John Locke, filosofo inglese tra empirismo e liberalismo

“Le leggi sono fatte per gli uomini e non gli uomini per le leggi”

0
267
Locke John

Il 28 ottobre del 1704 veniva a mancare John Locke, filosofo e medico inglese. Il suo apporto al panorama culturale è di indubbia importanza. Egli viene considerato il padre del liberalismo e dell’empirismo moderno. Inoltre, si ritiene che sia uno degli anticipatori della filosofia illuminista.

John Locke: una breve biografia del filosofo empirista

John Locke nasce a Wrigton (Somerset) nel 1632. Svolge i suoi studi all’università di Oxford, dove in seguito sceglie di rimanere come insegnante di greco e retorica. Nel 1666 Locke si approccia alla medicina e alle scienze naturali: questa scelta gli dà la possibilità di conoscere medici e anatomisti famosi del suo tempo. Nonostante il grande interesse per le discipline scientifiche, non consegue la laurea in medicina, ma esercita comunque la professione. È proprio così che conosce Lord Ashley, il futuro conte di Shaftesbury: diventa il suo medico personale e consigliere, e ne seguì da vicino le sue vicissitudini.

Nel 1675 Locke si ritira per motivi di salute in Francia per quattro anni, durante i quali studia la filosofia di Cartesio, di Gassendi e dei libertini. Tornato nel suo paese, riprende i contatti con Shaftesbury, che nel frattempo era stato nominato presidente del consiglio del re Carlo II. L’amico del filosofo è un fervente sostenitore dell’Exclusion Bill, una proposta di legge che avrebbe escluso il fratello del re dalla successione al trono.

Dall’esilio alla fama

Questa sua ferma posizione lo porta al declino negli ambienti reali inglesi, e sceglie così di scappare nei Paesi Bassi. Locke, a sua volta, va in esilio volontario in Olanda e lì diviene sostenitore di Guglielmo d’Orange. Torna nel Regno Unito nel 1689 in seguito alla vittoria olandese nella Gloriosa Rivoluzione e si mette al servizio della principessa Maria, moglie di Guglielmo III.  

In quel periodo la fama di Locke cresce, portandolo ad essere uno dei maggiori esponenti del nuovo regime liberale. Ricopre vari incarichi importanti, tra cui quello di consigliere per il commercio nelle colonie. In questo incarico tiene un atteggiamento tollerante rispetto alla schiavitù in America e, allo stesso tempo, trae cospicui profitti dalle azioni della Royal African Company, impegnata nella tratta degli schiavi.

Passa serenamente gli ultimi anni nel castello di Oates, presso il villaggio di High Laver, nell’Essex, dove muore e viene sepolto nel 1704.

Saggio sull’intelletto umano di John Locke: che cos’è la conoscenza?

John Locke è conosciuto come il padre dell’empirismo. Questa è la corrente filosofica secondo cui l’esperienza è la prima fonte di conoscenza. Essa, infatti, è limitata a tutto ciò che l’uomo percepisce attraverso i sensi, e ogni teoria o ipotesi deve poter essere confermata nel mondo esterno per essere ritenuta valida. Ne consegue che gli uomini non possono conoscere quello che va al di là della realtà esperibile.

Idee di sensazione e di riflessione

L’opera di Locke Saggio sull’intelletto umano parte proprio da questo presupposto. Nella sua opera, il filosofo infatti delinea il campo d’azione e di sviluppo della conoscenza e illustra come la ragione debba essere sempre guidata dall’esperienza.
Locke mostra come quelle da lui denominate idee semplici siano il primo materiale della conoscenza e sono il frutto della ricezione passiva di due tipi di realtà.

Le idee di sensazione nascono dalla ricezione, elaborata dai sensi, dei contenuti appartenenti al mondo e alle cose esterne: questo permette di assegnare alla realtà una serie di attributi. Le idee di riflessione, invece, hanno origine dalle sensazioni interne, come il pensare o l’essere felice, ma in ogni caso sono sempre collegato ad una sensazione esterna.

Contro l’innatismo delle idee

Per quanto queste riflessioni possano non sembrare così rivoluzionarie di per sé, lo sono nelle loro implicazioni. Locke, infatti, nega l’esistenza di idee innate, ovvero idee che tutti gli individui possiedono già dalla nascita, dato che ogni idea deriva sempre dall’esperienza. Non esiste quindi, per esempio, un’idea innata di Dio o di principi universali validi da sempre e per sempre.

Il filosofo inglese sostiene che l’accettazione dell’esistenza di idee innate privi dell’uso della ragione e del giudizio individuale. Questa privazione fa sì che gli uomini possano essere governati più facilmente da coloro che hanno l’abilità e il compito di essere le loro guide.

