La corsa al colle fa tremare la giunta siciliana

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L’assemblea regionale siciliana ha designato i delegati per l’elezione al colle mediante voto segreto. Le operazioni di voto della giunta siciliana hanno visto Gianfranco Miccichè al primo posto con 44 voti. Secondo l’esponente del M5S Nuccio Di Paola con 32 voti. Il presidente Musumeci al terzo gradino del podio con 29 voti, meno del delegato Di Paola, che in Assemblea è all’opposizione.

La situazione nella giunta siciliana

Al Presidente del’ARS sono mancati 7-8 voti proprio della maggioranza. Il Presidente li definisce “voti di accattoni che hanno tentato un atto di intimidazione, per ottenere posti di sottogoverno”. La mano del Presidente, che aveva fatto segno di andare via, sollevata alla fine della seduta di voto, si è subito ritirata. Musumeci ha dato vita ad un duro attacco proprio nei confronti dei “traditori”: “Alcuni deputati hanno voluto fare nei miei confronti un atto di intimidazione. Sono deputati che mi hanno fatto richieste irricevibili e ho dovuto dire di no o di deputati che per una questione di igiene non ho voluto avere rapporti in questi anni“. Musumeci resiste nonostante tutto, dichiarando l’esigenza di una legge di stabilità per la Sicilia.

Il rinvio

Si appella ai responsabili il Presidente della Giunta, chiedendo proprio a loro una rosa di assessori per ripartire. Musumeci usa toni molto aspri nei confronti dei franchi tiratori: “Sette scappati di casa non possono pensare di potere condizionarci o di determinare una pressione esterna sul governo di qualunque tipo, richieste trasversali mandando messaggi che appartengono al peggiore dei linguaggi della comunicazione“. In questo clima di tensione Musumeci ha deciso di aggiornare la seduta al 18 gennaio. La maggioranza ha tentato di mediare con l’Assessore all’ambiente Totò Cordaro. Quest’ultimo ha discusso a lungo con il presidente dell’ Ars e leader di Forza Italia Gianfranco Miccichè.


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La politica dietro tutto

Ma qual è il segnale che hanno trasmesso gli 8-10 franchi tiratori al Presidente, al di là del risultato della votazione nelle giunta siciliana? L’evento contiene in sé un profondo significato politico. Il riferimento forte (seppur indiretto) è con le elezioni del Presidente della Regione che si terranno il prossimo autunno. Musumeci dichiara che il voto di ieri ha costituito un’offesa alle Istituzioni regionali, a prescindere da coloro che in questo momento le rappresenta. L’opposizione (Pd, Cinquestelle, Centopassi) considera l’esperienza di Musumeci conclusa. Claudio Fava, esponente dei Centopassi, dichiara che l’esito della votazione di ieri certifica che il Presidente non ha più alcuna maggioranza. Fava invita Musumeci a prenderne atto “quantomeno per salvaguardare la dignità della funzione che rappresenta”. “Nei prossimi mesi, per le scelte che la attendono”, continua Fava. La Sicilia avrà bisogno di un governo autorevole, legittimato da una solida maggioranza. È chiaro che quel governo non potrà essere guidato da Musumeci.

Le dimissioni

Le sue dimissioni rappresenterebbero oggi un atto di decenza e di rispetto per le sorti della Sicilia. Anche Nuccio Di Paola parla della fine del governo Musumeci. “Il risultato del voto conferma per l’ennesima volta che il governo Musumeci non ha più una maggioranza all’Ars ed è al capolinea”. Al contempo, il voto fa emergere un fronte dell’opposizione maturo e compatto. Esso va ben oltre i numeri attesi superando le preferenze del presidente della Regione. Di Paola dichiara al contempo di “compiere, con una certa emozione ma anche con grande senso di responsabilità l’elezione della più alta carica dello Stato”.