Il politicamente corretto (e corrotto) in tv

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Politicamente corretto
Politicamente corretto

Cosa si può dire e cosa no in tv? Cosa è opportuno e cosa è offensivo? Dopo il discorso razzista e omontransfobico di Pio e Amedeo, e quello coraggioso e libero di Fedez, il tema è tornato sotto i riflettori. Quale ruolo ricopre davvero il politically correct nelle nostri reti?

Pio e Amedeo contro la “dittatura” del politicamente corretto

La libertà di espressione è tornata al centro del dibattito dell’opinione pubblica in soccorso del caso Pio e Amedeo secondo i quali il politicamente corretto limiterebbe la libertà di espressione. “Non conta la parola ma l’intenzione che c’è dietro”. Questa la scusante dietro il discorso razzista e omotransfobico con il quale i due hanno deciso di sfidare la “dittatura” del politicamente corretto. Quello che, però, sfugge al duo comico è che non esiste nessuna dittatura. Il politically correct non è altro che il frutto di un’evoluzione sociale.

E se due comici non sono in grado di capire l’importanza delle parole e sono costretti a giocare con gli insulti per far ridere il loro pubblico, forse questo mestiere non fa per loro. Sbattere i piedi vomitando insulti razzisti e omotransfobici non fa ridere. Crogiolarsi su un’ironia messa in piedi da un sistema oppressore e auto-conservativo, usando quei termini che lo hanno creato e che ancora oggi lo tengono in piedi, non fa ridere. Non è dittatura, non è limitare la libertà di espressione. Una delle reti ammiraglie della Mediaset dovrebbe capirlo piuttosto che rimanere arroccata in uno stato di auto-preservazione.

Qual è il vero coraggio?

“La banalità di Fedez e il coraggio di Pio e Amedeo”: così ha riassunto quanto accaduto negli ultimi giorni Il Giornale, secondo il quale, il discorso di Pio e Amedeo avrebbe richiesto grande coraggio. “Al giorno d’oggi per dire quello che hanno detto Pio e Amedeo ci vuole coraggio. Non è una lezione semplice da afferrare per chi ha sempre deciso, in nome di tutto il Paese, cosa è giusto e cosa no. Mettersi contro queste persone, che si sentono i padroni della verità, è il vero coraggio”. Forse, però, chi si sente padrone della verità assoluta e delle emozioni altrui è proprio il duo comico che ha deciso di avere la presunzione di sapere come ci si sente a ricevere insulti razzisti o omotransfobici.

Tra politicamente corretto e politicamente corrotto

Fedez ha impresso al Concertone una svolta decisa, leggendo per intero il discorso che si era preparato e che i vertici della RAI, in particolare Ilaria Capitani, vicedirettrice di RAI 3, avevano prima chiesto di leggere e poi avevano bollato come “inopportuno”, richiedendo che venisse “edulcorato” e che venissero omessi i nomi. Insomma, Pio e Amedeo hanno potuto difendere la loro personalissima libertà di espressione senza subire censure, mentre a Fedez la RAI ha chiesto di tacere omettendo i nomi di chi pubblicamente ha rilasciato dichiarazioni omofobe. Sarebbe questa la libertà di espressione tanto osannata? Quella che permette di usare parole dissacranti a meno che non si tratti di quelle destinate ai politici?

Alla luce delle aggressioni razziste, antisemite e omotransfobiche, il discorso di Pio e Amedeo, così come la guerra al politicamente corretto, appare arrugginito dal passare degli anni. La sensibilità del pubblico sta cambiando e la prova è l’accoglienza riservata al discorso di Fedez su uno dei palchi più importanti dell’anno. La battaglia contro il politicamente corretto rischia di diventare una lotta contro le persone, spostando il focus dall’iniziale idea di “non poter dire più nulla” a “non poter più offendere nessuno”. Le parole sono importanti e, come ha detto Nanni Moretti “Chi parla male, pensa male”.