JonBenét Ramsey: la tragedia di Natale ’96

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JonBenét Ramsey

Il 25 dicembre 1996, la famiglia Ramsey festeggiò il Natale in casa di alcuni amici. Nonostante l’elevato status sociale, l’agiatezza economica e i due splendidi figli, le festività non si prospettavano del tutto serene per i coniugi Ramsey: lei, Patricia, detta Patsy, combatteva già da qualche tempo contro un tumore alle ovaie.

Una reginetta di bellezza

Ma non tutto andava male. La preferita della famiglia, la piccola JonBenét Ramsey, era stata eletta piccola miss Natale appena 3 giorni prima, il 22 dicembre. Nonostante i suoi 6 anni compiuti in agosto, la bambina aveva già partecipato a numerosi concorsi di bellezza, vincendone alcuni. Bionda, minuta, il visetto da bambola illuminato dai grandi occhi azzurri, JonBenét era la figlia ideale per Patsy, che a sua volta era stata reginetta di bellezza, in gioventù.

JonBenét Ramsey

Certo, quella carriera così precoce costituiva senz’altro una fonte di stress per la bambina. Le aspettative che i genitori riversavano su di lei erano molto alte, e JonBenét reagiva a tanta pressione con una muta ribellione notturna: a 6 anni, bagnava ancora a letto con regolarità.

La scomparsa di JonBenét

JonBenét Ramsey

Ma, la sera del 25 dicembre 1996, JonBenét Ramsey era solo una bambina che, come tutti i bambini, si addormentava in auto, rincasando dopo una lunga giornata. I suoi genitori, Patsy e John, la misero a letto, amorevolmente. Il mattino dopo, le lenzuola di JonBenét erano bagnate, come al solito. Ma lei, nel lettino, non c’era più.

Il giallo più famoso d’America

L’omicidio di JonBenét Ramsey scosse l’America così profondamente che, ancora oggi, è uno dei casi di cronaca nera più noti al mondo.

Ciò si deve di certo alla giovanissima età della vittima, alla sua fama, alla sua commovente bellezza. Ma anche alle misteriose circostanze dell’assassinio: a partire dalla bislacca lettera di riscatto che i genitori trovarono sul tavolo di cucina.

«Signor Ramsey, Ascolti bene! Siamo un gruppo di persone che rappresentano una piccola fazione straniera. Rispettiamo il suo lavoro ma non la nazione per cui lo svolge. In questo momento abbiamo sua figlia in nostro possesso. È sana e salva e se vuole che veda il 1997, deve seguire le nostre istruzioni alla lettera. Prelevi 118.000$ dal suo conto. (…) Ogni deviazione dalle mie istruzioni causerà l’immediata esecuzione di sua figlia. (…) I due signori che la tengono in custodia non hanno una particolare simpatia per lei, per cui la avverto di non provocarli. Parlare a chiunque della sua situazione, come alla polizia, all’FBI ecc., avrà come risultato la decapitazione di sua figlia. Se la vediamo parlare anche con un cane, lei muore. (…) Ha 99 possibilità su 100 di uccidere sua figlia se tenta di fregarci. Segua le nostre istruzioni e avrà il 100% di possibilità di riaverla indietro. Lei e la sua famiglia siete sotto controllo costante, così come le autorità. (…) Non ci sottovalutare, John. Usa quel tuo buon senso del Sud. Adesso dipende da te John!

Vittoria!

S.B.T.C»

Rapimento

Incuranti delle minacce contenute nella lettera, i coniugi Ramsey avvisarono immediatamente i familiari e la polizia.

Tutto faceva pensare ad un rapimento, probabilmente ad opera di qualcuno molto vicino alla famiglia: la somma richiesta per il riscatto corrispondeva, infatti, all’esatto valore del bonus natalizio percepito da John Ramsey pochi giorni prima.

