Ivan Goncharov: lo sguardo aperto di un uomo che dorme

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Ivan Goncharov

Ivan Goncharov nasceva il 18 giugno 1812. Il suo nome, probabilmente non sarà tra i più conosciti dal vasto pubblico e potrebbe essere poco familiare anche ai lettori più accaniti, a meno che non siano degli slavisti o degli appassionati di letteratura russa. Se Puskin è il “sommo poeta”, Dostoevskj il grande romanziere insieme a Tolstoj, Gogol il novellista e Cechov il grande drammaturgo, Goncharov è, per ogni russo, lo scrittore che meglio di ogni altro rappresenta l’anima e lo spirito della Russia.

Vita ed opere di Goncharov

La produzione letteraria e le informazioni biografiche su questo autore non sono molto ricche. Nato in una ricca famiglia, viene inizialmente educato dal padrino Nicola Tregubov che gli fornisce una prima educazione e stimola in lui l’interesse per il viaggio. Trasferitosi a Mosca nel 1831 viene subito in contatto con “il sole” Puskin ed altri autori come Lermontov, Turgenev e Cechov, che lo considererà “dieci teste al di sopra di lui”. Dopo una prima esperienza a bordo della Pallada, la fregata di cui racconterà i viaggi nel suo primo romanzo (La fregata Pallada) si trasferì a Pietroburgo dove cominciò a lavorare in un ufficio pubblico, dedicando il proprio tempo libero alla letteratura. Comporrà tre opere principali, “Una storia comune”, nel quale racconta il trasferimento del protagonista dalla campagna alla città, l’“Oblomov”, storia di un uomo che dorme ed in fine “Il burrone” con il quale racconta l’affrancamento dei servi dalla gleba.

Grande tra i grandi

Nella scrittura di Goncharov i protagonisti dei romanzi diventano simboli della Russia e la Russia un simbolo dell’umanità. Questa peculiarità della sua scrittura scaturisce dal ricco e dinamico ambiente culturale russo, che passava dall’”età d’oro” dei vari Puskin, Turgenev, Belinskij all’”età d’argento” di Gogol, Cechov e lo stesso Goncharov, ma anche dal particolare momento storico che la Russia si trova ad attraversare negli anni della maturità dello scrittore.

Contesto storico

Nasce nell’anno della campagna di Russia di Napoleone e pochi mesi prima dell’abolizione della servitù della gleba ad opera di Alessandro II, nel 1861 dà alle stampe “Oblomov” il suo romanzo più importante e rappresentativo. Il libro racconta la storia di un ricco proprietario terriero che sta semplicemente “dorme” per le prime 200 pagine del romanzo, mentre è costretto a trasferirsi e le sue tenute agricole vanno in rovina. Intorno al protagonista si muovono vari personaggi minori rappresentanti dei vari gruppi e dei vari ceti russi del tempo. Oblomov li osserva e giudica con aria di superiorità, minando alla base le posizioni dei singoli personaggi.

Oblomov

Tra i vari personaggi che circondano il protagonista emergono Tarenteev, che in vari modi prova a raggirarlo, Stol’c, l’amico tedesco, l’”anti-Oblomov”, che lo incoraggia all’azione e Ol’ga, la donna che farà rinascere il lui desiderio di vivere ed agire.
“Oblomov”, come ricordato poc’anzi, è il romanzo che meglio di altri rappresenta lo spirito russo, il rispetto dei servi per i signori (Zachar, il servo del protagonista, anticipa la figura di Firs ne “il giardino dei ciliegi” mostrando la nostalgia delle società gerarchiche spesso molto più forte nel servo che nel padrone), l’incapacità di stare al passo con i tempi, il carattere tipicamente reazionario delle rivoluzioni in questa nazione, l’ammirazione e la diffidenza nei confronti di tutto quanto venga dall’estero.

Una scena del film “Oblomov” di Nikita Mikhailkov

Misura di tutto e fine di nulla

Tutto questo accade nel libro in una continua sospensione del personaggio e della scena, la storia avanza, senza che nulla dall’esterno le faccia da coro greco e commenti i singoli momenti o giudichi i vari personaggi. L’unità di misura è tutta nella stasi e nell’interruzione di ogni gesto pensiero o giudizio rappresentato da protagonista. Oblomov diventa misura di tutte le cose e se per quasi tutto il libro egli appare come un essere infimo e nullo, simbolo perfetto di una società che non avanza né cambia in alcun senso, proprio cambiamento ed avanzamento vengono reinterpretati ed acquistano un nuovo valore e significato nelle ultime pagine, quando un rovesciamento quasi totale della prospettiva avviene dopo la morte del protagonista, dopo la “Fine del nulla”.

Epochè ed agapè

Oblomov diventa allora la rappresentazione più alta dell’epochè morale che si risolve nella più virtuosa forma di agapè. Il suo ritirarsi diventa un donare, il suo tacere un giudicare silenzioso, la sua assenza onnipresente, colloca le evanescenti ed emergenti figure che gli ruotano attorno nella loro più piena ed essenziale collocazione. l’impossibilità di riconoscere cosa sia giusto, i mille dubbi che accompagnano le sue valutazioni in merito ad ogni singola decisione o emozione provata (esemplare in questo caso quanto taciuto e quanto espresso nella lettera ad Ol’ga e la sua relazione con lei).

