La crisi di governo è una commedia senza trama

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I film neorealisti (Roma città aperta, Ladri di biciclette…) sono considerati a ragione un patrimonio culturale tra i più importanti del nostro Paese. Ma negli anni in cui vennero girati l’industria cinematografica non era a loro che doveva il suo sviluppo.

Il debito verso il cinema di evasione

Il cinema cosiddetto “d’autore” deve infatti moltissimo alle pellicole realizzate a basso costo, anche se la maggioranza delle quali merita di essere ricordata solo in chiave di testimonianza storica.

Il debito è economico in senso lato: l’industria cinematografica italiana, che pure ha prodotto opere di altissimo valore, ha superato le sue cicliche crisi solo grazie agli incassi dei film cosiddetti “di evasione”, prevalentemente comici.

Sono le frettolose commedie scritte per l’inarrivabile Totò e le improvvisate parodie della coppia Franco Franchi e Ciccio Ingrassia; i cloni dei western americani girati in Sardegna, la commedia erotica, e poi i cinepanettoni di natale.

Da loro arrivano, nonostante le stroncature della critica, i soldi freschi nelle casse dei produttori, così da permettere l’uscita di film rimasti poi nella storia.

Nel 1964 la coppia Franchi-Ingrassia gira ben 22 film, incassando 7 miliardi di lire, il 10% dell’incasso totale dell’anno, ma nessuno si ricorda neppure un titolo.

Una continuità culturale

A ben guardare, aldilà del rapporto economico, esiste in realtà una profonda continuità tra questi generi diversi, in fondo inevitabile se pensiamo che entrambi trovano origine e apprezzamento nella medesima cultura, esprimendone, di fatto aspetti diversi che non solo convivono, ma finiscono per contaminarsi.

Osservando da una prospettiva più ampia, la storia del cinema italiano appare insomma come una sorta di paesaggio dove tutto in qualche modo si combina e trova il suo posto, esprimendo la transizione tra le morfologie diverse di cui il nostro Paese è così ricco.

Il film della politica

Nel seguire la cronaca relativa all’attuale, ennesima, crisi di governo, mi è immediatamente venuta alla mente questa contrapposizione, come detto solo apparente, tra cinema d’autore e di evasione.

Stesse dinamiche, stesse trame, stessi personaggi. Stessa alternanza di qualità, ma è tempo che non viene fuori qualcosa di buono.

Il presupposto di questo stallo ha natura tecnica: la storia ci insegna che l’asimmetria delle leggi elettorali rende di fatto difficile per i governi poter contare su una maggioranza stabile in senato, esaltando l’importanza dei singoli parlamentari il cui voto può essere determinante.

Dietro a questo, c’è naturalmente l’incapacità di esprimere rappresentanze politiche in grado di negoziare il proprio orientamento all’interno di una comune idea di società e di valori da perseguire.

Senza una idea di politica più ampia, distante dalla rappresentanza di interessi particolari e naturalmente competente, la ricerca di una sintesi diventa semplicemente un ricatto incrociato.

Coagulare consenso attorno a valori negativi

In attesa dell’ennesima transizione verso una forma di rappresentanza matura e realmente propositiva degna di passare alla storia politica e civile del Paese, riusciamo solo a coagulare consenso attorno a persone che esprimono valori negativi.

Il decisionismo di facciata di Renzi, che si è auto-proclamato “rottamatore” della classe politica che l’aveva preceduto, ma per fare cosa non si è mai capito; l’arroganza di Salvini che si è fatto forte di tutti i peggiori sentimenti discriminatori, ma che la sua chance se l’è bruciata in pochi mesi.

Per non parlare del movimento 5stelle, che ha dato corpo alla pericolosa illusione della democrazia diretta, ottenendo un successo clamoroso in termini di consensi che però si è rivelato inevitabilmente ingestibile, perché la somma di tanti interessi particolari non ne fa uno collettivo.

Commedia e cinema d’autore

Ecco che il racconto della politica contemporanea è diventato un succedersi di commedie senza trama, girate in fretta per occupare uno spazio drammaticamente vuoto.

Non pensiamo ai peplum dorotei dove mosse e contromosse articolate su convergenze parallele miravano al raggiungimento di un obiettivo.

Oggi i partiti, svuotati di ogni rappresentatività, semplicemente galleggiano cercando di far fronte all’emergenza, evidenziando una totale mancanza di visione a medio e lungo termine, e mettendo in scena commedie improvvisate.

Lo sconosciuto Conte diventa primo ministro per una serie di veti incrociati, appoggiato da una maggioranza senza idee che per un anno diviene ostaggio di un alleato di minoranza (la Lega), e nel successivo dell’altro (il PD), passando da leader del centrodestra a leader del centrosinistra.

Renzi fa cadere il governo semplicemente perché non può permettersi un ruolo da comprimario, ma a sua volta non è in grado di tenere unita la sua pattuglia di transfughi, quindi non vota contro la fiducia ma solo si astiene, poi cerca di mediare come se si trovasse davvero in una posizione di forza, ma non è chiaro per fare cosa.

Se fosse un film, qualunque critico lo bollerebbe dicendo che non ha “né capo né coda”. Come di certe pellicole che pure hanno fatto buoni incassi, nessuno i ricorderà di questa generazione politica nel futuro: la speranza è che servano per finanziarne altri migliori.

Questa epoca non esprime interpreti all’altezza

La sensazione è che non si riesca a procedere senza necessariamente cadere per poi rialzarsi, come se avessimo sempre bisogno di una catarsi per ricordarci quale potrebbe essere la direzione più adeguata da prendere.

