L’11 settembre 2001: quale impatto nella storia?

Dopo l’11 settembre del 2001 il mondo intero fece un passo indietro. Al periodo di calma e prosperità seguirono le "guerre di pace” e di "democrazia".

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L'11 settembre 2001

A quasi vent’anni dal tragico attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001, come alla fine di ogni bilancio, ciò che contano sono i risultati. Ma cosa significò quell’evento per la storia? In poche settimane, il mondo intero fece un passo indietro. Di dimensioni epocali. Difatti il periodo di calma e prosperità della fine del Novecento, dopo le guerre mondiali, la Guerra Fredda e la lotta tra i due modelli economici, comunismo e capitalismo, cessò. E si avviarono le “guerre di pace” e di “democrazia”. Nonchè le guerre al terrore” e all’estremismo islamico. Che colpiranno non solo Osama bin Laden e l’Afghanistan, che lo ospitava. Ma anche altri gruppi terroristici e altri Paesi che lo sponsorizzavano. 

L’11 settembre 2001: una lotta tra il Bene e il Male?

Tuttavia nel ricostruire le cause di quel disastro, che affonda le radici nella storia recente e passata, pesano i confini. Tracciati con la riga e con l’accetta, dopo le guerre del secolo breve. E pesano i decenni di dittature largamente diffuse in quel pezzo di mondo, che ne hanno perpetuato l’arretratezza culturale e la povertà materiale. Ma contano molto, anche le singole follie degli anni più recenti. Nel nome della Jihadl’11 settembre 2001 lAl-Quaeda fondamentalista di Bin Laden, rade al suolo le Twin Towers a New York. E danneggia buona parte del Pentagono a Washington. Un attacco all’America. Ma anche all’Occidente tutto. Colpevole di aver contaminato, con la sua politica democratica, il progetto divino in cui si applica la shari’a. Tanto che l’allora presidente americano George W. Bush, all’indomani dell’attacco, in ogni suo discorso alluderà alla metafora della lotta tra il Bene e il Male”.

Quali furono le conseguenze?

Dal fatale 11 settembre, lo scontro si radicalizza ed acquisisce i connotati della guerra infinita. Con le altre stragi nelle capitali occidentali, alle guerre di Bush, che dovevano esportare la democrazia e sono invece diventate una evidente sconfitta per tutto l’occidente. Ciò che si combatte però non è più un uomo, o un’organizzazione terroristica, ma un concetto. L’odio del diverso. Si combatte la volontà talebana di schiavizzare il pensiero libero occidentale. Pertanto l’illusione di una primavera araba, definitivamente sepolta dall’esercito del califfato e dai missili americani che lo inseguono, ci raccontano una storia diversa da quella che avevamo voluto sentire. Ci dicono che in quei luoghi la democrazia e la libertà non sono le soluzioni di nulla. E che l’occidente non ha nel proprio attuale bagaglio politico e culturale alcun modello da proporre. Ma solo, al massimo, alcuni interessi da difendere.

Venti anni di una guerra inutile

Se guardiamo al risultato finale, e ai milioni di morti inutili e prevalentemente civili di questa guerra infinita possiamo dire che l’11 settembre del 2001 ha portato l’America a scatenare due guerre fortemente distruttive. La prima in Afghanistan e la seconda in Iraq. Entrambe una vera e propria umiliazione militare per l’America. Con quasi 4.000 soldati occidentali uccisi, di cui 2.400 americani. Il suolo afghano difatti,rappresenta una delle più gravi sconfitte per la nazione a stelle e strisce nel ventunesimo secolo. Ma la cosa paradossale, in questo scontro di civiltà, è che l’islam c’entra molto poco. Tant’è che anche il gigante rosso dell’estremo oriente, ha cominciato negli ultimi tempi a nutrire sempre piu’ interesse nei confronti del popolo afghano. Si pensi che, gia’ ad oggi, circa il 75% dei diritti di estrazione mineraria su suolo afghano appartiene al governo cinese.


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