Antefatto: 

“A Hollywood, l’unica luce che può spegnersi è quella della scritta per colpa di un black-out”; il simpatico assioma fu pronunciato da James Dean mentre bruciava la sua gioventù a suon di Oscar e bicchierini, in risposta a un articolo del ‘Los Angeles Times’ che – in sintesi – accusava il cinema statunitense di produrre film senza alcun valore da ben cinque anni.

L’antefatto rispecchia perfettamente l’attuale situazione dei Los Angeles Lakers: cinque stagioni senza playoff. Un po’ troppo per chi è stato abituato a vincere da Mr. 100 punti Wilt Chamberlain, dall’Always Showtime e dal 24 in gialloviola che il 13 Aprile 2016 ha ringraziato e salutato il basket con sessanta punti a referto contro Utah. Insomma, la luce ha seguito il suo corso naturale: brillante, affievolita e infine spenta. In questa lunga sceneggiatura fatta di alti e bassi il director’s cut di Magic Johnson ha prodotto una delle sue battute migliori, uno spezzato di ‘C’era una volta in America’ con tanto di accusa e redenzione del protagonista: <<Se non porto un grosso Free Agent entro due anni, mi dimetto!>>. Sipario.
Qualcuno dei presenti ha sentito un applauso?

A questo punto gli esperti di cinema vi diranno che dopo un’ora e mezza di film giunge sempre il Deus Ex Machina a sbrogliare la matassa. Magic Johnson, da ottimo regista, ha riservato il meglio per il gran finale: l’errore di JR Smith contro i Warriors, il Salary Cup, il mancato rinnovo a Cleveleand e un ragazzo di 33 anni che ha cambiato il modo di vedere il basket: LeBron James… il Deus Ex Machina, appunto.
I titoli di coda del film con King James sul cartellone parlano chiaro: 154 milioni di dollari totali, Ovest fin troppo sbilanciata con Golden State, Houston e Oklahoma in testa, Gallinari e i suoi Clippers che si preparano a uno dei derby più emozionanti di sempre e una villetta a Brentwood da 23 milioni sul piatto.

Fine del kolossal: Magic rimane saldo al comando, una storia da correggere, il black-out terminato e le luci di Hollywood pronte a rischiarare L.A, sponda lago.
Sarà un successo al botteghino? Lo scopriremo solo quando il sogno diverrà realtà, James Dean docet. LeBron è pronto ad andare in scena e ai fan del NBA non resta che rubare la massima più famosa di quei signori sul grande schermo: Ciak, motore in campo, azione!

 

Bonus Track: 

Per vincere un premio Oscar, o un anello NBA, bisogna accompagnare un buon coprotagonista all’attore principale. L’opzione non rientra tra le frasi fatte del basket, ma quali sono i nomi da apporre in cima alla lista? Rajon Rondo, Michael Beasley e Lance Stephenson rappresentano un ottimo biglietto da visita per gli Academy Awards della palla a spicchi: i playoff; ma i tifosi dei gialloviolla (e gli amanti del vintage e degli amarcord) dovranno attendere le trade del 2019 per vedere di nuovo il loro roster competitivo. Il ricordo di Kobe e Shaq (ultimo titolo NBA dei Lakers, nde.) è ancora troppo fresco per non tentare un nuovo assalto al premio di ‘Miglior Film’ o, nel peggiore dei casi, a ‘Miglior Attore Protagonista’ e in quel caso LeBron James ha un buon repertorio da fornire alla giuria.

1 COMMENT

  1. Un articolo che riassume in maniera impeccabile, la storia recente di L.A. Lebron è la stella, indiscussa, ma ahimè non basta a far si che il segno si tramuti in realtà!

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