Karola contro Salvini: la denuncia della capitana contro il Ministro dell’Interno

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Karola contro Salvini

Karola contro Salvini: la capitana della Sea Watch 3 ha denunciato il Ministro dell’Interno italiano tramite i suoi legali per diffamazione e istigazione a delinquere, in relazione al comportamento adottato dallo stesso prima dell’approdo della nave dell’ONG nel porto di Lampedusa e nei giorni immediatamente successivi.

La ricostruzione dei fatti

Nelle interviste rilasciate a Der Spiegel, Ard e Repubblica dopo la scarcerazione, la capitana della nave dell’ONG tedesca ha ripercorso le vicende degli ultimi giorni, dalle ragioni che l’hanno spinta a violare il blocco navale alle critiche rivolte al Ministro dell’Interno italiano che l’ha definita “una ricca comunista tedesca” e, in più occasioni “una criminale”. Descrivendo i giorni trascorsi in mare, Karola ha parlato di persone che, stando anche a quanto dichiarato dal personale medico a bordo, avevano immediato bisogno di cure. Alcuni di loro, aggiunge Karola, vedendo la costa apparentemente così vicina, avevano pensato di buttarsi in mare e raggiungere Lampedusa a nuoto. Altri minacciavano il suicidio. L’equipaggio ed i naufraghi portati a bordo non riuscivano più a reggere lo stress derivante dalle promesse e dall’indecisione del governo italiano che prometteva una rapida soluzione del problema, ma al tempo stesso continuava a posticipare.

La scarcerazione di Karola e le vittorie di Salvini

Le accuse a Salvini

Queste, in breve, le ragioni che hanno spinto la Rackete ad agire come ha fatto, violando la legge italiana ma rispettando la sovraordinata legge del mare che impone la messa in salvo dei naufraghi, come ricordato anche dal Gip di Agrigento. È anche per questo motivo che Karola insieme ai suoi avvocati ha deciso di denunciare Salvini, sottolineando come il linguaggio del ministro fosse “irrispettoso” e soprattutto “non appropriato” considerato il ruolo istituzionale ricoperto da Salvini. Quello che ha sorpreso la volontaria tedesca è stata soprattutto l’eccessiva personalizzazione del caso.

Le critiche a Seehofer

Una personalizzazione, secondo la capitana, per certi aspetti ambigua. Se da un lato la politicizzazione della sua missione da parte del leader della Lega può essere in qualche modo comprensibile a fini propagandistici, la sua persona, dal momento del primo divieto di sbarco venuto dall’Italia in poi è stata “completamente abbandonata” dal governo tedesco ed in particolare, l’omologo di Salvini in Germania, il ministro dell’Interno tedesco Seehofer, ha assunto un atteggiamento incomprensibile perché la situazione venisse risolta, rifiutando le offerte di accoglienza venute da vari comuni tedeschi e giocando a discutere con il governo italiano sulla risoluzione della faccenda, quando questa tanto in Germania, quanto a Torino con alcune comunità religiose, poteva essere facilmente sistemata.

Le critiche all’Europa

Karola, nell’intervista, si dice, altresì, sbalordita dal silenzio dell’Europa sulla vicenda, non solo riguardo all’atteggiamento di un Ministro di un paese membro dell’Unione nei confronti di una cittadina europea, ma anche in merito alle difficoltà incontrate a livello continentale per facilitare una rapida soluzione del caso ed una presa in carico di 43 persone messe in salvo da un naufragio e che già da due settimane vagavano in mare. Lei, di cui Salvini non ha mancato di sottolineare la nazionalità, quasi a difendersi da quella che poteva per alcuni sostenitori del ministro suonare quasi come un’aggravante o un’imputazione aggiuntiva, ci ha tenuto a sottolineare che, anche considerata la sua giovane età, tenderebbe a non dichiararsi tedesca, quanto europea, ribadendo quanto avrebbe auspicato lei stessa, il cui intento non era quello di contravvenire alle leggi di un singolo stato o “attaccare” un singolo ministro, che si fosse riusciti a trovare una più rapida soluzione a livello continentale per il problema. Ha, inoltre, espresso il desiderio che vengano presto superate le logiche legate ai confini nazionali dei singoli paesi e che l’Europa operi affinché venga portato avanti un approccio comunitario nell’affrontare situazioni simili.

