Inviaci il tuo manoscritto!

Questo è quanto leggono molti scrittori esordienti sui siti web delle case editrici che vengono consultate dagli stessi sperando nella pubblicazione del loro romanzo.

Più volte mi sono posta domande sulla contemporaneità di questa parola: in questi tempi in cui nascono neologismi improbabili, in cui la lingua italiana è colonia degli anglicismi, non sarebbe possibile sostituire la parola manoscritto con qualcosa di più attuale?

Cosa viene scritto a mano oggi? La lista della spesa? Forse neanche più quella, poiché spesso sostituita da un appunto sul cellulare.

Non è un dramma, ci sono i ragazzi nelle scuole, con i loro quaderni, penne…ops, da questo anno parte la sperimentazione dei tablet nella aule scolastiche.

È davvero sinonimo di progresso questo dilagare della tecnologia?

Tralasciando, non per la poca importanza, tutti gli studi che sostengono quanto sia importante sapere scrivere a mano per lo sviluppo dell’apprendimento, gli interrogativi  da porsi sono: quanto di umano c’è in questo? Quanto rimarrà ai posteri della nostra società?

Viviamo sempre più nella preoccupazione che i robot ci sostituiranno, ma siamo noi i primi a diventare dei robot ogni volta che usiamo tutto ciò che elimina la nostra personalità, le nostre emozioni, il nostro essere diversi dagli altri. La calligrafia è un po’ come le impronte digitali: nessuno ha lo stesso modo di scrivere.

Ricevere una email, ad esempio, non è la stessa cosa che ricevere una lettera, perché è fredda, impersonale: non c’è la cura nello scegliere la penna giusta, la carta giusta; non mette in luce il tremolio della mano agitata che l’ha scritta o la precisione di un carattere deciso.

Il tempo che richiede lo scrivere a mano è un momento di raccolta e di racconto di noi al destinatario, a noi stessi e alle generazioni che verranno.

Chi non ha in casa la corrispondenza di qualche nonno? Cosa avremmo saputo di loro, di cosa è stata la guerra che hanno vissuto, se, invece che lettere, avessero scritto delle email? Nulla, perché le nostre caselle di posta sono dei cimiteri digitali.

La scrittura a mano è strumento di ricordo, di sopravvivenza nei secoli e le antiche civiltà, le cui vestigia e sapere oggi tanto ammiriamo, sono giunte a noi anche perché ci hanno lasciato una traccia scritta. È vero abbiamo le foto, i video, ma sono testimonianze ormai esclusivamente digitali, intangibili, che si perdono e cancellano con grande facilità.

Gli storici del futuro cosa sapranno di noi? Probabilmente nulla e ci etichetteranno come la civiltà dell’oblio.

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