La casa di moda Chanel avrebbe acquistato le quote di un’azienda marchigiana

Secondo alcune indiscrezioni, Chanel avrebbe stretto un accordo con Paima Srl di Osimo, provincia di Ancona, per l'acquisizione di un'ampia percentuale delle quote dell'azienda italiana.

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Casa di moda Chanel
Chanel avrebbe investito in un'azienda della provincia di Ancona.

La casa di moda Chanel sembra sempre più intenzionata ad investire attivamente in Italia. Secondo alcune indiscrezioni, pare che la società parigina abbia raggiunto un’intesa con Paima Srl, azienda di Osimo (provincia di Ancona) che, fondata nel 1963 come negozio di artigianato della famiglia, oggi è una realtà molto conosciuta e apprezzata nel nostro Paese.

Sembra che l’impresa marchigiana abbia già ceduto una parte delle sue quote a Chanel: la famiglia proprietaria del marchio sarebbe comunque rimasta all’interno dell’azienda per garantire la continuità dei suoi standard di qualità.

Per adesso la casa di moda Chanel non ha confermato questo rumor, e anche Paima Srl ha scelto la via del silenzio. Ad ogni modo, è un dato di fatto che il colosso parigino stia rivolgendo sempre di più le sue attenzioni sull’Italia. Ad esempio, già in passato la società transalpina aveva annunciato di aver acquisito le quote di maggioranza di una conceria toscana, evitando però di fornire ulteriori dettagli sull’operazione.

L’opinione di Federmoda Ancona sulla presunta operazione tra la casa di moda Chanel e Paima

Il presunto accordo che avrebbe portato all’ingresso della casa di moda Chanel nella marchigiana Paima è stato commentato da Lucia Trenta, responsabile di Federmoda della Cna di Ancona. La dirigente ha innanzitutto chiarito che l’eventuale intesa non sarebbe da considerare come una operazione prettamente “finanziaria”, ma prevalentemente “industriale”.

La dottoressa Trenta, infatti, ampliando la portata del suo discorso, ha ricordato che in questo momento le aziende della provincia di Ancona si stanno riprendendo, mentre fino a qualche mese fa “sono andate molto male”. La causa di questo tracollo è legata al periodo del lockdown per l’emergenza coronavirus, quando tante imprese sono state costrette a chiudere l’attività, tranne quelle che sono riuscite a riconvertirla per produrre le mascherine.

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Il comparto della moda, in particolare, se è costretto a fermarsi anche solo per un mese vede saltare un’intera stagione, con inevitabili conseguenze negative sulla produzione.

Inoltre Lucia Trenta ha evidenziato che la chiusura dei negozi ha bloccato anche le vendite, innescando un circolo vizioso che ha danneggiato tutto il settore: i commercianti non hanno potuto pagare i fornitori e questi, a loro volta, non lo hanno potuto farlo verso i prodouttori. “Si è fermata tutta la catena non solo di vendita e distribuzione ma anche di produzione”, ha chiosato la Trenta.