IUS CULTURAE

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Ius Culturae

DALLO IUS SOLI ALLO IUS CULTURAE. L’INTERROGATIVO SULLA CITTADINANZA ITALIANA PER TUTTI I BAMBINI “NON ITALIANI” MA NATI E CRESCIUTI NELLA PENISOLA

Come potrebbe un bambino, nato e cresciuto in Italia, acquisire la cittadinanza italiana? Questo è il quesito a cui dovrebbe dare una risposta lo Ius Culturae.

Domani, Giovedì 3 Ottobre, la commissione Affari costituzionali della Camera riprenderà la questione sulla concessione della cittadinanza italiana. Inizialmente la proposta fu presentata da Laura Boldrini e fu conosciuta come Ius Soli; la commissione Affari costituzionali però oltre alla legge presentata dalla Boldrini ha dovuto prendere in esame un’altra proposta firmata dalla deputata di Forza Italia, Renata Polverini, lo Ius Culturae. Entambi le bozze legislative prevedono una riforma delle modalità di acquisizione della cittadinanza, attualmente regolata da una legge basata esclusivamente sul principio dello Ius Sanguinis.

Diverse forze politiche, esponenti dell’opinione pubblica e in modo particolare tutti i diretti interessati ovvero tutti quei minorenni che vivono, sono e agiscono in Italia ma non sono riconosciuti giuridicamente come italiani, chiedono al nuovo governo l’introduzione di una legge che tenga veramente conto della necessità di acquisire la cittadinanza. Per il leader del M5S, Luigi Di Maio, la questione non è una priorità, una buona fetta del PD sembra condividere il pensiero del pentastellato mentre la destra estrema, Lega e FDI, è contraria alla legge.

LA LEGGE SULLA CITTADINANZA

L’ultima legge sulla cittadinanza risale al 1992 e si fonda sullo Ius Sanguinis. Questa norma legislativa prevede tre modalità per l’acquisizione della cittadinanza italiana: per naturalizzazione, per matrimonio e infine per nascita (se si ha almeno un genitore italiano). Nel primo caso la cittadinanza viene concessa dopo dieci anni di residenza sul territorio nazionale, nel secondo caso la cittadinanza è riconosciuta al “non cittadino italiano” che sposa un cittadino italiano dopo una residenza di due anni dal matrimonio. Nel terzo caso non si parla di concessione poichè la cittadinanza viene automaticamente riconosciuta. Lo Ius sanguinis però impone un limite: se il minore è nato in Italia ma i genitori non sono cittadini italiani, il figlio non acquista la cittadinanza italiana ma può diventare “italiano” solo dopo aver compiuto i diciotto anni e solo se dimostra di essere stato residente in Italia “legalmente e ininterrottamente”.

Lo Ius sanguinis è una legge inaccettabile perchè priva la cittadinanza a tanti bambini e bambine che sono nati in territorio italiano e che sarebbero italiani a tutti gli effetti. Nel 2015 la Camera approvò una riforma che avrebbe dovuto cancellare i vincoli dello Ius sanguinis e favorire la concessione della cittadinanza ai minori presenti sulla penisola. La riforma si componeva di due nuove modalità: lo Ius soli temperato, diritto legato al territorio ossia il diritto di avere la cittadinanza di uno stato per chi nasce in quello stato, e lo Ius culturae, diritto legato all’istruzione, diritto di acquisire la cittadinanza per tutti i bambini residenti in un territorio sino al compimento del ciclo della scuola primaria. Il Senato non approvò mai quella legge.

Oggi dello Ius soli resta solo il ricordo della possibilità di una sua attuazione e le forze politiche sembrerebbero più aperte allo Ius culturae. Ma al di là delle modifiche della legge, la questione cittadinanza resta un elemento giuridico importante a cui si presta ancora poca attenzione.

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