“Non sarò mai in grado di tradurre in parole l’amore che ho per voi tifosi. Il supporto che mi avete sempre dato, sia a me che alla squadra, è fenomenale. Siete stati determinanti per il mio successo e per quello della squadra. Indossare la fascia da capitano è stato senza dubbio uno dei più grandi successi della mia vita. Spero solo di essere stato in grado di ripagarvi con il mio impegno e la fedeltà durante tutta la mia carriera e non vedo l’ora di tornare in questo grande club in qualche modo in futuro. Il viaggio non è ancora finito”.

Con queste parole John Terry saluta coloro che l’hanno accompagnato in 22 anni di “servizio” a Chelsea: i compagni, lo staff, il presidente Abramovich e soprattutto tutti i tifosi, coloro che non a caso l’hanno battezzato leader e leggenda della propria squadra del cuore sostenendolo per tutti questi anni. Si porterà per sempre nel cuore 5 Premier League, 5 coppe d’Inghilterra, 3 coppe di Lega, 1 Europa League, 1 Champions League e 2 supercoppe d’Inghilterra. In totale 689 presenze e 65 gol, numeri che per un difensore centrale non sono niente male. Era il 1995, quando il quindicenne John passa dalle giovanili del West Ham a quelle del Chelsea. Successivamente, esattamente 3 anni dopo, arriva l’esordio con la prima squadra guidata da Gianluca Vialli, la partita era contro l’Aston Villa e valida per la coppa di Lega. Pochi mesi dopo esordisce anche in Premier League, più precisamente contro il Southampton. Nella seconda parte della stagione 1999/2000 viene ceduto in prestito al Nottingham Forest dove colleziona soltanto 6 presenze. L’anno successivo diventerà titolare nella difesa dei blues guidati da Claudio Ranieri. Durante una nota trasmissione domenicale condotta da Paolo Di Canio, viene trasmesso un video in cui vi era Gianluca Vialli che elogiava John (suo ex calciatore) e raccontava di aver ancora oggi un rimpianto, quello di non averlo fatto esordire prima.

La carriera calcistica di Terry è stata ricca di successi e vittorie, ma a volte ci si scorda dei momenti difficili che ha dovuto fronteggiare, come la sconfitta a Mosca nella finale di Champions League del 2008 ai rigori contro il Manchester United. Decisivo il suo errore dagli undici metri, dove il capitano blu scivolò al momento della conclusione centrando il palo. Non dimentichiamoci della Champions 2012, dove il Chelsea vinse in finale contro il Bayern Monaco, dove purtroppo John non giocò perché aveva rimediato la squalifica in semifinale. Alzò la coppa è vero, ma fu costretto a mangiarsi le mani per 120 minuti a bordo campo, guardando i propri compagni senza poter contribuire alla lotta come suo solito fare. Da quella notte sono passati altri 5 anni e lui ha continuato sempre a giocare dando il suo contributo. Nel 2016 con l’arrivo di Antonio Conte non ha più trovato spazio. Il Manager italiano ha subito chiarito la situazione e John da grande uomo ha deciso di rimanere un altro campionato dando quello che poteva come Leader all’interno dello spogliatoio.

Per chi ama la Premier League, o meglio, il calcio d’oltremanica, sa quanto un giocatore tenga al proprio club. Purtroppo negli ultimi anni si sta perdendo sempre più la devozione ed il senso di appartenenza alla propria famiglia calcistica. Quando questi uomini decidono di appendere gli scarpini al chiodo o provare nuove esperienze calcistiche (ad esempio in America), mi immagino un grande albero che perde foglie una dopo l’altra. Purtroppo però l’albero che un tempo era verde e rigoglioso è ormai spoglio.

https://www.youtube.com/watch?v=EyDKBThbVNI

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