La Bielorussia può usare i rifugiati come arma solo se la Polonia li vede come tali

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Foto di Anna Fleituch e Jan Makar)

Un gruppo di rifugiati, che si dice provengano principalmente dall’Afghanistan, è bloccato da giorni in un limbo, un fazzoletto di terra a Usnarz Górny, al confine tra Polonia e Bielorussia. Varsavia si rifiuta di procedere con le pratiche per i richiedenti asilo, mentre Minsk si rifiuta di riammetterli. In questo modo si usano i rifugiati come arma politica.

La politica migratoria della Polonia

Il partito Legge e giustizia (PiS) al governo in Polonia ha cercato a lungo di presentarsi come un duro nei confronti della migrazione. Per gran parte della sua base elettorale conservatrice, tenere i migranti non cristiani fuori dall’Europa è una priorità, e il PiS raramente ha mancato di perdere un’occasione per confermare le sue credenziali anti-migranti. Il Paese ha accolto per anni pochi rifugiati, in violazione del diritto dell’Unione Europea e internazionale. Infatti, nel marzo 2020 la Corte di giustizia europea (ECJ) ha stabilito che la Polonia, insieme a Ungheria e Cechia, aveva violato i suoi obblighi ai sensi del diritto dell’UE rifiutando di accogliere i rifugiati.

La falsa paura e la vera crisi

Tuttavia, fino a poco tempo fa la narrativa del PiS secondo cui i rifugiati musulmani provenienti da paesi come l’Afghanistan, l’Iraq e la Siria erano una minaccia per la Polonia cristiana (e per l’Europa in generale) era in gran parte teorica. la crisi dei rifugiati in Europa del 2015 ad esempio è stata facilmente superata dalla Polonia. Ora, tuttavia, il paese deve affrontare una vera crisi di rifugiati, con migliaia di persone bloccati al confine orientale. Principalmente sono cittadini afgani in fuga dai talebani che, secondo quanto riferito, hanno ricevuto assistenza dalle autorità bielorusse per raggiungere il confine polacco. All’inizio di quest’anno, il dittatore bielorusso Alexander Lukashenko è stato accusato di aver facilitato in modo simile il movimento degli iracheni al confine con la Lituania.

Usare i rifugiati come arma

Quello che vediamo messo in atto da Lukashenko è un atto estremo di aggressione nei confronti dell’Unione europea” ha dichiarato il 25 agosto il commissario europeo per gli affari interni Ylva Johansson. “Sta usando gli esseri umani in modo strumentale. Questo è assolutamente inaccettabile“. Lukashenko ha fatto pochi sforzi per mascherare il suo uso di vite umane come arma contro i suoi vicini a ovest, che hanno guidato la spinta per sanzioni UE più severe contro il suo regime. “C’è un numero crescente di rifugiati [dall’Afghanistan, dall’Iraq, dalla Siria], senza dubbio ‘incoraggiati’ dalle autorità bielorusse, che cercano di entrare in Polonia e Lituania” racconta Michał Buchowski, professore di studi comparati dell’Europa centrale all’Università europea Viadrina di Francoforte. “È troppo presto, tuttavia, per dire che si tratta di un’onda“, aggiunge.

Le difficoltà della politica UE

Krzysztof Jaskułowski, un sociologo e storico polacco i cui interessi principali includono la migrazione contemporanea, sostiene che la politica dell’UE non aiuta la situazione. “La politica dell’UE si basa in larga misura sull’ingenuo presupposto che gli stati cuscinetto conterranno a tempo indeterminato migranti e rifugiati all’interno dei loro confini, tenendo queste persone lontane dall’UE. Il partito Legge e Giustizia radicalizza e brutalizza questa politica presentando la situazione al confine come una guerra contro la Polonia e i rifugiati come un’arma di Lukashenka e [Vladimir] Putin“. Secondo il sociologo almeno in una certa misura, la gravità della situazione è stata sopravvalutata dal partito al governo.

