La casa di Sciascia diventa un Museo: la penna che ha saputo denunciare

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Casa di Sciascia a Racalmuto

La casa di uno dei più grandi scrittori del Novecento, Leonardo Sciascia, diventa un Museo. Qui Sciascia ha vissuto per un periodo con le sue zie. La casa è diventata un simbolo letterario, presente anche in “Le parrocchie di Regalpetra”, opera del 1956.

In stato di abbandono, è stata acquistata dal mecenate Pippo Di Falco, che ha recuperato l’arredamento originale, decidendo così di trasformarlo in un museo. Una richiesta che, già nel 2014, era stata fatta al Ministero dal sindaco di Racalmuto, Emilio Messana, affinché i luoghi di Sciascia – le case, i circoli, la scuola, il teatro – divenissero beni culturali dello Stato. L’ufficializzazione della notizia è avvenuta durante l’evento “I miti e le pietre del Mediterraneo”, nella Valle dei Templi, dedicato alla memoria dell’assessore regionale e archeologo Sebastiano Tusa, scomparso nel disastro aereo in Etiopia. La casa-museo verrà inserita nelle tappe della “Strada degli scrittori”, un itinerario che invita a ripercorrere i luoghi vissuti e amati dagli scrittori e quelli descritti nei loro romanzi.

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“Il giorno della civetta”

Sciascia – scrittore, saggista, giornalista, politico, poeta, drammaturgo e critico d’arte – è scomparso il 20 novembre del 1989 lasciando una vastissima produzione letteraria e, soprattutto, un nuovo modo di intendere la narrativa. I suoi romanzi sono una denuncia contro le infiltrazioni mafiose nella società siciliana.

Il giorno della civetta” è l’opera che più di tutte lo ha reso famoso. Un romanzo che, per la prima volta, parla esplicitamente del problema della mafia e del potere politico, in un’epoca in cui invece si rinnega l’esistenza della mafia: <<Il giorno della civetta mi è stato ispirato  dall’assassinio a opera della mafia, a Sciacca del sindacalista comunista Miraglia>>.

Il protagonista del romanzo, il capitano Bellodi, indaga sull’omicidio di Colasberna, un piccolo imprenditore. Nelle indagini però, dovrà scontrarsi con l’omertà di chi ha assistito all’omicidio, ma anche degli amici e familiari della vittima. Un’omertà che nasce dalla paura di parlare, quindi di esporsi contro i mafiosi.

In special modo questo romanzo, ma anche tutta la sua carriera letteraria, riassume il suo impegno civile e costante nella Sicilia consumata dalla mafia. Un autore che, come pochi, ha avuto il coraggio di parlare e denunciare, dando voce a chi – come la vittima del suo romanzo, Colasberna – non ha il coraggio di farlo: <<Io ritengo che la lotta più efficace alla mafia si faccia nel nome del diritto, senza stati d’assedio, dando al cittadino la sua sicurezza>>.

Il coraggio di denunciare

Sciascia lo ha capito fin da subito, nonostante la società del suo tempo ne negasse l’esistenza, che la mafia fa parte del tessuto sociale e, ciò che principalmente le fa acquistare sempre più potere, è proprio la paura stessa. Denunciare quindi è il primo fondamentale passo.

Un discorso che, purtroppo, ancora oggi è attualissimo. Basti pensare a quanta brava gente è “costretta” a pagare il pizzo per portare avanti la propria attività commerciale. La mafia è una minaccia costante e non sempre si manifesta attraverso le armi da fuoco, spesso si nasconde anche in piccolissime azioni quotidiane. Anche un semplice “sì” innesca il meccanismo subdolo della mafia. Un sì al favoritismo nascosto nella politica di oggi, ad esempio, soprattutto nel mondo del lavoro.

Leggere le opere di Sciascia vuol dire imparare a conoscere la storia del nostro Paese. Bisogna infatti arrivare alla radice per capire cosa scatena quel susseguirsi di fatti concatenati. Avere il coraggio di riconoscere, nella propria terra, non solo ciò che di buono c’è, ma soprattutto il lato buio più nascosto e combatterlo, senza più assecondarlo o facendo finta che “non c’è e non esiste”.

<<Forse tutta l’Italia va diventando Sicilia… A me è venuta una fantasia, leggendo sui giornali gli scandali di quel governo regionale: gli scienziati dicono che la linea della palma, cioè il clima che è propizio alla vegetazione della palma, viene su, verso il nord, di cinquecento metri, mi pare, ogni anno… La linea della palma… Io invece dico: la linea del caffè ristretto, del caffè concentrato… E sale come l’ago di mercurio di un termometro, questa linea della palma, del caffè forte, degli scandali: su, su per l’Italia, ed è già oltre Roma…>>

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