La Comunità LGBTQ in Italia: Parola all’attivista

Intervista ad un giovane attivista romano impegnato nella battaglia per i diritti lgbtq

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Comunità LGBTQ

Cosa vuol dire far parte della comunità LGBTQ in Italia? Nella Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia ho deciso di fare queste domande ad Alexander Rahnev, diciannovenne di Roma. Membro attivo della comunità LGBTQ da anni, nelle sue parole e nel suo modo di vivere promuove inclusione e libertà. La situazione che stiamo vivendo ha limitato il nostro incontro ad una semplice conversazione telefonica. La passione con cui parla di questo argomento, mi ha fatto comprendere quanto sia importante che l’Italia faccia dei passi avanti sul fronte dei diritti.

Ricordi e consapevolezze

Quando hai capito che c’era qualcosa che non ti rendeva felice e appagato?

Ho sempre sentito che ci fosse qualcosa in me di “diverso” ma non ci ho mai dato troppo peso da bambino, soprattutto perché i miei genitori hanno sempre dato ‘corda’ diciamo alle mie tendenze insolite, se così possiamo chiamarle.
Crescendo ed entrando nel periodo puberale intorno ai 12/13 anni mi sono scontrato con il disagio nei confronti del mio corpo, che mi ha fatto affrontare in modo più diretto la mia identità di genere.

E’ stato un momento molto duro per me, che mi ha causato non pochi drammi esistenziali.Mi sono sentito sbagliato e solo, ma fortunatamente la cosa si è evoluta in meglio col tempo. Per quanto riguarda l’orientamento sessuale non mi sono mai imposto di dover provare sentimenti per un solo genere e non è mai stato un problema per me accettarlo e viverlo con naturalezza.

Hai un ricordo legato al momento in cui hai preso consapevolezza della realtà dei fatti?

Ricordo che mi trovavo in bagno, davanti allo specchio. Per gioco mi ero cosparso i capelli di schiuma (che al tempo erano fino alle spalle) e li avevo appallottolati per farli sembrare corti.
Inizialmente vedendomi in quel modo mi sono divertito. Subito dopo però ho sentito qualcosa scattare in me, come se mi fossi riconosciuto, come se la mia immagine nello specchio fosse diventata più familiare di quanto lo fosse prima. Poi quell’illuminazione, quella sorpresa si è trasformata in preoccupazione. Riuscivo solo a pensare: “ cosa mi prende?”, “perché ho reagito così?”

E Poi?

E poi i “giochi” allo specchio si sono intensificati: mi mettevo i vestiti di mio padre, cercavo di comprimere il seno. Insomma, cercavo di assomigliare sempre di più ad un ragazzo, ed ogni volta cercavo di studiare le mie reazioni, di capire cosa stessi provando. Prima di allora non mi era mai successo di avvicinarmi anche minimamente ad una sensazione di agiatezza nei confronti del modo in cui apparivo. La sensazione di disagio era presente da talmente tanto tempo in me che ormai era diventata la normalità. Quindi sentirmi un minimo a mio agio con me stesso era una sensazione quasi del tutto nuova. Mi ha fatto capire veramente che ci fosse qualcosa che potevo fare per vivere meglio.

Essere se stessi e la paura di non essere accettati

In famiglia? Come hanno reagito? Ma soprattutto, cosa consigli ai ragazzi che devono fare coming out con i propri genitori?

Nella mia famiglia c’è tanta paura e negazionismo. Negano che tutto ciò sia reale e credono che questa mia convinzione non sarà più tale tra qualche tempo.
Allo stesso tempo però non mi hanno mai negato di vestirmi come volevo e di fare tutte le scelte che ho fatto. Non mi supportano, ma neanche mi ostacolano. Per ora sono abbastanza neutri e stanno elaborando la cosa, anche se con tempi molto lunghi.
Se mi permetti, correggerei la domanda in “vogliono fare coming out”, nessuno deve fare coming out. Consiglierei ovviamente di farlo nelle modalità in cui si sentono più a loro agio.

Non per forza con un dialogo diretto ma anche con una lettera o una serie di indizi più o meno palesi, così da tastare il terreno e poi parlarci direttamente. Avere paura di fare coming out è comprensibilissimo, ma la paura che supererete in cambio vi darà la possibilità di essere voi stessi al 100%. Ci fa spesso paura che i genitori non ci accettino per quello che siamo. Nella maggior parte dei casi questa non accettazione è solo sintomo di un bisogno naturale di tempo per elaborare l’informazione e accoglierla nella visione quotidiana.

