La Casa Editrice Effequ sostiene la parità di genere

Un'innovazione tutta italiana

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Rivolgendosi a un pubblico misto, si usa esordire con un “buongiorno a tutti!”. C’è chi poi preferisce essere più preciso e inclusivo, perciò dice “buongiorno a tutti e tutte!”. Nella lingua italiana, entrambe le forme sono corretta. Anche la prima, in quanto quel “tutti” è un maschile generico, che si riferisce a un gruppo composto sia da uomini che da donne. Eppure, corre voce che l’italiano sia una lingua maschilista e sessista, che non tiene conto dei generi non binari. Per far fronte a questo problema, la Casa Editrice Effequ ha ideato una risoluzione innovativa.

Cosa propone la Casa Editrice Effequ?

C’è chi si è ingegnato distinguendo i plurali o ponendo un asterisco in fondo a nomi e pronomi. Chi invece al posto dell’asterisco ha utilizzato una “u” o una “@”. La Casa Editrice Effequ, ha messo a punto un’idea che nessun altro aveva ancora proposto. Uno schwa, ossia un ə. La ragione di questa scelta, risiede nel fatto che il simbolo ha un suono neutro, senza tono. Per questo motivo è l’ideale nel momento in cui ci si rivolge a un pubblico misto.

Dunque, possiamo affermare che lo schwa è un simbolo privo di discriminazione. <<In un momento in cui si vanno sperimentando diverse soluzioni per accompagnare l’innovazione linguistica in una direzione più inclusiva, la Casa Editrice Effequ ha avviato una riflessione sul proprio ruolo, adottando l’utilizzo dello schwa (ə) per marcare le forme non binarie>>. Questo, è quanto è stato affermato dagli editori Silvia Costantino e Francesco Quatraro. In effetti, c’è da dire che si tratta di un’iniziativa che include l’intero pubblico dei lettori. D’altronde, chi scrive non può conoscere chi si trova al di là della pagina e dello schermo. Dunque, è sempre bene avere qualche accortezza in più, nel proprio modo di proporsi.


“He For She”: insieme per la parità di genere


Lotta alla discriminazione

Alcune persone considerano la questione linguistica sul genere, come l’ennesima battaglia priva di senso. Sostengono che le discriminazioni siano altre, che i veri problemi della vita non siano questi. Eppure, quella discriminazione linguistica è una realtà consolidata. Possiamo dire che ciò che si sente è soggettivo. Ognuno, dentro di sé, conosce se stesso. Sa come è solito reagire ai problemi e da che cosa si sente offeso o meno. Tuttavia, non si può conoscere appieno ciò che prova una qualsiasi altra persona, eccetto noi stessi. Ecco perché le accortezze non sono mai troppe. E soprattutto, dal momento che la parità di genere è una battaglia ancora aperta, includere invece che escludere, è sempre sintomo di vittoria.