La cooperante italiana Silvia Romano un mese dopo il rapimento sarebbe stata venduta a un’altra banda

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La cooperante italiana Silvia Romano, rapita nel novembre scorso in kenya, almeno fino allo scorso dicembre era viva, poi sarebbe stata venduta a un’altra banda.

Si aggiunge un nuovo tassello al giallo della scomparsa di Silvia Romano, la cooperante milanese ventitreenne rapita lo scorso 19 novembre nel villaggio kenyota di Chacama, mentre stava lavorando come volontaria per l’associazione Africa Milele onlus. Nella giornata di ieri, presso la Procura della Repubblica di Roma si è tenuta una riunione congiunta tra il pubblico ministero italiano Sergio Colaiocco, titolare delle indagini aperte in Italia sul caso e il suo omologo kenyota Noordin Mohamed Haji.

Il villaggio di Chacama, nel quale è avvenuto il sequestro di Silvia Romano

Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, nel corso dell’incontro sono state ricostruite le fasi del sequestro di Silvia ed è stato accertato che il rapimento è avvenuto presso un centro commerciale nel quale hanno fatto irruzione otto persone armate di granate e fucili AK47 che hanno prelevato la cooperante e, dopo averla caricata con la forza su una moto si sono allontanati verso una boscaglia. Al momento dell’assalto Silvia Romano non aveva con sé né i documenti né il cellulare; inoltre secondo gli inquirenti la ragazza, nei giorni precedenti al sequestro sarebbe stata pedinata, dettaglio che farebbe supporre che l’assalto sarebbe stato organizzato nei minimi dettagli. il 26 dicembre 2018, le autorità di polizia kenyote arrestarono due degli otto componenti della banda responsabile del sequestro, i quali, nel corso dei successivi interrogatori dichiararono di essere certi dell’esistenza in vita di Silvia Romano fino al giorno precedente. La cooperante sarebbe poi stata venduta ad un’altra banda di sequestratori. Nel corso delle indagini inoltre, sarebbe stato arrestato anche un cittadino somalo di 35 anni che, trovato in possesso di una delle armi utilizzate nel corso dell’irruzione al centro commerciale, avrebbe ammesso la sua partecipazione al rapimento. Gli altri cinque responsabili del sequestro, già identificati, non sono ancora stati arrestati.

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Nel corso della riunione di ieri è stato inoltre stabilito che i carabinieri del Ros, che già nei mesi scorsi erano stati in Kenya, torneranno presto nel paese africano per acquisire nuove informazioni utili alle indagini della magistratura italiana. Inoltre, nel quadro della collaborazione giudiziaria tra Italia e Kenya, le autorità giudiziarie italiane si sono impegnate a garantire, tramite la guardia di finanza una collaborazione con gli investigatori kenyoti su un’indagine che riguarda episodi di corruzione che si sono verificati in seguito alla costruzione di alcune dighe nel paese africano da parte di una ditta italiana.

La vicenda di Silvia Romano ormai da nove mesi sta tenendo col fiato sospeso l’opinione pubblica italiana. Nei mesi scorsi erano state espresse molte perplessità sulle indagini e alcuni opinionisti avevano inoltre sottolineato una mancanza di collaborazione tra le autorità e italiane e kenyote. Si spera che la riunione di ieri possa garantire una prosecuzione comune delle indagini al fine di risolvere il caso e arrivare al più presto alla liberazione di Silvia.

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