Il ritrovamento

Invece, otto ore dopo, il corpicino di JonBenét venne ritrovato nello scantinato di casa. La bimba era stata strangolata e legata ad una garrota rudimentale, costituita da un pennello appartenente a Patsy e una cordicella. Indossava ancora il proprio pigiama.

Non fu possibile appurare con certezza se avesse o meno subito molestie sessuali. Non fu possibile nemmeno risalire al colpevole di tanto orrore: il caso non fu mai risolto.

I sospetti sui familiari

John e Patsy Ramsey vennero sospettati dell’omicidio della figlia, ma respinsero sempre le accuse con profonda indignazione. Patsy fu accusata di aver ucciso accidentalmente la bambina in un impeto di rabbia, in seguito all’ennesimo episodio di enuresi notturna; i graffi sui genitali di JonBenét non sarebbero stati i segni di una molestia, bensì il risultato di una brusca pulizia da parte della madre.

JonBenét Ramsey

Si giunse perfino a sospettare del fratello di JonBenét, Burke, di appena 9 anni. Il ragazzino avrebbe ucciso la sorella perché geloso delle attenzioni speciali che le erano riservate.

Le confessioni: il maestro Karr

Sul corpo di JonBenét, però, erano presenti tracce del DNA di un maschio bianco esterno alla famiglia, mai identificato.

Non mancarono nemmeno sinistri individui che si autoaccusarono dell’omicidio della bambina, senza però avere prove a loro carico.

Nel 2006, il maestro elementare John Mark Karr, di 41 anni, già indagato per pedopornografia, affermò di aver drogato JonBenét per poi violentarla, e di averla poi strangolata “accidentalmente”. <<Amavo JonBenét e la sua morte fu accidentale>> affermò l’uomo.

Non vi erano tuttavia prove fisiche che confermassero la presenza di Karr in casa Ramsey la notte della morte della bambina. I familiari dell’uomo testimoniarono che egli aveva trascorso le feste di Natale 1996 in loro compagnia, ben distanza dalla casa di JonBenét.

Gary Oliva

Nel gennaio di quest’anno, un altro noto pedofilo, Gary Oliva, ha scritto una lettera ad un amico, dal carcere dove attualmente si trova rinchiuso. Nella missiva, l’uomo confessava di essere lui l’assassino di JonBenét Ramsey. Anche Oliva, come Karr, sostiene di non aver avuto intenzione di uccidere la bimba: la piccola gli sarebbe scivolata dalle braccia e sarebbe morta a causa della caduta.

Il pedofilo condannato Gary Oliva sostiene di essere il responsabile della morte di JonBenét.

Non vi sono dubbi che Oliva fosse ossessionato da JonBenét. Già nel 2000 l’uomo era stato arrestato ed interrogato in merito alla vicenda e, quell’occasione, aveva scritto una poesia sulla bambina. In seguito, fu trovato in possesso di centinaia di fotografie di JonBenét, tra cui alcune immagini dell’autopsia della piccola.

<<Non ho mai amato nessuno come ho amato JonBenét, eppure l’ho lasciata scivolare e l’ho vista morire>> ha scritto l’uomo nelle sue lettere. Ma nemmeno il suo DNA corrisponde a quello rinvenuto sul corpo della povera bambina.

Patsy

Dieci anni dopo la morte di sua figlia, il 24 giugno 2006, Patsy Ramsey si arrese al cancro che da tanto tempo l’affliggeva. Molti l’avevano sospettata dell’omicidio della sua bambina; altri, non meno crudelmente, l’avevano accusata di averlo permesso, esponendo la splendida JonBenét alle attenzioni, potenzialmente morbose, d’un pubblico vasto ed incontrollato.

Patsy Ramsey insieme ai due figli.

Nel 2008, la scrittrice statunitense Joyce Carol Oates pubblicò il libro My sister, my love, ispirato al triste caso di JonBenét e, più in generale, alla malsana ossessione americana per la bellezza infantile.

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