Tempi moderni. Un ragazzino di appena quindici anni dall’animo forte e ambizioso decide di abbandonare la sua terra natale per riscoprire il passato, contemporaneamente anche un anziano dal cuore morbido come quello di un bambino percorre la medesima strada. Da Tokyo la trama si snoda in senso longitudinale e approda a Takamatsu nel sud del Giappone.

Vorrei concentrarmi sulla minuziosità con cui vengono descritti gli incontri, gli ambienti e i luoghi di passaggio, ogni piccolo elemento seppur banale, viene elevato da Murakami e posto nella sfera dell’originalità. Quando il seno di Sakura con il movimento della respirazione suscita nella mente di Kafka l’immagine di una vasta distesa marina, in cui lui è il navigatore e tutto si confonde, i confini si sciolgono e la parte razionale cede il posto ai sentimenti.

Ciò nonostante la realtà non può svanire, la vita è immensamente coriacea e piena di ostacoli che un comune ragazzino di quindici anni non riuscirebbe mai ad affrontare; ma il ragazzo corvo allora chi è? Potrebbe essere quel lato oscuro che risiede nell’animo di Kafka e che gli lancia una profezia, infatti man mano che il racconto prosegue essa si rivela sempre più veritiera. Ancora, il tratto onirico dona al romanzo una nota di surrealismo, il ragazzo corvo potrebbe anche impersonificare un elemento esterno, un ulteriore personaggio a sé stante che guida nel vero senso della parola i passi di Kafka nella tempesta di sabbia. Il sogno si fa sempre più presente e accentua il passaggio del protagonista nel mondo degli adulti.. l’amarezza e il risentimento assumono una nuova forma, quella del perdono.

Tuttavia, il sogno viene paragonato nella profezia ad un essere subdolo e timoroso di uscire allo scoperto, qualcosa che si carica di responsabilità. Quando l’immaginazione prende il sopravvento dovremmo forse valutare tale atto come un qualcosa di totalmente estraneo a noi? Sognare ci rende forse responsabili di ciò che facciamo nel sogno? Credo che la profezia voglia smascherare tutte le paure del protagonista, portandolo alla totale liberazione di sé e in particolare quando Kafka vede comparire il fantasma della piccola Saeki, una notte all’improvviso, i sogni tornano ad intrecciarsi con la realtà ma stavolta non sono più astratti, si possono vedere e toccare. E così nella foresta, Kafka attraversa il labirinto di alberi per mettersi alla prova, per conoscere sé stesso. A tal proposito viene citata (pagina 297) la teoria sulla coscienza del sé, Hegel affermava infatti che mediante la trasposizione di sé stessi su un altro oggetto o entità si raggiunge una maggiore consapevolezza del proprio io.

Una storia ricca di filosofia e saggezza e la pietra dell’entrata sembra quasi un ausilio per coloro che possiedono la capacità di aprirla. Ancora, l’intero romanzo è costellato di un elemento che assume una propria identità: i gatti e il rapporto che coesiste tra i felini del quartiere e Nakata, un anziano bambino, un uomo sensibile dotato di una semplicità inaudita. É marchiato da un incidente che lo ha reso ingenuo e incapace di ragionare ma non a caso riesce a dialogare con loro. Il vecchio un po’ stupido non ha nient’altro se non il sussidio del governatore e la possibilità di racimolare qualche soldo extra recuperando i gatti persi del quartiere. Un avvenimento cambierà il corso degli eventi, segnando profondamente la vita dell’uomo che pur risultando spoglio e inerme di fronte le avversità esterne, riuscirà a definire il destino dei personaggi.

Nonostante Nakata appare socialmente limitato, in molte situazioni riesce a donare una veridicità che l’essere umano, con il passare del tempo, tende a perdere. L’adulto sviluppa una consapevolezza sempre maggiore ed essa spesso adombra una buona parte del fanciullo che giace in noi, si tratta infatti di un percorso involontario e inarrestabile. Nakata è protagonista di un mondo innocente e puro come quello di un bambino, dove il rigore e la logica non vi sono partecipi: il tempo non esiste, semplice e noncurante dei giudizi altrui, un mondo dove forse… si riesce a parlare con i gatti.

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