La barriera corallina del Mar Rosso che resiste ai cambiamenti climatici

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La barriera corallina del Golfo di Aqaba non è danneggiata dal riscaldamento globale.

Il riscaldamento globale e l’innalzamento delle temperature del mare stanno provocando ingenti danni soprattutto ai suggestivi luoghi in cui fino a qualche anno fa si potevano ammirare bellissimi e colorati coralli, fondamentali anche per l’ecosistema marino. Purtroppo non è raro assistere allo spettrale spettacolo di queste formazioni sottomarine biogeniche che si stanno progressivamente sbiancando, un fenomeno che dal 2014 al 2017 ha colpito almeno il 75% di tutte le distese acquatiche del mondo. Una speranza però proviene dal Mar Rosso settentrionale, esattamente dal Golfo di Aqaba, dove pare ci sia una barriera corallina che non stia risentendo dei drammatici effetti dei cambiamenti climatici.

Prima di soffermarci su questo particolare e positivo fenomeno, ricordiamo cos’è lo sbiancamento dei coralli. Questa situazione si verifica nel momento in cui, a causa dell’inquinamento e dell’incremento della temperatura delle acque, questi esseri viventi marini perdono il contatto con le alghe con cui sono in simbiosi che solitamente forniscono loro energia. Di conseguenza, quando termina questa cooperazione del tutto naturale, il corallo perde il suo colore caratteristico e più passa il tempo in questa condizione e più si avvicina alla morte. Andréa Grottoli, docente presso la School of Earth Sciences dell’Università dell’Ohio (Stati Uniti) ha dichiarato alla BBC che ormai la situazione sta diventando «terribile», anticipando che continuando di questo passo le barriere coralline potrebbero sparire entro la fine del secolo.

Il drammatico sbiancamento dei coralli.

Una speranza in questo scenario inquietante, però, esiste. E viene proprio dalla barriera corallina del Golfo di Aqaba dove sembra che l’ecosistema del Mar Rosso settentrionale non risenta dell’aumento delle temperature. Questo fenomeno è stato osservato e descritto da Anders Meibom, geochimico e responsabile del Laboratorio di geochimica biologica presso l’Istituto di Scienze della Terra della Svizzera.

Mar Rosso: la barriera corallina è ancora intatta nonostante il riscaldamento globale

Per comprendere cosa sta realmente accadendo nella barriera corallina del Mar Rosso, si può fare riferimento alla testimonianza fornita sempre alla BBC da Jessica Bellworthy, dottoranda in corallo tropicale che lavora all’Interuniversity Institute for Marine Sciences di Eilat, in Israele: «Nonostante le temperature del mare stiano aumentando più rapidamente – ha spiegato la ricercatrice – nel Mar Rosso settentrionale non ci sono stati eventi di sbiancamento di massa». Il dirigente della struttura israeliana, il professor Maoz Fine, già nel 2005, di rientro in Israele dopo aver studiato i coralli australiani, si rese conto che nelle acque del Golfo di Aqaba non vi era il desolato paesaggio delle formazioni marine prive di alcuna colorazione, anzi, sembrava essere rimasto tutto intatto.

E così nel 2010 Fine ha deciso di lanciare il progetto del Red Sea Simulator (RSS) una struttura acquaria multipla che può monitorare le condizioni degli oceani di tutto il mondo, facendo anche delle proiezioni su ciò che potrebbe accadere nei prossimi anni. Grazie a questo laboratorio si stanno effettuando vari esperimenti, controllando la reazione dei coralli all’aumento graduale della temperatura dell’acqua. Karine Kleinhaus non ha nascosto che è ancora possibile salvare gli habitat naturali colpiti dallo sbiancamento, ma per farlo è fondamentale capire come fa quello del Mar Rosso a resistere così bene ai cambiamenti climatici.

La meravigliosa barriera corallina del Golfo di Aqaba.

Si è notato, infatti, che addirittura fino ad un innalzamento della temperatura di 4-5°C, se non addirittura 7, la barriera corallina del Golfo di Aqaba non solo non ne ha affatto risentito, ma in alcuni casi ha tratto ulteriori benefici dal trovarsi in acque più calde del solito. Le alghe simbiotiche, ad esempio, hanno raddoppiato la produzione di ossigeno e la loro attività produttiva primaria è migliorata in media del 51%.

Al momento, gli scienziati ritengono che una delle ipotesi di studio più accreditate sia quella che lega quest’ottima resistenza dei coralli del Mar Rosso alle loro origini. Sembra che questa popolazione corallina si sia spostata dalla parte meridionale a quella settentrionale della distesa acquatica del Vicino Oriente dove la temperatura è decisamente più alta. Dunque, essendo abituati per natura ad un ecosistema di circa 33°C, non avrebbero alcun problema ad affrontare il riscaldamento del Golfo di Aqaba.

Scoperta antica barriera corallina in Australia

Qualora quest’ipotesi dovesse essere confermata, la barriera corallina del Mar Rosso potrebbe fungere da punto di riferimento per salvare le altre realtà attualmente in sofferenza e a rischio estinzione. Tuttavia gli esperti hanno ricordato che per non compromettere la sopravvivenza delle formazioni sottomarine del Golfo di Aqaba, bisognerà fare in modo che il mare che li bagna non venga inquinato, poiché le acque reflue, gli allevamenti ittici e lo sversamento di metalli pesanti potrebbero ucciderli. A tal proposito, Fine, Meibom e altri scienziati hanno lanciato un appello all’UNESCO affinché questa barriera corallina venga ufficialmente dichiarata patrimonio mondiale da tutelare e proteggere.

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