La cacio e pepe di Edmondo è un atto d’amore

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Cacio e pepe

Si chiama Elena la ragazza che trasforma la cacio e pepe di Edmondo in un atto d’amore. È soltanto un piatto che ci sarà mai di così tanto speciale? Diranno in molti. E io a quei molti proverò a spiegare che non è un insieme di qualche elemento. La cacio e pepe preparata da Elena è una perdizione.

La cacio e pepe di Edmondo è magìa?

Se pensate al piatto non ci arrivate, la ricetta è secondaria. C’è uno spirito antico che si aggira nelle strade di Roma, nei suoi maledetti vicoli di puttane e papponi, la luce giallastra dei suoi lampioni rende tutto così meschino, sporco, appagante solo per quella lacrima oscura che annega la pace. Spesso immerso nei miei maestosi mostri emotivi, vago tra una poesia appena scritta o una canzone da comporre sul precipizio di quella lacrima in bilico sulla sua esistenza, ed è in quel momento che ricordo. Ricordo della cena con la mia band o con altri quattro amici, così mi incammino nella sera fredda di Roma, verso Edmondo. Non è un ristorante, un bistrot elegante. Edmondo è una trattoria romana, piccola, con I vetri della porta di entrata rigati al vapore che espande i profumi della cucina a vista. Quella cucina dove il sorriso di Elena si confonde con la magia dei sensi che ti stanno già tormentano di orgogliosa perdizione. Così ti viene incontro Giorgia che ti saluta con affetto, e non mi chiederà cosa prenderò: lei lo sa.

Ma cosa è questo posto?

Questo posto è il senso del perdono verso noi stessi, il senso dell’orgoglio di essere parte di quel vapore, di quei sorrisi, di quella piccola attesa, perché come diciamo a Roma: “Elena la robba te la cucina ar volo, quindi devi d’aspettà, sennò vattene a magnà ar bare“. È tutto qui! Lo spirito di ogni cosa e il suo meccanismo che meccanicamente si muove nel suo stesso spirito: essenza del sapere cosa si vuole o si fa. Il tavolo dove Giorgia mi fa accomodare è quello vicino all’entrata della cucina a vista. Lei non mi chiede cosa prendo, anzi sorridiamo entrambi perché Elena dalla cucina mi dice: “te ne faccio una porzione o una porzione e mezza?“. E ovviamente sorridendo insieme a Giorgia, che ha già portato il rosso a tavola, con una minerale che mi guarderà tutta la sera rispondo: “Fai tu, io mi vergogno solo ad averlo pensato“.

La cacio e pepe di Edmondo e l’estasi

Così vedi Elena che dopo poco, sempre con il suo sorriso rubato alla positività dell’universo, comincia a mescolare sapientemente i suoi tonnarelli a cacio e pepe. Li guarda come se volesse raccontarmi qualcosa attraverso loro, e lei riesce a farlo. Così quando Giorgia mi porta la mia porzione e mezza di tonnarelli a cacio e pepe, alle spalle sbuca il sorrisone di Elena, come a dire: “godi amico mio”. La cacio e pepe di Edmondo è il viaggio che serviva per placare le mie lacrime antiche.