JonBenét Ramsey: l’omicidio della notte di Natale

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1989

JonBenét Ramsey aveva soltanto sei anni quando venne uccisa, nella notte di Natale del 1996. Il mistero sulla sua morte dura ancora adesso, nonostante le miriadi di ipotesi formulate in questi anni. Ma partiamo dal principio.

JonBenét Ramsey: chi era?

JonBenét Patricia Ramsey nacque il 6 agosto del 1990 ad Atlanta, Georgia. Secondogenita dopo il fratello Burke, maggiore di tre anni, era figlia di una ex miss Virginia, Patricia Ramsey. La carriera della madre aveva però subito una brusca battuta d’arresto con il matrimonio e la nascita dei figli, così ella aveva riversato tutte le sue ambizioni sulla figlia. La bambina, infatti, fin da piccolissima aveva intrapreso la via del successo. La madre la iscriveva regolarmente a concorsi di bellezza, e la rendeva protagonista di decine di servizi fotografici. In questi scatti JonBénet appariva truccata e con i capelli perfettamente acconciati, in abiti da donna adulta anche se non aveva che sei anni. E forse, proprio questo sovraesporre una bambina così piccola fu tra le cause della disgrazia che incise profondamente sull’intera famiglia.

La notte dell’omicidio

La sera di Natale del 1996, la famiglia aveva trascorso una giornata fuori casa. L’indomani li aspettava un viaggio per le vacanze. Alle 22 Burke e JonBenét erano a letto, mentre i genitori preparavano i bagagli prima di coricarsi a loro volta. Sembrava tutto regolare, una serata come le altre in una villa elegante a Boulder, nel Colorado. Alle cinque e mezzo del mattino Patricia, la madre, si alza, e scende le scale che portano alla cucina. Sui gradini scopre tre fogli scritti a mano, con un foglio strappato ad un quaderno ed una penna che si trovavano in casa. Un anonimo annuncia di aver rapito la piccola JonBenét (anche se non fa mai il suo nome) e chiede un forte riscatto.

Il messaggio

Mrs Ramsey, siamo un gruppo di stranieri… abbiamo tua figlia e se vuoi che veda il 1997, segui attentamente le istruzioni della lettera, è l’inizio della missiva, che termina con la parola Victory!. La firma invece è un acronimo, S.B.T.C. Sconvolta, Patricia Ramsey chiama subito il 911, e la Polizia accorre sul posto. Allo stesso tempo il padre, John Ramsey, convoca anche alcuni amici di famiglia per farsi aiutare nelle ricerche. Fin da subito molti particolari non tornano. Uno su tutti l’ammontare del riscatto, che corrisponde alla cifra di un bonus natalizio ricevuto da Ramsey, importante imprenditore. Questo fa pensare da subito a persone conosciute, o che conoscono l’imprenditore.

Il ritrovamento

Sono le 13 del giorno di Natale quando, dopo accurate ricerche in tutta la casa, gli agenti fanno la scoperta. Il corpo di JonBénet si trova nel seminterrato, avvolto in una coperta, ed è probabilmente deceduta da ore. La bambina ha i polsi legati da una corda e del nastro adesivo a tapparle la bocca, oltre che una garrota intorno al collo, quest’ultima realizzata sempre con materiali provenienti dalla casa: del filo di nylon e un pennello. L’autopsia accerta che la piccola ha subito un colpo alla testa con un oggetto contundente, e successivamente è avvenuto lo strangolamento con la garrota. Ma, e cosa molto più inquietante, sul piccolo corpo sono ritrovati segni di violenze sessuali, probabilmente perpetrate nel tempo.

Le indagini

I primi ad essere indagati sono i genitori. Il padre, John, non era molto presente nella vita dei figli a causa del lavoro, e la madre risentiva del peso di doversi occupare dei due bambini da sola. Per un periodo si è sospettato anche del fratello maggiore della bambina, di appena nove anni. Pare infatti che Burke soffrisse di gelosia nei confronti di JonBénet, che riceveva più attenzioni di lui: si pensò che avesse accidentalmente (o forse no) ucciso la sorellina nel corso di una lite, e che i genitori avessero tentato di coprire le tracce. In ogni caso, nelle primissime ore prima e dopo il ritrovamento si commisero molti errori. I molti amici della famiglia vagavano indisturbati per la casa, calpestando eventuali indizi, e lo stesso padre scomparve per più di un’ora senza un motivo apparente. Tutto in quel caso era assurdo: apparentemente in casa non erano entrati estranei, e la stessa lettera di riscatto appariva scritta da dilettanti. Oltretutto, nessun rapitore avrebbe ucciso un ostaggio senza neppure dare il tempo alla famiglia di pagare.

I ritardi

La famiglia Ramsey era sempre stata in vista, e fotografi e giornalisti assalirono da subito la casa. Accusare i genitori avrebbe fatto scoppiare uno scandalo, e la stessa Polizia non sapeva come procedere: il risultato fu che le autorità li ascoltarono soltanto dopo quattro mesi. Nessuno dei due voleva rilasciare dichiarazioni, ma gli amici della famiglia non si fecero questi scrupoli, concedendo numerose interviste. La situazione peggiorò ancora quando uscirono i risultati dell’autopsia, e in definitiva si giunse ad accusare la madre di aver reso la figlia una possibile preda per i pedofili. Oltretutto, madre e padre collaborarono solo sommariamente con gli investigatori, pretendendo di dirigere l’inchiesta e di far esaminare alcune prove da esperti di loro fiducia. Tutto aveva contribuito, insomma, a far sì che le indagini partissero già col piede sbagliato.

Un giallo ancora irrisolto

Sarebbe qui troppo lungo elencare ogni passo dell’inchiesta. Nel dicembre del 2003 la Polizia isolò sulla biancheria della bambina un DNA che non corrispondeva a nessuno della famiglia, ma non c’era nessuna corrispondenza con sospettati conosciuti. Patricia Ramsey morì nel 2006, per un cancro alle ovaie, e il marito si risposò alcuni anni dopo. Quanto a Burke, dopo la morte della madre rilasciò un’intervista che fece molto discutere. Trentenne, parlava tranquillamente dell’omicidio della sorella, ma il linguaggio del corpo lo tradiva, in quanto non smetteva mai di sorridere. Negli anni molte persone si autoaccusarono del delitto. L’ultimo in ordine di tempo è Gary Oliva, pedofilo attualmente agli arresti per un’altra condanna. Nel gennaio dello scorso anno affermò in una lettera ad un amico di aver assassinato la bambina, vittima di una vera e propria ossessione per lei. Tuttavia non vi sono certezze sulla sua colpevolezza, e ad oggi il dubbio rimane. In definitiva, l’omicidio di JonBénet Ramsey rimane un mistero insoluto. La speranza è che un giorno si possa rendere giustizia alla memoria di una bimba strappata alla vita troppo presto.

JonBénet Ramsey la tragedia di Natale 96