Kindr, quando Grindr si impegna contro le discriminazioni

0
438

Kindr (It’s time to play nice) è il nome della nuova campagna di sensibilizzazione contro ogni forma di discriminazione proposta da Grindr, la piattaforma e app più importante (nato nel 2009 negli Stati Uniti ha toccato i 2 milioni e 400 mila utenti giornalieri nell’aprile 2016) per gli incontri tra uomini gay e MSM (sigla scientifica che indica gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini senza definirsi omosessuali o bisessuali. Dall’inglese “men that have sex with men”).

Accusata per anni di non aver mai preso posizioni di censura o preventive contro messaggi discriminatori e di odio su base razziale, fisica o di età, con questo nuovo progetto il più grande sistema internaziomale di socializzazione tra uomini omo-bisessuali ha compiuto un importantissimo passo avanti per rendere ancora più democratico e sicuro a tutti l’accesso all’app.

Grindr utilizza la geolocalizzazione per funzionare e permette con la sua versione base e gratuita principalmente incontri e messaggistica tra persone vicine geograficamente, ha permesso negli ultimi anni forti sviluppi nella socializzazione, portando la socializzazione tra uomini omosessuali e/o bisessuali in luoghi e nazioni in cui spesso gli incontri sembrano impossibili per mancanza di visibilità o di occasioni per conoscersi. Questa sua importanza ha però difuso sempre più ovunque e soprattutto nei paesi occidentali quello che è il modello mainstream legato alla rappresentazione che molti uomini attratti da altri uomini tendono a proporre di sè, cioè fisici iper curati che sembrano non volever mai invecchiare, corpi bianchi tendenzialmente caucasici.

Kindr, che letto con la pronuncia anglofona asseconda il gioco di parole per assonanza con “kinder” in inglese, cioè “più gentile”, coinvolgerà, dopo un primo video iniziale promozionale uscito qualche giorno fa, personaggi famosi internazionli come Jai Rodriguez attore di origini latino americanr di Queer Eye e il performer internazionale afro-americano RuPaul , chiamati a raccontare la propria storia di discriminazione personale sulle app di incontri gay. Una ricerca condotta nel 2015 dalla rivista brittannica lgbti FS Magazine, dimostra infatti che il sentirsi discriminati per motivi razziali nel mondo degli uomini gay e/o bisessuali, in questo caso in Gran Bretagna, non è di certo una cosa rara.  Nella ricerca infatti, compare l’interessante dato che l’80% degli intervistati “neri”, il 79% con origini asiatiche, il 75% dal sud est asiatico e il 64% con origine mista si sono sentiti discriminati almeno una volta nella loro vita per motivi connessi al colore della loro pelle o altri tratti somativi all’interno di un contesto o di un’attività dedicata alla sola comunità gay maschile.

Non tutti però nel mondo omosessuale maschile sembrano accettare le accuse di razzismo, affermando che utilizzare messaggi di esclusione nelle proprie descrizioni nei profili non sarebbe discriminatorio, ma permetterebbe una più veloce ricerca e consisterebbe in una semplice dichiarazione delle proprie preferenze (il sito gay.tv ha stilato una lista di consigli su come esporre i propri gusti on line senza essere offensivi).

 

 

Il lancio di Kindr rimane comunue un piccolo ma importante passo avanti verso il contrasto alle discriminazioni (messaggi violenti e/o dichiarazione di esclusione come ad esempio “no asiatici” o “no grassi”) non solo su base etnica, ma anche su base fisica, di etá o stato sierologico. Fenomeno che sicuramente colpisce le chat di incontri dedicati alla comunità lgbti, ma che non lascia esenti anche le app usate anche dal “mondo eterosessuale”, come ad esempio Tinder che ancora non sembra aver ideato e adottato una politica anti discriminatoria.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here