone l’accesso a servizi sanitari adeguati.

Cosa fare

Qualcuno invoca la privatizzazione dei servizi idrici per fronteggiare la crisi. Sono citati nel continente esempi positivi di privatizzazione. I critici, tuttavia, temono un aumento dei prezzi. Sottolineano la pericolosità di consegnare risorse fondamentali per la vita delle persone nelle mani di aziende il cui scopo è massimizzare il profitto.

In Mozambico, uno studio della Banca Mondiale rivela che l’accesso all’acqua nella capitale, Maputo, è migliorato da quando i servizi idrici sono stati delegati a imprese private.

Per fermare la corruzione nel settore idrico, dicono esperti come Jacobson, è necessario valutare l’efficacia degli interventi anti-corruzione a livello globale, dar vita a riforme legali ed economiche, formare le capacità del settore pubblico.

«L’esperienza suggerisce che perché la privatizzazione funzioni, sono necessari poteri effettivi di controllo da parte dei governi»

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