Ruolo attivo del soggetto conoscente

È importante sottolineare come il processo conoscitivo non si basi esclusivamente su una ricezione passiva delle cosiddette idee semplici. La nostra mente, una volta ricevuto il contenuto, ha il compito di organizzarlo e assemblarlo attivamente, e lo fa in due modi. Per primo, produce delle idee complesse, ovvero quelle che hanno origine dall’unione di più idee semplici. Inoltre, può creare idee generali: esse non sono altro che i nomi e i segni che assegniamo ad un insieme di cose specifiche.

Possiamo fare l’esempio dell’idea generale di uomo, che nasce dalla visione di più esseri umani (che costituiscono le idee complesse), in cui possiamo riconoscere caratteristiche simili (che sono le idee semplici). Tuttavia, si tratta di una convenzione, un modo per classificare e attraverso il quale possiamo leggere la realtà per rapporti di somiglianza.

Arrivare a una conoscenza

Per John Locke, la conoscenza vera e propria si realizza constatando la concordanza o la discordanza di due idee. I processi per il suo raggiungimento sono tre: l’intuizione, la dimostrazione e la sensazione attuale.

Con l’intuizione l’individuo realizza quasi istantaneamente la concordanza di due idee. La dimostrazione, invece, è un ragionamento concatenato di intuizioni collegate tra di loro (ovvero idee intermedie): l’obiettivo è stabilire un collegamento logico tra due idee inizialmente lontane tra di loro. Infine, la sensazione attuale è quella attraverso cui abbiamo la certezza che qualcosa esiste solo nel momento in cui possiamo farne esperienza diretta in un preciso frangente di tempo.

Esiste però un caso in cui la conoscenza dell’esterno smette di essere certa, diventando solo probabile. Questo avviene quando l’oggetto fonte della conoscenza non è percepito da me in quel dato momento: in quel caso la sua esistenza probabile viene testimoniata da un altro individuo in cui ripongo fiducia o dalla coerenza con la mia esperienza passata.

John Locke, padre del liberalismo

John Locke non è stato solo un eminente filosofo, ma anche un esperto di politica. Due sono le opere in cui ha delineato i suoi ideali, Due trattati sul governo e Lettera sulla tolleranza: in questi testi, il filosofo promuove i principi di libertà di tutti gli uomini e quello di tolleranza religiosa.

Locke immagina un ipotetico stato di natura nel quale tutti gli uomini esperiscono una condizione di profonda uguaglianza di diritti: tutti hanno il diritto alla vita, alla libertà e alla proprietà, ovvero il prodotto del proprio lavoro. Esiste, tuttavia, una legge di natura, ovvero la ragione, che limita i diritti alla singola persona: come dice il filosofo «essendo tutti uguali e indipendenti, nessuno deve danneggiare l’altro nella vita, nella salute, nella libertà e nella proprietà».

Potenzialmente, per John Locke la convivenza dapprima pacifica degli uomini potrebbe trasformarsi in una guerra. Ciò accadrebbe se qualcuno con la forza scegliesse di andare contro la legge di natura, violando i diritti altrui. Il modo per evitare questa deriva è creare uno stato civile che sia capace di salvaguardare i diritti dei suoi cittadini attraverso le leggi. Lo stato nasce dal consenso degli individui che lo compongono e diventa tutore della difesa della libertà umana.

Contrattualismo sociale

Locke mette subito in chiaro che lo stato non può avere un potere assoluto: non può esistere un uomo sovrano che privi tutti gli altri dei loro diritti naturali. Come nello stato di natura, la libertà, la proprietà e la vita non sono diritti concessi dal sovrano e di conseguenza non possono essere tolti in nessun modo.

La nascita dello stato è sancita da un accordo tra i cittadini e il sovrano. Se egli non rispetta la sua funzione di difensore dei diritti dei suoi cittadini e non si sottomette a sua volta alle leggi prestabilite, gli uomini hanno la facoltà di ribellarsi. Un altro aspetto fondamentale è il non intervento dello Stato nelle questioni religiose: Locke si fa portavoce dei principi di tolleranza e della libertà religiosa. Infine, è fondamentale che il potere legislativo e quello esecutivo non siano affidati alla stessa persona, bensì devono essere esercitati da individui o organi distinti, affinché possano controllarsi reciprocamente.

Grazie alla sua visione dello Stato come garante, attraverso le leggi, dei diritti dei cittadini, Locke viene considerato come il padre del liberalismo moderno.

Commenti