Primo motore immobile

La sua posizione diventa quindi quella di Dio, che dopo aver lavorato per sei giorni riposa e dedica a sé stesso il giorno dell’ozio, il giorno più importante. Una volta creato il mondo non resta niente di meglio da fare per il mondo stesso che contemplarlo, lasciare che si muova ed osservarlo, come un “primo motore immobile” da cui tutto scaturisce e che a tutto, anche a sé stessi, concede il più alto e nobile dei significati.

La Germania ed il resto del mondo

Rispetto a questo punto di vista, al di là di una prima impressione patetica che scaturisce dal protagonista, si vede come miseri e ridicoli si mostrino, invece, siano tutti gli altri personaggi. C’è chi si affanna in ufficio ed invidia chi non lavora, c’è il disoccupato che non arriva a fine mese e vorrebbe non smettere mai di lavorare, l’artista sublime che non vede quanto “l’arte sia completamente inutile”, chi “chiama Luigi Filippo per nome neanche si trattasse di suo cugino” (come avviene abitualmente oggi grazie a politici alla mano e social che riducono le apparenze nelle distanze sociali), c’è la Germania di Stol’c che dopo aver portato avanti una vita basata su crescita e produzione, mostra la miseria a cui si è ridotta e le rinunce che ha dovuto accettare, una Russia che unica nel suo essere com’è (“ti sembro come gli altri io?” chiederà ad un certo punto Oblomov al suo domestico Zachar), ci sono sevi che si lamentano di padroni che vorrebbero non andassero mai via anche perché “non si può trovare un padrone buono come questo”.

Weber e Simmel

Il rapporto con la cultura tedesca in questo testo è fortissimo. Non solo Stol’c sarà quello che muoverà gli eventi e ne correggerà i finali, ma egli rappresenta anche benissimo il pensiero di due grandi pensatori della cultura germanica, Simmel e Weber. Del primo riesce ad impersonare alla perfezione l’”individuo blasé”, perso e confuso dai mille impulsi della metropoli che immagina di guidare eventi dai quali è in realtà travolto, come l’ingranaggio di una macchina che deve continuare a girare per non fermare l’intero meccanismo a cui è legata. Egli rappresenta, inoltre, “l’etica protestante e lo spirito capitalistico” ed il legame che esiste, tra una certa formazione religiosa ed un certo modo di interpretare l’economia, come evidenziato da Weber, ma anche per sottolineare le differenze culturali e sociali tra la realtà tedesca e quelle dell’Europa orientale o meridionale, una differenza culturale questa che mostra due diversi modi di interpretare l’esistenza, più attiva l’una e più contemplativa l’altra.

Inerzia inquieta

In questa contemplazione della vita, in questo farsi riempire dall’esistenza si forma l’”oblomovismo”, termine coniato dalla critica del tempo per indicare l’arretratezza e la nolontà di avanzare del russo medio, ma che può anche rappresentare una forma di difesa contro ogni forma d’alienazione umana, come la moderna società capitalistica sembra fare. Non agire come unico antidoto alla perdita di coscienza della realtà, vivere quell’”inerzia inquieta” che hanno le anime che vivono profondamente ogni istante ed ogni esperienza o immagine del reale.

Altri Oblomov

Un atteggiamento questo che si trova in tantissime altre opere letterarie, dove il protagonista non agisce o dorme e sogna. Quasi contemporaneo dell’”Oblomov” è il “Barthleby” di Melville, storia di uno scrivano che non fa ripetere che “preferirebbe di no”, descrivendo in questo sintagma, come ricorda Deleuze, la fine delle azioni e l’apertura d’infiniti orizzonti d’azione; c’è l’ancora più classico Don Chisciotte, che immagina azioni che non compie ed è mosso da un’illusione di fare. C’è la triste e semplice vita de “l’uomo che dorme” di Perec, che chiaramente si ispira al protagonista di Goncharov. Estragone e Vladimir aspettano (e non agiscono) Godot/Oblomov nel loro fantasioso far nulla. Non agiscono tutti quegli uomini senza qualità, gli Hans Castorp persi in montagna, gli inetti sveviani.

Prospettive diverse

A rendere Oblomov diverso da questa folla di inoperosi è il suo essere nobile ad essere da una prospettiva classica in decadenza, ma non decaduto, di non essere la fine del percorso ma il suo avvio, non un problema ma una condizione, che solo il contesto intorno giudica negativamente, che solo l’assenza di coscienza, l’alienazione da sé, non consente di vedere come una soluzione.

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Sono Vittorio Musca, ho 39, sono originario di Torchiarolo, in provincia di Brindisi e vivo a Bologna anche se negli ultimi anni per studio o lavoro ho vissuto in Norvegia, Polonia, Repubblica Ceca e Germania. Ho conseguito due lauree. La prima in Scienze Politiche e la seconda in Lettere. Parlo inglese, italiano, spagnolo, tedesco e polacco. Mi piace leggere, prevalentemente classici della letteratura e della filosofia o libri di argomento storico, suono il clarinetto e provo, da autodidatta ad imparare a suonare il piano. Mi piacciono il cinema ed il teatro (seguo due laboratori a Bologna). Ho pubblicato un libro di poesie, "La vergogna dei muscoli, il cuore" e ho nel cassetto un paio di testi teatrali e le bozze di altri progetti letterari. Amo viaggiare e dopo aver esplorato quasi tutta l'Europa vorrei presto partire per l'Africa ed il Sud Est asiatico, non appena sarà concluso l'anno scolastico, essendo al momento impegnato come insegnante. I miei interessi sono vari (dalla letteratura alla politica, dalla società al cinema, dalla scuola all'economia. e spero di riuscire a dedicarmi a ciascuno di essi durante la mia collaborazione con peridicodaily.

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