La Bielorussia preoccupa l’Europa, intanto le donne in marcia per protestare

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La situazione in Bielorussia al momento non sembra affatto migliorare, altre proteste in strada tra cui un gruppo di donne attiviste. L’Europa è preoccupata

Aleksandr Lukasenko, al potere dal 1994, è di nuovo presidente della Bielorussia, il Paese che, nel tempo, ha letteralmente trasformato in qualcosa di sua proprietà. Un luogo, cioè, dove la repressione del dissenso, le intimidazioni nei confronti di attivisti e giornalisti e le violazioni dei diritti umani sono da 26 anni parte della quotidianità.

La piazza

La piazza non smette di contestarlo e l’opinione pubblica internazionale chiede chiarezza sul recente risultato elettorale. Lo considerano l’ultimo dittatore d’Europa, ma la vittoria del 9 agosto, su cui anche le istituzioni europee chiedono trasparenza, sancisce di fatto il suo sesto mandato.

Anche la presidente della Commissione Ursula von der Leyen sul suo profilo Twitter sempre in merito alla vittoria del suo elettorato ha chiesto alle autorità che i voti fossero controllati analiticamente questo a dimostrazione di quanto l’Europa sia preoccupata per la situazione della Bielorussia.

Le preoccupazioni di Bruxelles

A preoccupare Bruxelles, è  la situazione politica del Paese, che da sempre rappresenta un’area complicata per le istituzioni europee, perché a metà tra l’Est e l’Ovest.

L’Unione, negli anni, ha tenuto particolarmente sotto osservazione le condizioni sociali bielorusse, tentando la strada del dialogo e utilizzando (dove possibile) le misure restrittive per spingere il regime a non violare i diritti umani.

Ma i rapporti tra Minsk e Bruxelles, tesi già dalla metà degli anni Novanta, potrebbero deteriorarsi ancora. Secondo quanto riportato da uno studio del Parlamento Europeo sul ruolo dell’Unione nella difesa dei diritti umani in Bielorussia dal 2016, nonostante i tentativi di avvicinamento, da parte delle istituzioni europee, con il regime di Lukašenko, la situazione del Paese resta critica ed è migliorata di poco, soprattutto quando si parla di difesa dei processi democratici.

Le prime forme di dialogo con Minsk pensate nel 1995, alla fine, non avevano prodotto risultati concreti e, anzi, si erano arenate con il Partnership and cooperation agreement (Pca), un patto mai entrato in vigore e che includeva un’importante clausola sullo sviluppo della democrazia. Che il leader bielorusso ha sempre osteggiato.

Perché la Bielorussia è importante per l’Unione europea (e viceversa)

Sullo scacchiere internazionale, essendo la Bielorussia di Lukašenko uno snodo fondamentale a metà tra il mondo occidentale e le influenze russe, Minsk è sempre stata oggetto di preoccupazione, in particolare dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina e l’espansionismo (non solo) politico di Vladimir Putin.

Soprattutto negli ultimi anni, infatti, le istituzioni europee non hanno più potuto guardare alla realtà bielorussa esclusivamente come all’ultima dittatura in Europa, ma anche come all’unico Paese del partenariato orientale ancora in grado di controllare il proprio territorio.

E se i tentativi di dialogo si sono intensificati (soprattutto dal 2016 in avanti), le circostanze sociali su cui l’Europa è chiamata a vigilare restano critiche, nonostante alcuni (lievi) passi in avanti. Intimidazioni, pressioni sulla stampa, carcerazioni preventive e arbitrarie, restrizioni alle libertà individuali, soffocamento del dissenso e violazioni continue dei diritti civili hanno fatto dello Stato dell’Est un luogo particolarmente fragile.

Per cercare di imporsi, l’Unione ha utilizzato (e continua a farlo) alcune misure restrittive, come l’embargo, il travel ban e il congelamento delle risorse che, per Lukašenko, sono risultate fondamentali visto che, nei momenti di maggiore difficoltà, lo Stato ha beneficiato dell’assistenza economica europea.

Il leader, inoltre, per quanto riguarda la politica estera, ha cercato di mantenere una sorta di equilibrio tra la Federazione russa e l’Occidente, mostrandosi il più neutrale possibile.

Anche Macron afferma che Lukashenko deve andarsene

Quello che sta accadendo in Bielorussia è una crisi di potere, di un potere autoritario che non arriva ad accettare la logica della democrazia e che cerca di resistere con la forza. E’ chiaro che Lukashenko deve andarsene”.

Macron, sempre citato dal ‘Jdd’, spiega che la Russia “che ha una relazione di grande prossimità con la Bielorussia e tra l’altro la maggior parte dei manifestanti non mette in discussione questo legame. Il 14 settembre scorso ho parlato con il presidente russo, Vladimir Putin. Gli ho detto che la Russia ha un ruolo importante da recitare e questo ruolo può essere molto positivo se spinge Lukashenko a rispettare la verità del voto e a liberare i prigionieri politici. Era quindici giorni fa, non ci siamo”, aggiunge il presidente francese.

Situazione al momento

La situazione al momento non sembra affatto migliorare, in strada sono scese per protestare contro il presidente Lukashenko migliaia di attiviste donne tra cui anche una donna anziana di 73 anni a capo della protesta.

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