L’età dei lumi è il 1700, il secolo per eccellenza che si basa sulla ragione. Filosofi, enciclopedisti e scienziati gravitano tutti attorno allo stesso obiettivo: illuminare il pensiero degli uomini e allontanarli dall’ignoranza e dalla superstizione, servendosi della critica e dei  mezzi scientifici.

http://www.treccani.it/enciclopedia/ricerca/illuminismo/

Se vogliamo indagare qual è il ruolo delle arti, troviamo una serie di gerarchizzazioni, create a puntino proprio per sistemare sull’ultimo gradino tutte quelle discipline che allontanano dall’intelletto.

Gli enciclopedisti, Cena, di Jean Huber (1721-1786)

Fra tutte le arti è la poesia a godere il trono di eccellenza, in quanto capace di “parlare alla ragione”.  Per quanto riguarda la musica, invece, il ruolo offertole è quello più inferiore. Gli enciclopedisti e i filosofi settecenteschi riconoscono la capacità della musica di creare affetti. Nonostante tutto, ciò che è sensazione e sentimento troppo si allontana dalla razionalità, finendo quindi all’ultimo scalino della gerarchia.


Salon de Madame Geoffrin, di
Anicet Charles Gabriel Lemonnier, 1812

Per comprendere meglio qual era il filone di pensiero dell’epoca, attingiamo alle pagine del filosofo tedesco Kant (1724 – 1804). Del tutto sprovveduto in fatto di musica, Kant le dedica pochissime pagine nella sua Critica del Giudizio , riflettendo niente di più di quello che era il pensiero dominante del suo tempo.

http://www.treccani.it/enciclopedia/immanuel-kant/

La critica del giudizio di Immanuel Kant

Arte piacevole e arte bella

<<Quando l’arte compie soltanto le operazioni necessarie per realizzare un possibile oggetto, essa è semplicemente meccanica. Quando l’arte ha per scopo immediato il sentimento di piacere, è estetica. Questa è o arte piacevole o arte bella.  E’ piacevole quando il suo scopo è di far accompagnare il piacere alle rappresentazioni in quanto semplici sensazioni; è bella quando oltre al piacere porta con sé degli obiettivi di conoscenza.>> <<Le arti piacevoli sono quelle dirette unicamente al godimento, focalizzate solo sul divertimento momentaneo, senza alcuna materia durevole di riflessione e discussione. L’arte bella, invece, ha il suo scopo in se stessa; essa favorisce l’accoppiamento del piacere alla conoscenza. >>

La stima del valore delle arti

<< La poesia, considerata l’arte bella per eccellenza, è seguita dalla musica. Sebbene tutto ciò che è musicale parli per mere sensazioni, esso ha la capacità di commuovere lo spirito ma essa rimane piuttosto godimento che coltura quindi, giudicata dalla ragione, ha minor valore di qualunque altra delle arti belle. >>     

<<Se invece si stima il valore delle belle arti secondo la coltura che portano nell’animo, la musica avrà l’ultimo posto fra le arti belle perché essa non fa che giocare con le sensazioni (allo stesso modo che forse è la prima quando le arti si valutano dal punto di vista del piacere). A tal titolo dunque le arti figurative la precedono di molto. […]
Queste due specie di arte seguono un cammino del tutto diverso: la prima procede da sensazioni a idee determinate, la seconda da idee determinate a sensazioni. Quest’ultima è prodotta da impressioni durevoli, l’altra da impressioni passeggere.>>

<<Alla musica è propria una certa mancanza di urbanità: essa si insinua e va a turbare  la libertà di quelli che non fanno parte del trattenimento musicale; il che non fanno le arti che parlano alla vista perché basta rivolgere gli occhi altrove, quando non si vuol dar adito alla loro impressione. >>

<<Tra le arti figurative darei la precedenza alla pittura: sia perché, come arte del disegno sta a fondamento di ogni altra, sia perché può penetrare assai più nella ragione delle idee e estendere poi anche il campo all’intuizione.>>

L’essenziale è la forma

<<In tutte le belle arti l’essenziale sta nella forma. La forma permette la contemplazione e il giudizio. La forma produce un piacere che è anche cultura e dispone lo spirito alle idee. L’essenziale non può essere la sensazione, perché questa produce solo godimento e si allontana dal giudizio razionale. Tutte quelle arti che non sono strettamente legate con idee morali diventano semplici distrazioni.>>

Immanuel kant

Secondo la ragione e secondo il piacere

Possiamo quindi concludere che nella prima classificazione gerarchica delle arti, Kant con mentalità razionalistica assegna alla musica l’ultimo gradino, dopo l’arte della parola e l’arte figurativa.                                                         Seguendo la seconda classificazione, ovvero quella che segue la linea del piacere, la musica potrebbe essere elevata al primo posto, accanto alla parola.

L’influenza della filosofia kantiana

I concetti analizzati da Kant hanno avuto una certa influenza nelle età successive. Tutto il pensiero formalista dell’Ottocento attinge anche dalla filosofia kantiana poiché si basa sulla forma e non sull’effetto emotivo: quest’ultimo non è considerato l’elemento essenziale ma puramente sussidiario.
Secondo Kant la musica sarebbe solamente <<un bel gioco di sensazioni>>, ma proprio da un approfondimento di questo <<gioco>> può scaturire appunto la prospettiva estetica del futuro formalismo di Hanslick.

http://esteticadellamusica.blogspot.com/2011/02/hanslick-e-il-formalismo.html

                                                     

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