L’Università di Bologna ospiterà la biblioteca di Umberto Eco

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L'Università di Bologna ospiterà la biblioteca di Umberto Eco

Il progetto di trasferire all’Università di Bologna la biblioteca di Umberto Eco è stato approvato. Entro primavera/estate 2022, gli studenti dell’Ateneo potranno consultare 44mila volumi appartenenti allo scrittore, intellettuale e professore, morto nel 2016. Entusiasti i figli Stefano e Carlotta: “Nel suo testamento ci ha obbligato a non fare convegni su di lui per dieci anni, ma non ha detto niente sui suoi libri: lo abbiamo interpretato come un grande gesto di fiducia, ci ha dato la libertà di scegliere e crediamo, donando la biblioteca moderna alla sua Università, di aver scelto bene. L’interlocuzione con l’ateneo è durata un po’, ma credo che alla fine la soluzione trovata sia nello spirito di nostro padre”.

Come si presenterà la biblioteca di Umberto Eco a Bologna

Il Rettore dell’Università, Francesco Ubertini, ha anticipato come si delineerà questo progetto: “La biblioteca personale di Umberto Eco dava l’impressione di essere un organismo vivente, cercheremo nella parte fisica e anche in quella virtuale di riprodurre quell’atmosfera”. Per capirci, l’iniziativa consisterà in due percorsi: uno virtuale, che mostrerà la mano di uno dei più apprezzati intellettuali italiani, tra annotazioni, sottolineature e commenti; uno fisico, che si concretizzerà in uno spazio ben preciso della Biblioteca Universitaria, identificato in un’ala del palazzo di Via Zamboni. Qui si avrà la possibilità di vedere i libri nella stessa collocazione con cui Eco li aveva ordinati.


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Non solo i 44mila libri

Una volta terminato il trasferimento del materiale librario, sarà la volta dell’archivio personale di Eco: 300 raccoglitori pieni di carte, appunti, corrispondenze. Tutta questa documentazione, previo controllo delle condizioni conservative, dovrebbe arrivare all’Alma Mater nel 2026, a dieci anni dalla sua morte, come lo scrittore de ‘Il Nome della Rosa’ aveva prescritto.

La sorte dei libri antichi

I libri antichi seguiranno un iter diverso per la loro fragilità, trattandosi di 1.200 pezzi tra incunaboli, aldine e prime edizioni. Sarà la Biblioteca Braidense di Milano a occuparsi della loro digitalizzazione.