Il 29 aprile del 1770 il capitano James Cook, della Regia Marina Britannica, approdò in Australia nella Botany Bay, vicino l’odierna Sydney, con la sua nave Endeavour, a compimento del suo primo viaggio di esplorazione dell’emisfero australe. La baia fu chiamata Botany Bay, a ragione delle diverse specie di piante e animali scoperte nell’esplorazione dal botanico della spedizione, Sir Joseph Banks.

La vittoria sullo Scorbuto

Terra Australis Incognita

L’Australia è una terra abitata da più di 40.000 anni da popolazioni locali, giunte dall’Asia nel periodo delle glaciazioni. Fin dall’antichità, i greci e i latini avevano immaginato la presenza di un continente al di sotto dell’Europa, che avevano nominato ‘terra Australis incognita’. Il  primo esploratore europeo, l’olandese Willem Janszoon, giunse nel continente nel 1606. Bisognerà tuttavia aspettare il secolo successivo per l’avvio della colonizzazione inglese.

James Cook

James Cook entrò nella marina mercantile in adolescenza e, piuttosto tardi, all’età di 27 anni, si arruolò nella Regia Marina britannica. Fin da subito emersero le sue capacità di navigatore, ma soprattutto di topografo e cartografo. Qualità che spinsero l’Ammiragliato britannico a metterlo a capo della HME Endeavour, dandogli il compito di esplorare le terre nell’Oceano Pacifico, produrre cartografia e riferire delle scoperte. Le carte disegnate da Cook nei suoi lunghi viaggi furono le uniche a disposizione dei naviganti per più di duecento anni.

Il 26 agosto del 1768 Cook salpò con l’Endeavour alla volta di Capo Horn. Passato Capo Horn il 13 aprile 1769, giunse a Tahiti. L’incarico ricevuto dalla Royal Navy era quello di cercare la mitica ‘Terra Australis’ della quale non si aveva neppure la certezza dell’esistenza. Proseguendo nel suo viaggio, Cook il 29 aprile 1770 approdò a Botany Bay.

Non solo un esploratore

Ma James Cook non deve la sua fama solo alle esplorazioni e alla sua capacità di topografo e classificatore. Egli è il primo capitano che, a dispetto della lunghezza dei suoi viaggi, non ha mai perso neanche un uomo dell’equipaggio per lo ‘Scorbuto’.

Fino al 1400 la navigazione in mare era stata abbastanza limitata, soprattutto per le capacità tecnologiche delle navi, che non avrebbero potuto affrontare le grandi tempeste dell’oceano. Con la costruzione di navi più grandi e più resistenti e con la necessità di aprire nuove vie economiche, il quindicesimo secolo dà il via all’esplorazione del pianeta e ai lunghi viaggi in mare. A partire dalla scoperta dell’America.

L’incubo dello scorbuto

Le navi erano costruite interamente in legno, rese impermeabili con la pece, che le rendeva anche non traspiranti e umide. L’umidità era alla base dello sviluppo di muffe, con la necessità di trasportare cibi che potessero conservarsi, come carne salata, gallette, farina e acqua. La pece, inoltre, era particolarmente infiammabile, quindi in navigazione si poteva cucinare solo nella cambusa, e solo nei momenti di bonaccia. Potevano trascorrere anche parecchi mesi in cui i marinai non cucinavano e mangiavano i cibi così come erano conservati.

Dopo molti giorni in navigazione, i marinai iniziavano a sviluppare i sintomi dello Scorbuto. Debolezza, gonfiore degli arti, gonfiore e sanguinamento delle gengive, perdita dei denti, emorragie nasali ed ematomi, diarrea e alito cattivo. La morte poteva avvenire per una infezione, come la polmonite, o per un infarto, ma dopo giorni e giorni di sofferenza. Magellano perse per scorbuto il 90% del suo equipaggio durante la circumnavigazione del globo, dal 1519 al 1522.

L’intuizione della cura

Ci vollero tuttavia anni prima che qualcuno mettesse in relazione tale malattia con l’alimentazione. Nel 1747, il medico militare scozzese, James Woodal Lind, fece uno dei primi esperimenti ‘scientifici’ della storia. Prese dodici marinai affetti da Scorbuto e somministrò a sei di questi una dieta a base di frutta e verdura fresca, accorgendosi immediatamente del miglioramento rispetto ai sei di controllo. Passerà ancora molto tempo prima di scoprire la vitamina C.

Una mente brillante illumina ogni scienza

Nonostante la marina britannica accolse la correlazione tra alimentazione e scorbuto solo trent’anni dopo, James Cook, che aveva una esperienza di navigazione fin dalla giovinezza e che aveva visto morire i suoi compagni di scorbuto, impose al suo equipaggio una serie di regole di navigazione. I marinai dovevano mantenere un’igiene rigorosa, sia della nave che degli indumenti, dovevano nutrirsi con una adeguata quantità di agrumi e, quando questi non erano disponibili, dovevano mangiare crauti acidi, che Cook aveva fatto caricare tra le provviste della nave. Cook toccava terra ogni volta che poteva per rinforzare le provviste fresche. Anche se la dieta non accolse il favore dei marinai, quantomeno inizialmente, nessuno si sottrasse alle regole, che poi furono rispettate anche per il loro risultato strabiliante.

James Cook fu insignito della ‘Medaglia d’oro Copley’, il più antico e prestigioso premio della Royal Society, assegnato annualmente dal 1731 ad oggi per ‘rilevanti risultati conseguiti nella ricerca e nella scienza’, proprio per essere stato il primo ad aver sconfitto lo scorbuto nei lunghi viaggi in mare.

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