La conchiglia di Marsoulas: cosa si è scoperto?

Gli scienziati francesi sono riusciti a emettere suoni dalla più antica conchiglia musicale scoperta in Europa. Risalente a 18.000 anni fa.

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La conchiglia di Marsoulas

Era il 1931 quando gli archeologi rinvennero la conchiglia di Marsoulas, nei Pirenei. La grotta nel sud della Francia. Famosa per la sua lunga storia di rifugio dei primi esseri umani. La conchiglia, seppur considerata una “scoperta eccezionale”, all’epoca del ritrovamento si pensava che fosse solo un recipiente per bere. E da allora per quasi 80 anni fu dimenticata nei magazzini del Muséum d’histoire naturelle de Toulouse. Solo dopo nove decenni, nuove osservazioni rivelano altri indizi. Di cosa si tratta? Leggiamolo!

La conchiglia di Marsoulas: cosa rivela lo studio?

Uno nuovo studio da parte del team di ricercatori francesi, CNRS, guidato dall’Université de Toulouse, spiega che si tratta di un vero e proprio tesoro. La conchiglia lunga 31 centimetri, descritta come un “vaso d’acqua” in realtà è uno dei più antichi strumenti musicali a fiato del Paleolitico. Risalente a 18.000 anni fa. E appositamente modificata dai Maddaleniani di Marsoulas. Per farne un aerofono.

Cosa si è scoperto?

Dunque utilizzando tecniche di imaging avanzate, i ricercatori hanno identificato tutte le aree in cui il guscio era stato alterato per creare lo strumento. Si nota che la punta è rotta. E ciò lascia pensare che ci fosse una sorta di bocchino per suonare la conchiglia. In modo più agevole e senza danneggiarsi le labbra. Molto probabilmente, realizzato con un tubo penetrante nel guscio attraverso l’apice. E poi fissato con un materiale organico. Come resina o cera. E ciò spiegherebbe i residui brunastri sul bordo. Inoltre ci sono perforazioni interne. Per mantenere questo bocchino nell’asse di circolazione dell’aria. Infine, vi è la presenza di un pigmento rosso, l’ematite. Presente nelle pitture rupestri che rendono famosa la grotta di Marsoulas.

La conchiglia di Marsoulas suona ancora

Per confermare l’ipotesi che questa conchiglia fosse utilizzata per produrre suoni, gli scienziati hanno chiesto l’aiuto ad un musicista. Esperto di strumenti a fiato. Jean-Michel Court, musicologo dell’Università di Tolosa. Il quale è stato in grado di riprodurre per la prima volta dopo millenni dei suoni vicini alle note Re, Re diesis e Do. Dunque il corno di conchiglia dopo 17.000 anni riesce a stupire ancora.

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