La Corte Costituzionale ha giudicato inammissibile il ricorso presentato da 37 senatori del Partito Democratico sulla manovra.

Il senatore dem Andrea Marcucci aveva infatti espresso la volontà di rivolgersi alla Consulta il 28 dicembre del 2018, in occasione della discussione della legge di Bilancio al Senato, poiché, a causa della fretta del governo nel far approvare la manovra prima della fine dell’anno, il Parlamento e la Commissione Bilancio non avevano avuto modo di svolgere le proprie funzioni.

“Avevamo fatto una proposta- aveva detto il capogruppo Pd- rispettosa dei tempi, per conoscere il maxiemendamento, ma c’è stata la volontà precisa di impedire al Parlamento di conoscere cosa si stesse votando”.

La Corte Costituzionale, pur specificando che i singoli parlamentari “sono legittimati a sollevare conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale in caso di violazioni gravi e manifeste delle prerogative che la Costituzione attribuisce loro”, non ha tuttavia riscontrato “nelle violazioni denunciate quel livello di manifesta gravità che, solo, potrebbe giustificare il suo intervento”.

Secondo la Corte, infatti, la contrazione dei lavori per l’approvazione del bilancio 2019 è stata “determinata da un insieme di fattori derivanti sia da specifiche esigenze di contesto sia da consolidate prassi parlamentari ultradecennali sia da nuove regole procedimentali. Tutti questi fattori – continua la Consulta-hanno concorso a un’anomala accelerazione dei lavori del Senato, anche per rispettare le scadenze di fine anno imposte dalla Costituzione e dalle relative norme di attuazione, oltre che dai vincoli europei“.

La Consulta, però, non manca di ammonire il governo, e precisa: Resta fermo che per le leggi future simili modalità decisionali dovranno essere abbandonate altrimenti potranno non superare il vaglio di costituzionalità”.

A sottolineare il monito della Corte c’è in primo luogo proprio il senatore Andrea Marcucci, che su Twitter scrive:


Sui social è immediata la polemica che si scatena, come di consueto, tra parlamentari Pd e 5Stelle.

Non si fa attendere, infatti, la reazione del M5S, il cui account ufficiale della Camera “ritwitta” una serie di post dei suoi parlamentari, tra cui quello del deputato Michele Sodano, che attacca scrivendo: “La letterina di Natale del PD alla consulta è stata rispedita al mittente. Quest’anno solo carbone ed ennesima bocciatura di un partito che continua a prendere in giro gli italiani”.

A rispondere, questa volta, è la senatrice Simona Malpezzi, che sempre tramite Twitter ironizza:

Al di là delle varie polemiche, tuttavia, a sottolineare il mancato rispetto delle funzioni del Parlamento ci aveva pensato il Presidente Mattarella in occasione del discorso di fine anno, augurandosi “che il Parlamento, il governo, i gruppi politici trovino il modo di discutere costruttivamente su quanto avvenuto; e assicurino per il futuro condizioni adeguate di esame e di confronto. La grande compressione dell’esame parlamentare e la mancanza di un opportuno confronto con i corpi sociali richiedono adesso un’attenta verifica dei contenuti del provvedimento”.

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