La città che ha spostato i fantasmi

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In this picture taken on November 30, 2013, people walk past the sport centers ahead of the Southeast Asian Games (SEA Games) in Naypyidaw. Myanmar is "100 percent" ready for the Southeast Asian Games, a senior official said on November 28, as the clock ticked down to the biggest sports event in the nation's troubled history. AFP PHOTO / YE AUNG THU

Nay Pyi Taw è la capitale del Myanmar, un tempo conosciuto come Birmania. Il nome della città significa “dimora dei re”, forse per via della vastità del territorio. Ci vivono poche persone. Le strade sono spesso vuote. La vita procede a singhiozzi.

La dimora dei re è una città fantasma, ma senza fantasmi. Pare infatti che il capitano dell’esercito birmano, un certo Aung Khant, li abbia spostati.

No, non è l’incipit di un racconto di Henry James. La storia è vera.

Inizia tutto nel 2006. La capitale del Myanmar viene trasferita da Yangon a Nay Pyi Taw. Questo cambio di sede avvenne per ragioni politiche (un consiglio di indovini profetizzò che il vecchio regime sarebbe caduto se la capitale fosse rimasta a Yangon) e militari (la vecchia sede era vicina al mare, troppo esposta al rischio di invasione).

Nel 2010 Aung Khant apprende la notizia: deve spostare il cimitero della vecchia capitale. La nuova collazione sarà il distretto di Tatkon. Un’operazione problematica, e non per ragioni logistiche. Insieme alle tombe, infatti, c’era da spostare anche i… fantasmi.

Okay, inizia a somigliare a uno di quei film a metà tra il comico e l’horror (uno di quelli con Bill Murray), ma la questione è seria. Il capitano sostiene che la gente abbia paura dei fantasmi. Sono clienti difficili, gli spettri. Se non vogliono muoversi, si arrabbiano e diventano pericolosi per i vivi.

Ecco qual era il problema: prima di spostare i nuovi inquilini, c’era bisogno di rimuovere i vecchi. E gli inquilini del cimitero di Tatkon non erano clienti facili da sfrattare. Secondo Benedicte Brac de La Perriere, studioso della religione del Myanmar, nel cimitero di Tatkon erano sepolti soldati giapponesi morti durante la seconda guerra mondiale. E la religione birmana, di stampo Buddhista, crede che le morti violente liberino residui spirituali permanenti.

In altre parole, le anime di coloro che muoiono di morte violenta aleggiano sulla Terra, e nessun aspersorio o cerimonia religiosa tradizionale riesce a mandarle via.

Il capitano dovette ingegnarsi per trovare una soluzione. Prima spostò i vecchi inquilini del sol levante in un nuovo cimitero, oltre i confini della città. Dopo aver spostato le tombe e i resti, il governo assunse un natsaya (maestro dello spirito). Il natsaya aveva il compito di radunare gli spiriti e convincerli a montare sui rimorchi di ben dodici camion. Le tombe erano più di 1.000. I camion totalizzarono 108 viaggi. Il numero non è frutto del caso. I simboli sacri che accompagnano le impronte del Buddha sono 108.

Il trasloco non risultò semplice. I fantasmi birmani non sono clienti facili da sfrattare, e pare siano oltremodo indisciplinati. Dai racconti sussurrati a mezza bocca, pare che siano alti, grossi e feroci, con zanne come i denti a sciabola di un felino preistorico e lingue lunghe e ricurve come tornanti.

Quando i fantasmi diventavano troppo indisciplinati interveniva il natsaya, che riportava l’ordine tra i ranghi e li convinceva a montare. I camion si riempivano e le ruote sprofondavano nel terreno.

I fantasmi birmani sono pensanti.

Occorsero tre giorni per completare il trasloco. Tutto andò per il meglio. La notte seguente al trasferimento, però, l’assistente del capitano sognò tre individui dai contorni evanescenti, che lo imploravano di tornare a prenderli. Il giorno seguente, il capitano tornò al cimitero e rinvenne tre tombe nel sottobosco. Si richiamò il natsaya, che aiutò il capitano a spostare gli spettri.

Uno dei tre risultò particolarmente dispettoso. Prese posto nell’auto dell’assistente del capitano e causò malfunzionamenti ai bulldozer che lavoravano il terreno. Uccise un gatto che gironzolava nel complesso residenziale di Nay Pyi Taw e si divertì a far ruzzolare giù dal letto l’assistente nel corso di svariate notti.

Solo quando il capitano chiese a un monaco di recitare le scritture buddhiste, lo spirito si chetò.

Ed è così che Nay Pyi Taw è oggi una città fantasma… senza fantasmi.

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