Il pericolo dell’islamofobia

Le autorità stanno ancora una volta giocando sui sentimenti anti-rifugiati, che possono anche essere chiamati sentimenti anti-musulmani poiché è questo il modo in cui i rifugiati vengono principalmente chiamati in Polonia. L’argomento della sicurezza nazionale, confini sigillati contro i “nemici” inviati in una guerra ibrida da Lukashenko alla Polonia e all’UE è la storia che viene raccontata al pubblico dalle autorità” sostiene Buchowski. Tali atteggiamenti nei confronti delle persone di fede musulmana sembrano essere diffusi nel Paese. “Law and Justice è arrivata al potere in gran parte alimentando un panico morale contro i rifugiati musulmani e ora sta cercando di giocare di nuovo quella carta, con il sostegno di gran parte della società che vede i rifugiati dei paesi musulmani come terroristi, scrocconi di beneficenza e stupratori” secondo Jaskułowski.

Ieri e oggi

Nel 2017, quasi tre quarti della popolazione erano contrari all’accoglienza dei rifugiati”, aggiunge Buchowski. Tuttavia, l’islamofobia non è sempre stata così diffusa in Polonia come lo è oggi. “L’islamofobia era assente nel primo decennio di questo secolo, quando quasi 80.000 ceceni hanno chiesto asilo in Polonia. La maggior parte di loro è emigrata lontano dalla Polonia” sottolinea Buchowski.

I rifugiati come arma solo se lasciamo che siano usati in questo modo

Secondo Witold Klaus dell’Associazione per l’intervento legale (SIP) con sede a Varsavia Lukashenko può usare i rifugiati come arma solo finché il partito di governo polacco continua a percepirli come una minaccia. “Non c’è un numero significativo di richiedenti asilo al confine polacco. Poche centinaia di persone (più o meno) in cerca di asilo non sono affatto un gran numero, né lo sono poche migliaia. La Polonia ha esperienza nel trattare con i richiedenti asilo, poiché tra il 2012 e il 2016 abbiamo accolto più di 11.000 richiedenti asilo all’anno e nel 2013 questo numero era vicino a 15.000. I numeri attuali non sono particolarmente elevati per il sistema di asilo polacco”. Tuttavia, invece di fare affidamento sul sistema di asilo già consolidato e ben funzionante del paese, il partito al governo ha deciso di investire nella costruzione di un altro muro per rafforzare la “fortezza Europa“. La Polonia il 23 agosto ha annunciato che sarebbe diventato l’ultimo paese europeo ad iniziare a costruire un muro anti-rifugiati, con una nuova recinzione al confine con la Bielorussia sul modello di quella costruita dall’Ungheria al confine con la Serbia nel 2015.


Polonia costruirà una recinzione al confine con la Bielorussia

I muri sono inefficienti

Ma quello che sta facendo il governo polacco è inefficiente. Guardando la mappa, chiunque può vedere che il confine tra Polonia e Bielorussia è piuttosto lungo. Non è possibile costruire un muro così velocemente e ci sono sicuramente delle zone scoperte. Il flusso di rifugiati afghani è destinato ad aumentare nel prossimo futuro, la Polonia ha bisogno di una soluzione politica diversa”, conclude Pędziwiatr. Il più grande gruppo di opposizione della Polonia, Civic Coalition, non ha ancora un approccio unificato alla questione dei rifugiati. Una delle sue figure più note, l’eurodeputato ed ex ministro degli Esteri Radosław Sikorski, ha in parte imitato il PiS definendo il tentativo di Lukashenko di spingere i rifugiati in Polonia e Lituania “un attacco” all’Unione europea. Mentre i politici polacchi si agitano e discutono, la situazione dei rifugiati stessi è poco meno che tragica. Il 25 agosto, l’organizzazione di sostegno ai rifugiati, Salvation Foundation, ha affermato che uno dei migranti al confine era “in punto di morte”. “Una donna di cinquantadue anni sta per morire davanti ai suoi cinque figli”, ha twittato l’ONG, “Il salvataggio è necessario ORA”.