Poi, purtroppo, ci sono casi in cui veramente i nostri genitori non sono in grado di accettarci e neanche di fare uno sforzo per provarci. In tal caso, a mio avviso, è un problema loro e non tuo, perché hai sempre la libertà di essere te stesso. La vita è la tua e sei tu che decidi come viverla. Non c’è legame di sangue che possa compromettere te stesso.

Famiglia ed amici

Pensi che gli amici e la famiglia aiutino in questo cammino di accettazione?

La famiglia, come ho detto prima, non mi aiuta in prima persona ma già solo il fatto che non mi ostacola fa sicuramente comodo. Di amici ne ho pochi ma buoni e sono sempre stati estremamente d’aiuto. Sono sempre al mio fianco, anche nei momenti di sconforto e sono sempre pronti a tirarmi su di morale.

Penso che tutti nella propria vita abbiano avuto delle figure,degli esempi da voler seguire. Tu hai un personaggio noto o una persona, che ti hanno dato la forza e il coraggio di affrontare la realtà delle cose?

Sicuramente ci sono state molte persone che mi hanno dato la forza di affrontare tutto ciò.
Non mi viene un nome preciso, ma entrando in contatto con la comunità LGBT ci sono state tante storie che mi hanno ispirato, sia di gente famosa che non. Ma mi piace anche pensare che io per primo sia stato d’ispirazione per me stesso, con le mie sole forze.

Far parte della comunità LGBTQ…

Girando sui tuoi profili social ho potuto notare quanto tu sia impegnato in questa battaglia per i diritti LGBTQ. Cosa pensi del modo in cui questa tematica viene affrontata?

Penso che al giorno d’oggi grazie ai social e ai vari media si stanno facendo grandissimi passi avanti con la sensibilizzazione ma che, allo stesso tempo, c’è tantissimo lavoro da fare. I temi di cui si parla di più sono quelli legati all’omosessualità, mentre tutto il resto non viene trattato con la stessa priorità. Anche se pian piano vedo un miglioramento anche in questo. Col passare del tempo vedo sempre di più che tutte le identità fluide e non strettamente binarie vengono sempre più comprese e trattate, cosa non scontata neanche all’interno della comunità. Infatti, nella comunità LGBTQ ci sono attriti tra le varie minoranze che spesso non ci permettono di far fronte comune per i diritti di tutti. Spero che tra non molto riusciremo ad essere un’unica e solida comunità.

Al di fuori della comunità vedo spesso che questi temi vengono trattati con superficialità e molto distacco. Ma sempre di più vedo delle persone che si fanno carico di questa battaglia dall’alto del loro privilegio in quanto etero cisgender e mi fa davvero sperare bene per il futuro.

… e i Gay Center

Pensi sia utile l’esistenza di call center e di centri? Che ruolo hanno avuto nel tuo cammino?

Penso siano fondamentali per aiutare i ragazzi in difficoltà. In particolare io frequento il Gay Center di Roma, che si occupa del GayHelpLine. E’ un call center che i ragazzi possono contattate per qualunque difficoltà e informazione. Frequentando l’associazione in prima persona ho visto l’eccezionale lavoro che fanno tutti i volontari, dando supporto psicologico, ma anche legale nel caso serva in qualche infelice situazione. In più l’associazione si occupa della gestione del LGBT Refuge a Roma. E’ l’unico centro di accoglienza in Italia per ragazzi cacciati di casa e/o maltrattati dalle famiglie. Nel rifugio i ragazzi hanno vitto e alloggio garantito e se è necessario anche supporto psicologico e legale.

In più il Gay Center è un luogo sociale e di ritrovo per i tantissimi. Ci sono vari gruppi che si incontrano settimanalmente per trattare diversi temi e col tempo si è creato un ambiente molto bello e accogliente. Frequento tutti i gruppi da più di 2 anni e mi hanno davvero aiutato ad aprirmi e a sentirmi parte di una realtà che mi ha aiutato a sentirmi valido e meno solo.

Riesci a spiegare con due agettivi cosa si prova quando le persone non ti vedono per ció che sei?
Per quanto mi riguarda quello che provo principalmente sono delusione e rabbia.

Il mondo LGBTQ secondo i media

Passiamo ad argomenti meno personali. Pensi che la comunità LGBTQ venga rappresentata degnamente in tv, al cinema e sul web? C’è qualche stereotipo che ti infastidisce in modo particolare?

Penso che non sia rappresentata in modo adatto. A mio avviso vengono rappresentati maggiormente le persone gay e lesbiche che tra l’altro vengono nella maggior parte dei casi rappresentate con degli stereotipi ben evidenti. I ragazzi gay vengono mostrati sempre effemminati, eccentrici ed esuberanti. Le ragazze lesbiche vengono rappresentate come dei maschiacci. Oppure, nel peggiore dei casi, le coppie lesbiche vengono sessualizzate e viste come oggetti di desiderio e nulla di più.
Mentre tutte le altre identità non vengono rappresentate quasi per nulla, se non per puro spettacolo e non con scopo informativo.

