Juan Domingo Peron: il 19 settembre 1955 un colpo di Stato ne rovescia il potere

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Argentina: il 19 settembre 1955 il colpo di Stato che rovescia Peron.

Il 19 settembre 1955, in Argentina, un colpo di Stato sancì la deposizione di Juan Domingo Peron. Il presidente, salito al potere nel 1946 grazie al supporto della classe operaia e lavoratrice, soprattutto dopo la crisi economica che si era abbattuta sul Paese aveva provveduto ad un progressivo accentramento delle funzioni di governo nelle sue mani. Nei primi anni della sua ascesa era stata decisiva la moglie, Evita, la cui morte nel 1952 aveva però progressivamente allontanato dal presidente argentino l’ampia coalizione nazionale che fino a quel momento lo aveva spalleggiato. Entrato in contrasto anche con la chiesa e i movimenti studenteschi, Peron fu rovesciato da un golpe militare che lo costrinse poi all’esilio in Spagna. Dalla penisola iberica avrebbe comunque continuato a gestire le azioni dei cosiddetti peronisti, una fazione che gli era rimasta fedele.

Nato nel 1895 da una famiglia di estrazione socio-economica medio-bassa, Juan Domingo Peron fece carriera nell’esercito, arrivando ad ottenere i gradi di colonnello. Nel 1943 si pose alla guida di un gruppo di militari che escogitò un piano per la caduta del governo civile argentino di quegli anni. Fin da subito chiese e ottenne per sé l’apparentemente innocua carica di segretario del lavoro e benessere sociale, ma questo ruolo rappresentò di fatto un trampolino di lancio verso una scalata appoggiata dai principali movimenti sindacali dell’Argentina. Il colonnello così nel 1945 poté diventare vicepresidente e ministro della guerra.

L’avvento al potere in Argentina di Juan Domingo Peron.

Peron propugnò la causa del recupero della libertà politica in Argentina, ma questa sua strategia scatenò i malumori delle opposizioni. Il 9 ottobre 1945 i suoi rivali politici, con la marina in testa, riuscirono a farlo arrestare per arrestarne l’avanzata. La notizia della cattura dell’ufficiale dell’esercito generò una serie di proteste e scioperi tra i sindacati, e in quest’azione fu fondamentale proprio la moglie di Peron, l’attrice Eva Duarte, nel far sì che le varie forze sociali dell’Argentina si coalizzassero per la ribellione.

Dopo circa una settimana di reclusione, il 17 ottobre il leader sudamericano fu rilasciato e, affacciandosi dal balcone del palazzo presidenziale, tenne uno storico discorso dinanzi alla piazza gremita di circa 300mila persone. Affermò che sarebbe stato il rappresentante del popolo durante le imminenti elezioni presidenziali.

Juan Domingo Peron: l’ascesa e la caduta dopo il golpe del 19 settembre 1955

Juan Domingo Peron portò avanti una campagna presidenziale volta principalmente all’annullamento delle opposizioni liberali e laburiste. Una volta diventato presidente dell’Argentina, continuò ad allontanare dalle stanze del potere i suoi avversari, e al contempo varò una politica di nazionalizzazione dei servizi pubblici, di aumenti salariali e di miglioramento delle condizioni di lavoro degli operai. Ridusse anche alcune delle libertà costituzionali argentine, ma nonostante ciò continuò a godere dell’appoggio del popolo che stravedeva soprattutto per la moglie, Evita, che ribattezzò «descamisados» (persone senza camicia) coloro che appartenevano alle classi meno abbienti della popolazione.

Evita Peron divenne quindi sempre più determinante per il successo del marito, e la sua gestione ufficiosa del Dipartimento del welfare sociale ne fece una sorta di eroina tra i lavoratori argentini che iniziarono a chiamarla «Signora della speranza». Fu grazie al suo impegno che venne varata la legge sul diritto di voto alle donne. Nel 1950 l’Argentina, dopo il boom delle esportazioni, dovette fare i conti con un periodo di recessione economica che portò ad un preoccupante incremento dell’inflazione e della corruzione.

Evita Peron era molto amata dal popolo argentino.

Quando ottenne la rielezione per il suo secondo mandato, nel 1951 Juan Domingo Peron attuò una politica più repressiva e conservatrice, controllando al contempo l’attività della stampa per bloccare sul nascere qualsiasi critica nei confronti del suo operato. Nel luglio del 1952 morì la moglie Evita e questa drammatica vicenda portò la classe operaia ad allontanarsi dal presidente. Nel frattempo, i malumori nei confronti del leader si accentuarono quando entrò in aperto conflitto con la chiesa, cercando di separare sempre di più le prerogative ecclesiastiche da quelle dello Stato. E così nel 1955 furono proprio i vertici del clero a scomunicare Peron, incoraggiando alcuni ufficiali dell’esercito a pianificarne la destituzione.

Il ritorno di Peron e la morte nel luglio del 1974

Il momento propizio fu il 19 settembre 1955 quando un colpo di Stato guidato da alcuni esponenti della marina militare e dell’esercito costrinse di fatto Juan Domingo Peron a scappare dapprima in Paraguay e poi ad andare in esilio in Spagna a partire dal 1960. La caduta del presidente non giovò all’Argentina, poiché i vari governi che si susseguirono non furono in grado di migliorare le condizioni economiche e sociali dei cittadini. Inevitabilmente cominciò a serpeggiare una certa nostalgia per il «peronismo» e per il suo promotore. Si arrivò così al 1971 quando il regime militare guidato dal generale Alejandro Lanusse annunciò la sua volontà di reintrodurre la democrazia costituzionale, e fu concesso a Peron il permesso di tornare in Argentina.

Juan Domingo Peron fu deposto dal potere in Argentina il 19 settembre 1955.

Quando nel marzo del 1973 al termine delle elezioni politiche i peronisti salirono al governo, l’ex presidente poté tornare ad essere uno dei protagonisti della vita politica del Paese. Nell’ottobre dello stesso anno fu eletto nuovamente alla presidenza, e nel ruolo di vicepresidente fu nominata Isabel Peron, una bellissima ballerina che il colonnello aveva sposato nel 1961. Una figura che non incontrò i favori dei cittadini ancora legati alla memoria dell’amata e compianta Evita.

Juan Domingo Peron: l’ultimo discorso nella Plaza de Mayo

Nemmeno quest’ennesimo ribaltone migliorò le sorti dell’Argentina, anzi, in seguito all’embargo petrolifero arabo del 1973 e ad un’epidemia di afta epizootica che mise in ginocchio il settore dell’industria della carne, la situazione precipitò ulteriormente. Juan Domingo Peron morì il 1° luglio 1974 lasciando di fatto il potere nelle mani della moglie. Furono anni drammatici, caratterizzati da un’inflazione galoppante, violenti scontri politici e proteste sindacali. Si dovette attendere il marzo del 1976 quando l’ennesimo colpo di Stato rovesciò Isabel Peron e portò al governo uno schieramento militare di destra che gestì duramente il Paese fino al 1982.

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