La storia del Paese è fatta di sbagli e di dolorose correzioni: aver creduto al fascismo; alla necessità di non integrare il rigido conservatorismo democristiano con il riformismo comunista (distante anni luce da ogni ipotesi sovietica); al delirio pubblicitario neoliberista di Berlusconi; aver creduto non una idea ma ad un leader più o meno improvvisato.

Il crollo dei partiti che hanno fatto la storia della repubblica ha trascinato con sé ideali e valori che non sono stati sostituiti, aprendo una spirale centrifuga rispetto alla realizzazione di una democrazia reale, trasformando la storia di una società in potenziale evoluzione in una grottesca commedia che ne mette in evidenza solo i tratti peggiori.

Proviamo a ripartire dalle idee – e facciamolo iniziando a rompere il vincolo semantico che identifica una proposta politica con una persona, e usciamo dalla semplificata, sterile, appiattente contrapposizione adatta al più alle competizioni sportive.

Sono le idee, oggetto di discussione, non i comprimari che, grazia alla nostra insipienza, possono arrogarsi il ruolo di rappresentanti dei nostri interessi.

Scriviamola noi la sceneggiatura del film che vorremmo e indichiamo chi meglio può interpretarlo.

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Sono nato a Firenze nel 1968. Dai 19 ai 35 anni ho speso le mie giornate in officine, caserme, uffici, alberghi, comunità – lavorando dove e come potevo e continuando a studiare senza un piano, accumulando titoli di studio senza mai sperare che un giorno servissero a qualcosa: la maturità scientifica, poi una laurea in “Scienze Politiche”, un diploma di specializzazione come “Operatore per le marginalità sociali”, un master in “Counseling e Formazione”, uno in “Programmazione e valutazione delle politiche pubbliche”, un dottorato di ricerca in “Analisi dei conflitti nelle relazioni interpersonali e interculturali”. Dai 35 ai 53 mi sono convertito in educatore, progettista, docente universitario, ricercatore, sociologo, ma non ho dimenticato tutto quello che è successo prima. È questa la peculiarità della mia formazione: aver vissuto contemporaneamente l’esperienza del lavoro necessario e quella dello studio – due percorsi completamente diversi sul piano materiale ed emotivo, di cui cerco continuamente un punto di sintesi che faccia di me Ein Anstàndiger Menschun, un uomo decente. Ho cominciato a leggere a due anni e mezzo, ma ho smesso dai sedici ai venticinque; ho gettato via un’enormità di tempo mentre scrivevo e pubblicavo comunque qualcosa sin dagli anni ‘80: alcuni racconti e poesie (primo classificato premio letterario nazionale Apollo d’oro, Destinazione in corso, Città di Eleusi), poi ho esordito nel romanzo con "Le stelle sul soffitto" (La Strada, 1997), a cui è seguito il primo noir "Sotto gli occhi" (La Strada, 1998 - segnalazione d’onore Premio Mario Conti Città di Firenze); ho vinto i premi Città di Firenze e Amori in corso/Città di Terni per la sceneggiatura del cortometraggio "Un’altra vacanza" (EmmeFilm, 2002), e pubblicato il racconto "Solitario" nell’antologia dei finalisti del premio Orme Gialle (2002). Poi mi sono preso una decina di anni per riorganizzare la mia vita. Ricompaio come finalista nel 2014 al festival letterario Grado Giallo, e sono presente nell’antologia 2016 del premio Radio1 Plot Machine con il racconto "Storia di pugni e di gelosia" (RAI-ERI). Per i tipi di Delos Digital ho scritto gli apocrifi "Sherlock Holmes e l’avventura dell’uomo che non era lui" (2016), "Sherlock Holmes e il mistero del codice del Bardo" (2017), "Sherlock Holmes e l’avventura del pranzo di nozze" (2019) e il saggio "Vita di Sherlock Holmes" (2021), raccolti nel volume “Nuove mappe dell'apocrifo” (2021) a cura di Luigi Pachì. Il breve saggio "Resistere è fare la nostra parte" è stato pubblicato nel numero 59 della rivista monografica Prospektiva dal titolo “Oltre l’antifascismo” (2019). Con "Linea Gotica" (Damster, 2019) ho vinto il primo premio per il romanzo inedito alla VIII edizione del Premio Garfagnana in giallo/Barga noir. Il mio saggio “Una repubblica all’italiana” ha vinto il secondo premio alla XX edizione del Premio InediTO - Colline di Torino (2021). Negli ultimi anni lavoro come sociologo nell’ambito della comunicazione e del welfare, e svolgo attività di docenza e formazione in ambito universitario. Tra le miei ultime monografie: "Modelli sociali e aspettative" (Aracne, 2012), "Undermedia" (Aracne, 2013), "Deprivazione Relativa e mass media" (Cahiers di Scienze Sociali, 2016), "Scenari della postmodernità: valori emergenti, nuove forme di interazione e nuovi media" (et. al., MIR, 2017), Identità, ruoli, società (YCP, 2017), "UniDiversità: i percorsi universitari degli studenti con svantaggio" (et. al., Federsanità, 2018), “Violenza domestica e lockdown” (et. al., Federsanità, 2020), “Di fronte alla pandemia” (et. al., Federsanità, 2021), “Un’emergenza non solo sanitaria” (et. al., Federsanità, 2021) . Dal 2015 curo il mio blog di analisi politica e sociale Osservatorio7 (www.osservatorio7.com), dal 2020 pubblicato su periodicodaily.com. Tutto questo, tutto quello che ho fatto, l’ho fatto a modo mio, ma più con impeto che intelligenza: è qui che devo migliorare.