Mi sapresti dare qualche titolo di serie tv o film in grado di descrivere in modo veritiero la comunità LGBTQ ?

Sense8 (ndr. serie tv prodotta da Netflix dal 2015 al 2018), la seconda stagione di Skam italia (ndr. serie tv prodotta da Timvision ora disponibile anche su Netlix), 3 generations (ndr. film del 2015) e Pride(ndr. film del 2014).

Una canzone e un film che descrivono la tua vita? Se ti va puoi spiegarmi anche il motivo delle tue scelte.

Come canzone direi Lost Boy di Ruth. Parla della sensazione di smarrimento di un ragazzo che poi però riesce a trovare la strada giusta per ritrovarsi. Per quanto riguarda un film, sinceramente non saprei. Mi viene in mente Matrix, che però più che descrivere la mia vita, mi ha aiutato ad avere una mentalità combattiva nella ricerca della verità. Credo davvero che mi abbia plasmato la mente dati gli infiniti rewatch sin da piccolissimo.

Un personaggio della musica in grado di rappresentare l’animo queer?

direi senz’altro Cher

Un libro che ha cambiato il tuo modo di vedere il mondo? Ovviamente, se ti va, puoi motivarmi la tua scelta.

Creiamo cultura insieme‘ di Irene Facheris.
È un libro di psicologia sociale di base che ha cambiato il mio modo di vedere il mondo. Mi ha insegnato molto su come ragioniamo e quali meccanismi negativi scattano nella nostra mente quando ci relazioniamo a qualcuno o qualcosa. Come fare in modo di evitare di ricadere nei soliti sbagli che possono privare qualcuno di rispetto o delle giuste attenzioni.

Pensi che in Italia esista un personaggio che racchiuda totalmente lo spirito LGBTQ?

Sinceramente faccio fatica a sentirmi rappresentato da personaggi italiani. Ci sono ovviamente personaggi che con il loro coming out hanno aiutato la comunità ma non mi sento di poter dire che siano rappresentativi a pieno.

Speranze e desideri per il futuro della comunità LGBTQ

Quali sono le tue speranze per il futuro?

Penso che le mie speranze individuali siano quelle di tutti i ragazzi della mia età. Riuscire ad diventare indipendente per poter andare in una università lontana da casa, riuscire ad avere un lavoro e una vita soddisfacente.
Spero che la terapia ormonale che ho cominciato da qualche mese vada a buon fine e di poter completare la transizione il prima possibile per poter finalmente sentirmi totalmente me stesso.
Più in generale spero che l’Italia un domani diventi un posto più accogliente e vivibile per la comunità LGBT e anche per tutte le minoranze che la abitano e che diventi un paese più sostenibile per l’ambiente.

Che ruolo pensi di avere nella comunità LGBTQ?

Sono un ragazzo come tanti altri che ne fanno parte. Per ora sto cercando di fare del mio meglio per aiutare la comunità in delle piccole azioni quotidiane che spero possano essere un piccolo contributo per tutti quelli che ne fanno parte. Penso di non fare nulla di speciale, credo che debba far parte di tutti i membri della comunità questo senso di responsabilità. Purtroppo sono consapevole che non sia così per tutti.

Come definiresti il tuo orientamento?

Mi definirei panromantico e pansessuale (cioè che posso provare attrazione romantica e/o sessuale indifferentemente dal genere dell’altra persona).
E sono anche poliamoroso che più che definire il mio orientamento definisce il modo in cui vivo le mie relazioni.

Una gabbia che può essere distrutta?

Solo dichiarazioni di questo tipo, a cuore aperto, senza alcun timore saranno in grado di cambiare qualcosa. Persone come Alexander, sono ciò che di meglio il mondo ha da offrirci. Persone che si vogliono mostrare per ciò che sono in una società fatta di maschere e stereotipi che in certi casi sembrano impossibili da abbattere. Barriere e gabbie invisibili fatte di lacrime e dolore. Gabbia che solo chi vive questo dolore e le persone che lo circondano hanno le chiavi per aprire. Attualmente far parte di gruppi della comunità LGBTQ aiuta molte persone. Ringrazio infinitamente Alexander per avermi concesso questa intervista un po’ particolare e allo stesso tempo un po’ improvvisata. E’ sempre un piacere chiacchierare con persone che sono capaci di poter allargare i tuoi orizzonti.

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