La caccia: consentita al di fuori dal Comune persino a S. Stefano

La Regione Piemonte ha autorizzato gli spostamenti al di fuori dal proprio comune di residenza per l'attività di caccia. Anche a S. Stefano.

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La caccia

Divieto di uscire dal proprio Comune a Natale e Capodanno, ma è consentito farlo per la caccia, anche a S. Stefano. Una normativa in palese contraddizione alle restrizioni anti-Covid. Ma tant’è. Mentre l’Italia si appresta ad un Natale blindato la Regione Piemonte ha deliberato il nulla osta agli spostamenti per la caccia. Al di fuori dal proprio Comune di residenza. Anche nei giorni in cui gli spostamenti sono vietati.

La caccia consentita al di fuori dal Comune: come mai?

Dunque ciò che c’è di certo ad oggi, è che dal 21 dicembre al 6 gennaio sono vietati tutti gli spostamenti tra Regioni. Anche verso le seconde case. Mentre il 25 e 26 dicembre e il 1° gennaio anche quelli tra Comuni. E che per tutto il periodo natalizio resta il coprifuoco. Cioè vige il divieto di spostarsi su tutto il territorio italiano, dalle 22 alle 5 e il 31 dicembre fino alle 7. Mentre in Piemonte nonostante i divieti previsti, è possibile uscire dal proprio Comune di residenza per l’attività venatoria. Anche nel giorno di Santo Stefano. Nella nota della Regione si legge: “Lo svolgimento delle operazioni di controllo e contenimento faunistico, si considera come stato di necessità. Al fine di limitare i danni alle colture nonché mitigare il potenziale pericolo per la pubblica incolumità e per conseguire l’equilibrio faunistico venatorio”.

Il Covid non ferma l’attività venatoria

L’attività venatoria non si ferma davanti a nulla. Nemmeno la pandemia è riuscita a bloccarla. La caccia è un’attività crudele che coinvolge ancora troppe persone. Gli ultimi dati raccolti dalla Lav indicano circa 500mila licenze di caccia in Italia. Mentre è di 20 miliardi di euro l’anno il valore del traffico di fauna selvatica. Tuttavia i cacciatori, fra le varie leggende che mettono in circolazione allo scopo di tutelare e di incrementare il loro mortifero “sport”, insistono nell’accusare alcune specie di animali. Come ad esempio le volpi e i rapaci, di essere nocivi.

Un’attività crudele

Definire “nocivo” un animale è un concetto utilitaristico che risale ai tempi antichi. Ogni specie vivente svolge una propria funzione nell’equilibrio degli ecosistemi. “Di veramente nocivo c’è soltanto il peggior predatore della Terra. La scimmia nuda chiamata “uomo” conclude Scola.…. Purtroppo sin da bambina ho un brutto vizio. Quello di mettermi nei panni degli altri. E per me gli altri sono anche gli altri animali. 


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