Il silenzio del governo

A sorprendere Karola è stato anche il silenzio di altri membri del governo italiano che non hanno messo un freno alle dichiarazioni di Salvini, che in alcuni casi hanno legittimato, quando non più o meno direttamente incoraggiato, le offese e le minacce che sono state rivolte tanto a lei quanto al magistrato Alessandra Vella che ha annullato l’arresto. Di Maio ed altri ministri non hanno in realtà semplicemente evitato di criticare l’operato del loro collega, ma in molti casi, anche se con toni più pacati, appoggiato le decisioni del Viminale.

Contro i leoni da tastiera

L’attenzione dell’avvocato Alessandro Gamberini, legale della Seawatch, è stata indirizzata non solo nei confronti del Ministro che ha con le sue dichiarazioni fomentato l’odio nei confronti della capitana, ma anche nei confronti di coloro i quali, sui social network o in varie occasioni dal vivo, sempre stimolati in questo da Salvini con tweet e post su Facebook, hanno, nei giorni scorsi, offeso e minacciato Karola in vari modi. Contro costoro, “troppo numerosi per riuscire a raggiungerli tutti”, è probabile che l’avvocato suggerisca l’avvio di azioni civili perché paghino per le loro frasi d’odio contro le persone coinvolte in questa vicenda. “Quando questi soggetti si sento toccati nel portafoglio, ci pensano due volte prima di esprimere determinate posizioni” ha dichiarato il legale.

Salvini contro la magistratura

Salvini, intanto, utilizza come linea difensiva nei confronti delle denunce ricevute, il solito argomento già (noiosamente) ripetuto più volte nei giorni scorsi, paragonando la Sea Watch 3 ad una macchina che non si fermi ad un alt della polizia stradale, ribadendo le accuse, da cui Karola è stata già sollevata, di aver attaccato con un atto di guerra la motovedetta della Guardia di Finanza, sottolineando la privilegiata condizione economica della “capitana” ed attaccando la magistratura che “non difende l’interesse del popolo italiano”, “che è chiaramente vicina alle posizioni politiche dell’opposizione”, “che preferisce difendere una criminale piuttosto che la Legge” e che deve essere “necessariamente riformata”.

I precedenti del Ministro

Per alcuni aspetti la reazione di Salvini è anche comprensibile. Prima e dopo essere scampato al processo per sequestro di persona per il caso Diciotti, protetto dai suoi alleati di governo, le denunce nei confronti del Ministro sono state numerose. Leoluca Orlando, sempre sul caso Sea Watch 3, ha deciso di presentare formale denuncia nei confronti del leader leghista, avendo egli, con il suo operato, messo il comandante della nave nelle condizioni di disobbedire al blocco ed entrare nel porto di Lampedusa, non essendo stato preso nella dovuta considerazione lo stato di necessità più volte segnalato dall’ONG. Anche i vigili del fuoco, nei mesi scorsi, quando il capo del Viminale era solito vestire varie divise delle forze dell’ordine, han deciso di denunciarlo appunto perché consideravano questo atteggiamento illegale (“criminale”, come direbbe lo stesso Salvini.

La strategia difensiva

Il Ministro dell’Interno sembra essere innervosito da questa situazione ma, per certi versi non esita a dichiararsi sicuro, forse anche del fatto che sa di poter contare sullo scudo parlamentare come già fatto nel caso Diciotti qualora anche in questo caso gli fosse recapitato l’invito a presentarsi al processo. Così Salvini, forte del suo valore e del suo coraggio, riesce ad affermare: “non mi fanno paura i mafiosi, figurarsi una ricca e viziata comunista tedesca”. Anche se la “controffensiva” legale di Karola Rackete suscita un legittimo dubbio e pone alla nostra attenzione una legittima domanda: è possibile che dopo averla attaccata, minacciata ed offesa per giorni ed aver incoraggiato (o il non aver comunque condannato) quelli tra i suoi sostenitori fan che, fin da subito, hanno cominciato a minacciare di stupro e di morte la capitana tedesca, l’immediata decisione di richiederne l’espulsione non sia da considerarsi parte della linea difensiva del nostro temerario capitano?

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