Katy Perry e le altre: emancipazione o sfruttamento?

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Molti di voi conoscono sicuramente Katy Perry. E di certo conoscerete il suo nuovo singolo, in featuring con il rapper Migos, dal titolo Bon appétit.

Nel video Katy Perry viene svegliata e rimossa dal cellophane, per poi essere infarinata, bollita e guarnita per essere servita in tavola come una portata umana. Come spesso capita in questi casi ciò ha suscitato molte reazioni, alcune più accomodanti (“in fondo che c’è di male?”) a quelle più critiche, spesso ai limiti del bigottismo. In questi tempi in cui si parla tanto di femminismo, ci si domanda quale sia il limite fra la consapevolezza di sé e del proprio corpo e il semplice sfruttamento dello stesso e in un certo senso della propria dignità.

Kathryn Hudson, in arte Katy Perry, non è in effetti nuova a certi “scandali”, ed è così che si è aperta la sua carriera, nell’ormai lontano 2008. Ricorderete infatti tutti la sua primissima hit, I kissed a girl, nel cui testo la cantante raccontava di aver baciato una ragazza, non per coinvolgimenti sentimentali, ma così, “just for trying”, solo per provare.

Camaleontica e simpaticamente irriverente, Katy Perry ha sfornato molti altri successi e quasi altrettanti look, sfoggiando capelli di ogni colore (come nel videoclip California gurls), e indossando abiti succinti, e in alcuni casi proprio nulla.

Non è però neanche la prima a giocare con il suo corpo e a rivendicare, in un certo senso, il diritto di farne ciò che più le piace. La pioniera in tal senso è stata naturalmente Madonna, seguita a ruota negli anni seguenti da star del calibro di Lady GaGa, Britney Spears (chi non ricorda il bacio saffico ai VMA Music Awards nel 2003, come ho già descritto nel mio articolo su di lei?), Christina Aguilera, Shakira, Beyoncé, Miley Cyrus e tante altre. Non si parla solamente di vestiti più o meno attillati o di pose o passi di danza provocanti, quanto di un solo e unico messaggio: è il mio corpo, e ne faccio quello che voglio. Una variante della frase manifesto di Mafalda, personaggio dei fumetti creato da Quino, che affermava orgogliosamente “Io sono mia!”.

La cosa certa è che si tende ad affermare che il femminismo ad oggi non sia più necessario, ma che sia addirittura dannoso, in quanto ormai le donne hanno gli stessi diritti e doveri degli uomini. Per certi versi potrà essere vero, ma è vero pure che nei casi in cui siano gli uomini a mostrare il loro corpo questo viene considerato positivamente: nel caso invece di noi donne, spesso si pensa ad etichettarle come “poco serie”, per una cosa alla fine perfettamente naturale.

Di sicuro nel caso in esame, cioè quello delle star dello spettacolo (anche al di fuori della musica gli esempi in tal senso sarebbero infiniti) spesso il fine non è l’affermazione di sé, ma la semplice volontà di stupire e magari scandalizzare, e in ogni caso di far parlare di sé, in sostanza il puro esibizionismo.

Dunque la domanda a questo punto è: qual è il limite fra il desiderio di apparire e l’espressione di sé, in tutte le sue forme? E quando si può parlare di mercificazione del corpo, soprattutto femminile?

A voi la risposta.

https://www.youtube.com/watch?v=dPI-mRFEIH0

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